Lombardia, "Urgente la revisione della legge sul territorio"

Abia-Confai affronta il problema del consumo di suolo agricolo in bergamasca. Il presidente Leonardo Bolis: "Positivo l'impegno della Regione, ma occorre una maggiore analisi delle ricadute sui territori provinciali"

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In bergamasca persi quasi 23.000 ettari di superficie agricola dal 2000 ad oggi
Fonte foto: © Claudio colombo - Fotolia

"Di fronte alla perdurante crisi del settore primario, diventa urgente la revisione della legge regionale sul territorio, intesa quale strumento essenziale per evitare un ulteriore depauperamento del fattore terra, principale strumento di produzione per l’attività agricola".
E' questa la valutazione contenuta in un documento elaborato dall’Osservatorio economico di Confai Academy per conto di Abia, l’associazione bergamasca dei contoterzisti agrari, sul consumo di suolo agricolo in bergamasca e gli strumenti per arginarlo.

Dal 2000 ad oggi la provincia di Bergamo ha perso quasi 23.000 ettari di superficie agricola, l’equivalente di oltre dieci campi da calcio al giorno" riporta Enzo Cattaneo, in veste di segretario generale di Confai Academy.

Per Abia-Confai è giunto il momento di trovare rimedi risolutivi a tale situazione: Leonardo Bolis, presidente di Abia-Confai, sottolinea l'importanza di affermare una cultura della gestione del territorio rispettosa delle esigenze dell’agricoltura e della qualità della vita dei cittadini, cultura che è ancora assente.

Per questo l’associazione che riunisce imprenditori agromeccanici e agricoli sottolinea la necessità di pervenire rapidamente ad una revisione della Legge urbanistica regionale n. 12 del 2005, nota anche come ‘legge sul territorio’, in riferimento alla quale l’amministrazione regionale lombarda ha recentemente avviato un processo consultivo con le parti economiche e sociali.

Positivo, secondo Abia-Confai, l'impegno della Regione Lombardia nell’aver avviato le consultazioni in vista di una prossima rivisitazione della normativa, "ma – osserva Bolis – occorre che le istituzioni si impegnino in una maggiore analisi delle ricadute sui territori provinciali. Nel caso del territorio bergamasco, ad esempio, molto ci si aspettava dalla definizione dei cosiddetti ‘ambiti agricoli strategici’ come strumenti per porre uno stop definitivo al consumo di terreni agricoli, ma la durata pluriennale dell’iter amministrativo nella nostra provincia ha reso lettera morta la sostanza di una norma di per sé positiva”.

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