Voglia di bio… anche a Roma

Confagricoltura di Roma, Aiab e Consorzio Cisa, lo scorso 18 marzo 2016 presso la sede di Eataly, hanno organizzato un convegno dedicato all’agricoltura biologica e al suo sviluppo

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La Regione Lazio si colloca al terzo posto per superfici investite a bio (19%). Primi due posti occupati da Calabria (30%) e Sicilia (22%)
Fonte foto: © monticellllo - Fotolia

Si è svolto venerdì 18 marzo 2016 nella sede di Eataly, un’iniziativa organizzata dalla Confagricoltura di Roma, Aiab e Consorzio Cisa, che ha avuto come focus l’agricoltura biologica, sempre più stimolante nel mercato agroalimentare anche romano, e lo sviluppo di nuove aziende che vogliono intraprendere il metodo biologico.

Tra le diversificate tematiche da trattare, particolare attenzione è stata data all’analisi del mercato del bio, alle tendenza dell’innovazione e della ricerca nel settore, alle esperienze nel territorio romano ed al futuro dell’agricoltura biologica in generale.

Tra gli altri, sono intervenuti il presidente di Confagricoltura Roma Claudio Destro, il presidente dell’Aia Vincenzo Vizioli e il presidente del Consorzio Cisa Alberto Clementelli.

Destro ha ricordato come le superfici investite a bio nel Lazio siano il 19% della Sau complessiva, con la Regione che si colloca al terzo posto dopo la Calabria (il 30% della Sau è destinato a coltivazioni biologiche) e la Sicilia (22%). Ci sono dunque margini di crescita che le aziende agricole romane e laziali vogliono cogliere.

“Il successo che registra il bio in questo momento - ha affermato Destro - scaturisce dall’andamento positivo della domanda di prodotti biologici nel nostro territorio: Confagricoltura di Roma, al fine di incentivare anche lo sviluppo del settore, vuole impegnarsi nell’organizzazione della filiera per accorciarla, ma allo stesso tempo renderla adeguata agli standard della Gdo.

“Lavoreremo in sintonia con le forze che condivideranno il progetto - ha proseguito il presidente di Confagricoltura Roma - per diffondere la conoscenza del fenomeno bio verso i consumatori, gli operatori del mercato e, in particolar modo, verso le istituzioni per valorizzare il significato sociale del biologico e l’aspetto ambientale che è legato non solo al prodotto, ma anche all’applicazione del metodo”.

Le conclusioni sono state date dall’assessore regionale all’Agricoltura Carlo Hausmann che ha sottolineato come sia “interessante la strategia che si sta utilizzando per la diffusione del bio: non più cattedrali nel deserto, ma capillarità nei punti strategici dei centri cittadini. Il biologico ha un grosso potere evocativo, fattore di distinzione. Penso al mix di prodotti e sevizi nel quale le aziende devono tornare ad essere protagoniste”.

“Abbiamo sollecitato l’assessore - ha concluso Destro - sull’opportunità del sostegno al settore bio e, in generale, sull’agricoltura sostenibile, nonché sulle esigenze di ricerca, sperimentazione e innovazione di cui il settore ha grande bisogno per elevare i consumi e le risposte sul mercato in modo determinante per il decollo dell’agricoltura biologica”.

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