Calabria, frutta svenduta e aziende sull'orlo della crisi

La denuncia di Coldiretti: nella Piana di Sibari albicocche e pesche pagate ai produttori a 25 centesimi al chilogrammo, mentre le nettarine spuntano 30 centesimi

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Albicocche mature pronte per essere colte: nella Sibaritide la produzione complessiva di frutta fresca estiva è stimata in 500mila quintali all'anno
Fonte foto: © Coldiretti Calabria

All’avvio della campagna di raccolta e vendita delle drupacee - albicocche, pesche e nettarine - è difficile la situazione di mercato nelle zone di produzione della Calabria e prevalentemente nell’area della Sibaritide – altrimenti conosciuta come Piana di Sibari, ben 180 chilometri quadrati compresi tra il monte Pollino e l’altipiano della Sila nell’Alto Ionio cosentino.

Qui la frutticoltura rappresenta il fulcro di una economia per molte famiglie e sviluppa un consistente indotto. “Ma se i prezzi corrisposti al produttore sono così bassi, che non coprono nemmeno i costi di produzione, e alti al dettaglio, in particolare nella Gdo – esordisce Antonio Genovese, presidente della cooperativa I Campi del Sole e della Coldiretti di Castrovillari diventa quasi impossibile aiutare il proprio territorio garantendo occupazione, standard di qualità elevati e rispetto delle regole, che per noi – precisa – sono un fattore irrinunciabile perché produciamo un’eccellenza che al primo posto mette l’etica: questo dovrebbe essere un valore aggiunto che il mercato deve riconoscere”.

“Oggi – afferma ancora Genovese – le albicocche e le pesche vengono pagate al produttore tra i 25 ed i 30 centesimi al chilogrammo e le nettarine 30-35 centesimi, il margine per coprire i costi di produzione non esiste e l’intero comparto, che nella Sibaritide si sviluppa su oltre 2000 ettari con una produzione di circa 500mila quintali, è in crisi”.

Genovese fa notare: Il prodotto è ottimo, ma non veniamo ripagati dei sacrifici che facciamo e delle difficoltà sempre più frequenti che viviamo per contrastare le avversità atmosferiche, prima freddo e ora caldo, che con professionalità e impegno abbiamo saputo gestire per mantenere inalterata la qualità".
"A tutto questo
– prosegue – si aggiunga la concorrenza sleale di alcuni paesi europei in cui vige di fatto ancora la legge del Far West”.

“Nei campi in crisi è deflazione" sottolinea in una nota Coldiretti Calabria.
“Il mercato è anche saturo di prodotto estero, proveniente soprattutto dalla Spagna e dal Marocco dove i costi di produzione sono più bassi - spiega Franco Aceto presidente di Coldiretti Calabria – e vi è il fondato sospetto che la Spagna, che non ha una super produzione, effettui, con poco lavoro e niente rischi, una sorta di triangolazione immettendo sul mercato tanto prodotto di altri paesi extraeuropei”.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Coldiretti Calabria

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Tag: frutticoltura import/export prezzi mercati

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