Covid-19: manodopera, un'incognita pesante

Un'emergenza nell'emergenza: l'attuale situazione sanitaria sta mettendo in luce che l'agricoltura italiana dipende dalla manodopera straniera. Ma se da un lato quest'ultima manca, dall'altro c'è il problema opposto. L'analisi da Nord a Sud

Barbara Righini di Barbara Righini

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Molto sentito è anche il problema degli alloggi e della quarantena (Foto di archivio)
Fonte foto: © nick barounis - Adobe Stock

"In pochi giorni la situazione si è ribaltata: fino a qualche giorno fa avevamo paura di non riuscire a reperire la manodopera necessaria per le operazioni nei campi, la raccolta ma anche il diradamento, ora non sappiamo come impiegarla". A parlare è Aristide Castellari, vicepresidente della cooperativa agricola Agrintesa e imprenditore agricolo lui stesso.

Mentre tutta Italia sta vivendo l'emergenza manodopera agricola, con il coronavirus mancano all'appello migliaia di stagionali stranieri, ma in Romagna la situazione è opposta: il punto sono le gelate di fine marzo/inizio aprile, che hanno causato un danno importante sulle drupacee soprattutto.
"Il nostro problema - ha continuato Castellari, durante una nostra intervista telefonica - è che non sappiamo come impiegare la nostra manodopera fidelizzata ma non possiamo abbandonarli. Sono stagionali, soprattutto rumeni e albanesi ma anche ghanesi. Lavorano con noi da anni, abbiamo fatto fare loro corsi, sono specializzati e vivono stabilmente qui, in Romagna, con le famiglie. Siamo molto preoccupati, il rischio è che, se quest'anno non li fai lavorare poi, il prossimo anno, chissà se li avremo ancora a disposizione".

Al momento non c'è ancora una stima ufficiale del danno causato dal gelo sulle drupacee in particolare, ma Castellari, secondo sue stime personali, è pessimista: "Per quanto riguarda le drupacee l'80-90% del raccolto è perso. Per i kiwi siamo intorno al 50%. Personalmente, nella mia azienda, lavorano abitualmente sei operai agricoli, credo che, al massimo, avrò bisogno di due persone".

Situazione simile a Vignola, in Emilia: "Non sappiamo ancora esattamente di quanta manodopera avremo bisogno" ha raccontato ad AgroNotizie Walter Monari, direttore del Consorzio ciliegia di Vignola Igp. "La conta dei danni, viste le gelate, non è ancora definitiva. Avremo sicuramente bisogno di manodopera, la raccolta inizia a metà maggio e abbiamo 600-700 ettari da raccogliere per quattrocento aziende totali. Il tempo stringe perché c'è da calcolare che le persone che dovessero arrivare da fuori, dovranno senza dubbio fare la quarantena. Io ho una mia, personale opinione: bisogna utilizzare manodopera che sia già sul territorio, italiana o straniera che sia. In particolare abbiamo un buon bacino, ci sono tutte le persone che percepiscono il reddito di cittadinanza. Che si rendano disponibili a lavorare nei campi".
 
Il Mipaaf sta lavorando intensamente per portare a casa un accordo con la Romania (dalla Romania infatti arriva il maggior numero di stagionali addetti alla raccolta di frutta e verdura), dopo che l'Unione europea ha dato il via libera al 'corridoio verde' per i lavoratori agricoli che così sono stati parificati a quelli del settore sanitario. La clessidra del tempo a disposizione intanto scorre, ma l'emergenza Covid-19 ha messo in evidenza un nervo scoperto dell'agricoltura italiana: la dipendenza dalla manodopera straniera.

"E' un problema che stiamo affrontando già da qualche anno" ha raccontato, sempre durante un'intervista telefonica ad AgroNotizie, Matteo Scandola, direttore del Consorzio piccoli frutti, Aurora fruit (150 ettari di lamponi, more, mirtilli e fragole fra Veneto e Trentino Alto Adige). "Il flusso di polacchi si è quasi fermato, hanno avuto un certo sviluppo economico in Polonia e non vengono più. Anche i rumeni arrivano meno, manca comunque personale, anche in tempi normali. L'ideale sarebbe riattivare il flusso di lavoratori extracomunitari che avevamo con il decreto Flussi (il decreto è emesso comunque ogni anno, ma i lavoratori extracomunitari autorizzati a entrare in Italia, con la sponsorizzazione di un'azienda, sono sempre meno. Nel 2019 sono stati autorizzati 18mila ingressi che fanno riferimento però a entrambi i settori, agricolo e turistico. Nel 2006 erano stati invece autorizzati 50mila. Per il 2020 si è ancora in attesa del decreto Flussi, Ndr)".

La raccolta dei piccoli frutti sta per cominciare, che assieme alle ciliegie sono le prime colture ad avere bisogno di manodopera, e gli imprenditori agricoli pongono problemi pratici: "Siamo decisamente preoccupati - ha detto ancora Scandola - i margini sono stretti. In tempi normali lavoriamo sempre con la stessa manodopera, sono lavoratori che sono con noi da venti anni, soprattutto rumeni, e che tornano ogni anno per lavorare nelle stesse aziende. La raccolta dei piccoli frutti è delicata, per insegnare a un operaio a raccogliere i lamponi in maniera corretta ci vuole una stagione intera, per le fragole ci vogliono quindici giorni. All'inizio della raccolta, i nuovi lavoratori sono normalmente affiancati da quelli che hanno esperienza e, durante quei giorni, sei in perdita. Non possiamo permetterci il 100% di manodopera nuova, al massimo un 20-30%".

Di necessità, però, si fa virtù ed Aurora fruit è impegnata, in questi giorni, a rispondere a tutti coloro che chiedono di lavorare. L'offerta c'è ma ci sono problemi pratici: "Ci stanno chiamando anche molti italiani, la voce sta correndo sui social e ci chiamano in tanti. Il punto è che chi è in cassa integrazione, perché la sua azienda è chiusa, non rinuncia alla cassa per lavorare con noi. Se poi riparte l'azienda dove sono assunti? Che si fa? Torneranno a lavorare dove sono assunti e noi restiamo senza manodopera. Stesso discorso per chi è in ferie. Gli unici che possiamo assumere in tranquillità sono coloro che sono a casa perché lavoratori del settore turistico. In molti sono rimasti senza lavoro e senza cassa integrazione, sono quindi disponibili a fare la stagione da noi, ad oggi non si sa quando alberghi e ristoranti potranno ripartire. Ci sono poi gli stranieri che, dopo la fine della stagione turistica in montagna, sarebbero ripartiti. Le frontiere sono però chiuse e quindi ci stanno chiamando".
 
Per quanto riguarda gli alloggi degli stranieri che non sono stabilmente sul nostro territorio e che potrebbero arrivare si pone un altro problema: "Senza dubbio - continua Scandola - dovremo far fare loro la quarantena prima che possano iniziare a lavorare. Ecco perché i margini sono veramente stretti".

Il problema degli alloggi e della quarantena è molto sentito anche in Piemonte. AgroNotizie si è messa in contatto con Domenico Paschetta, presidente dell'Op Ortofruit Italia. In Piemonte il mirtillo ha conosciuto un boom negli ultimi anni e l'Op rappresenta circa 70 ettari. L'organizzazione è anche specializzata in lamponi, tutte colture che richiedono tantissima manodopera quando è il momento della raccolta. "La situazione è difficile, in questi anni, in provincia di Cuneo, sono stati assunti circa 10mila stagionali, il 90% sono stranieri. Purtroppo si sono sommate diverse situazioni - ha detto Paschetta - che rendono difficile reperire la manodopera. Il flusso con l'Albania è fermo, non c'è ancora il decreto Flussi. Il decreto Sicurezza (poi convertito in legge) ha di fatto reso clandestini molti dei lavoratori che arrivavano dall'Africa e che si potevamo assumere come stagionali, ora non possiamo più fare loro un contratto. E adesso c'è la questione Covid-19, lavoravamo con ragazze cinesi, ma sono spaventate e al momento non si stanno rendendo disponibili. Per quanto riguarda la questione alloggi: c'erano alloggi messi a disposizione dai comuni, oltre a quelli delle aziende, per ospitare tutti i raccoglitori che arrivavano in questo periodo. Con l'emergenza coronavirus vanno mantenute le distanze, sicuramente dovremo fare la quarantena. La soluzione migliore sarebbe impiegare manodopera del posto, che abbia una propria residenza. Dal punto di vista normativo servirebbero flessibilità e strumenti per poter reclutare chi è in cassa integrazione o studenti o chi percepisce il reddito di cittadinanza".

E al Sud come va? Lì è iniziata la raccolta delle fragole. Per capire come si siano organizzati, noi di AgroNotizie ci siamo messi in contatto con Antonio Rubolino, responsabile della cooperativa agricola Apofruit per il Sud Italia. "Per ora reggiamo - ha detto proprio Rubolino - la preoccupazione è per quando, oltre alla raccolta delle fragole che entrerà nel pieno, inizieranno le operazioni di diradamento delle drupacee. Si stanno raccogliendo le fragole nella zona del Metapontino (Basilicata). La manodopera per la raccolta arriva soprattutto dalla Puglia e dalla Calabria, normalmente le aziende organizzano autobus e minivan che vanno avanti e indietro dalle zone di residenza, ogni giorno. Per poter essere a norma, viste le distanze necessarie per prevenire la diffusione del coronavirus, le aziende hanno dovuto raddoppiare almeno la disponibilità di autobus, il costo di trasporto è enormemente aumentato. Fortunatamente la raccolta è scaglionata, non tutte le fragole stanno maturando contemporaneamente. Il vero problema sarà fra venti giorni. Ancora non c'è il decreto Flussi, ci saranno da raccogliere le ortive e da pensare alle drupacee. Oggi lavoriamo con manodopera locale, ma a brevissimo non basterà più".
 

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: frutticoltura maltempo drupacee piccoli frutti lavoro agricolo

Temi caldi: Coronavirus

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