In attesa dei corridoi verdi gli agricoltori si attrezzano da soli

La ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova assicura che i corridoi verdi presto saranno attivi. Ma il tempo stringe e alcuni agricoltori si attrezzano da soli con voli dal Marocco e dall'Ungheria

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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I lavoratori stranieri sono essenziali in molti comparti, dall'orticoltura alla viticoltura (Foto di archivio)
Fonte foto: © francis bonami - Fotolia

La ministra Teresa Bellanova ci tiene a rassicurare gli agricoltori italiani: "Stiamo lavorando perché si concretizzino i corridoi verdi richiesti da Coldiretti e dalle altre associazioni", ha dichiarato la titolare del Mipaaf durante una intervista ad Agorà. "Anche organizzare i voli charter non è una cosa facile e soprattutto dobbiamo sapere che queste persone quando arrivano in Italia devono arrivare in condizioni di sicurezza e devono essere sottoposte a quarantena attiva".

Nelle nostre campagne mancano circa 370mila lavoratori stagionali (dati Coldiretti) che ogni anno arrivano in maniera legale nel nostro paese per lavorare presso le aziende agricole nostrane. Manodopera necessaria a rifornire la filiera alimentare, soprattutto del fresco, che oggi invece soffre per la mancanza di lavoratori.

Per cercare di tamponare la situazione e per 'dare dignità' alle persone la ministra Teresa Bellanova, che è stata sindacalista della Flai-Cgil, ha ottenuto di inserire nel decreto Rilancio la regolarizzazione di un numero imprecisato di lavoratori irregolari, oggi impiegati in nero in campagna e sfruttati dai caporali. Un provvedimento che tuttavia non ha soddisfatto le aspettative delle Organizzazioni professionali, che invece chiedevano la realizzazione di corridoi verdi e il ripristino dei voucher.

I corridoi verdi servono appunto a far arrivare da altri paesi Ue, quasi esclusivamente dall'Est, quei lavoratori che ogni anno, da anni, vengono in Italia per lavorare nelle aziende. I secondi invece servirebbero ad agevolare l'assunzione di manodopera italiana. Ma per i sindacati i voucher sono uno strumento sbagliato, in quanto già oggi il Contratto nazionale dell'agricoltura prevede forme di assunzione semplificate.
   

Il caso Martin Foradori Hofstätter

E così, mentre si aspetta che il Governo finalizzi i corridoi verdi con l'Est Europa (Romania e Bulgaria in primis), gli agricoltori fanno da soli. Già, perché i tempi si allungano e in campagna c'è bisogno di manodopera subito. E così la rinomata Tenuta Hofstätter, in Alto Adige, ha mandato un jet privato per prelevare otto lavoratrici romene bloccate al confine con l'Ungheria.

L'imprenditore altoatesino, che produce vini di fascia alta, non voleva infatti rinunciare alle sue braccianti. Persone fidate, che conoscono il lavoro, essenziali per produrre vini di qualità. E così dopo giorni di pastoie burocratiche, di tira e molla con le guardie di frontiera, ha deciso di tagliare la testa al toro e di pagare di tasca sua il biglietto su un jet privato.

Un biglietto, questa volta su un più modesto charter, lo hanno pagato volentieri quaranta aziende agricole del Fucino (più una di Vicenza) per fare arrivare dal Marocco 248 braccianti. Grazie all'intervento di Confagricoltura L'Aquila e al sostegno dell'Ambasciata italiana in Marocco, con 425 euro di biglietto aereo gli imprenditori agricoli si sono tolti il pensiero.

Il punto fondamentale, che tanti non addetti ai lavori non comprendono, è il vincolo di fiducia che lega l'imprenditore e il bracciante. Si tratta infatti di persone che conoscono l'azienda, il lavoro, che sono autonomi in ogni fase della giornata e che negli anni sono diventati persino 'parte della famiglia' dell'agricoltore.

Di lavoratori italiani provenienti da altri comparti (camerieri, piastrellisti, impiegati, etc.) le aziende agricole ne hanno impiegati molti in queste settimane. Ma come ha riferito Hofstätter "chi abbiamo ingaggiato per fare una prova dopo due ore se ne è andato 'perché il lavoro era troppo faticoso'".
   

L'impegno del Governo e della Commissione europea

La questione corridoi verdi si inserisce in un quadro più ampio che vede gli Stati nazionali rivendicare il diritto di chiudere le frontiere per tutelare la salute pubblica. Un diritto riconosciuto da Schengen, ma che la Commissione europea auspica venga conciliato con l'esigenza di far spostare lavoratori all'interno dell'Unione.

In una nota del 30 marzo scorso infatti "la Commissione esorta gli Stati membri a stabilire procedure specifiche, rapide e semplici per garantire a tali lavoratori transfrontalieri un passaggio agevole, compreso uno screening sanitario proporzionato".

L'esecutivo europeo infatti sottolinea che "per quanto riguarda i lavoratori stagionali, in particolare del settore agricolo, gli Stati membri sono invitati a scambiarsi informazioni sulle loro diverse necessità a livello tecnico e a stabilire procedure specifiche per garantire il passaggio agevole di tali lavoratori, al fine di poter rispondere alle carenze di manodopera causate dalla crisi".

Se dunque Bruxelles spinge per garantire il movimento dei lavoratori, dall'altro lato alcuni Stati nazionali, come ad esempio l'Ungheria o l'Austria, non vogliono sentire ragioni. Una caparbietà che non solo rischia di mettere in crisi migliaia di aziende agricole, ma che mina alle fondamenta anche il concetto stesso di Unione europea.
 

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: unione europea lavoro agricolo

Temi caldi: Coronavirus

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