Il pistacchio è coltivazione importante per la Sicilia, e per la Provincia di Agrigento in particolare, grazie alla rilevanza economica che riveste. In base ai dati Istat del 2007 gli ettari coltivati erano 3.665 per una produzione di 27.760 quintali: un valore che incide per l’1,4% dell’intera produzione di frutta secca siciliana. Recentemente però questa coltivazione ha subito una contrazione a causa dell’attacco di alcuni parassiti e di tecniche di coltivazione non adeguate. Questo ha portato la ricerca scientifica ad eseguire diversi studi, i cui risultati sono stati presentati durante un incontro dal titolo La coltura del pistacchio in Sicilia’. Tale manifestazione, organizzata dalla Sezione Sud-Ovest dei Georgofili, si è tenuta nella giornata di mercoledì 16 maggio presso l'Aula Consiliare del Comune di Raffadali (Agrigento). ?I relatori intervenuti sono stati: Tiziano Caruso con ‘Le peculiarità bioagronomiche e le prospettive di sviluppo’,? Santi Longo con ‘I fitofagi del pistacchio’, ?Pompeo Suma con ‘Un nuovo Spermocarpofago (Eurytoma plotnikovi) parassita del pistacchio nella Valle dei platani’.

 

Le innovazioni in arrivo

Le relazioni hanno hanno evidenziato come i principali impianti di pistacchio siciliano siano caratterizzati da lungo periodo improduttivo, bassa produttività e alternanza di produzione. Questi ed altri problemi agronomici dissuadono gli imprenditori agricoli siciliani dall’intraprenderne la coltura. Oggi però grazie all’introduzione di alcune innovazioni vivaistiche ed agronomiche è possibile attenuare il fenomeno di scarsa e alternata produzione, costituendo i presupposti per il rilancio della pistacchicoltura in Sicilia (anche se dovrà avvenire in aree irrigue e meccanizzabili).

Le principali innovazioni risultano essere: disponibilità di nuovi portinnesti (P. integerrima, P. atlantica e ibridi tra le due specie), sviluppo di tecniche vivaistiche che consentono di utilizzare piante innestate, la selezione d’impollinatori con fioritura contemporanea rispetto alle cultivar femminili, l’adozione di nuove tecniche colturali.

Una nota positiva è costituita dalla crescente domanda dei mercati europei di frutti pelati, farine e creme, ottenibili dalle produzioni siciliane grazie al colore verde dei cotiledoni. Anche l’indeiscenza dei frutti è da considerare positivamente perché evita l’infezione di Aspergillus spp e la conseguente produzione di aflatossine, fortemente cancerogene.

 

Nuove malattie parassitarie

Capitolo interessante riguarda la difesa del pistacchio. Delle oltre 100 specie d’insetti e acari conosciute al mondo come potenzialmente dannose su questa cultivar, solo 4 fino a poco tempo fa erano conosciute dai pistacchicoltori siciliani: lo xilofago Scolitide (Hylesinus vestitus), il Verme del pistacchio (Megastigmus pistaciae), la Tignola delle foglie (Teleiodes decorella) e qualche cocciniglia (Saissetia oleae, Ceroplastes rusci e Melanaspis  inopinata). Recentemente nei pistacchieti della valle del Platani, in provincia di Agrigento, è stata riscontrata la diffusione, in forma altamente infestante, di una seconda specie spermocarpofaga (Eurytoma plotnikovi) da tempo nota in Oriente, in altri Paesi del Bacino mediterraneo e in California, dove arreca gravi danni alle produzioni, variabili dal 40 al 100%. Nell’ambito di uno specifico progetto di ricerca sono in corso di svolgimento in Sicilia indagini sulla diffusione e sulla bio-ecologia del nuovo infestante finalizzate all’acquisizione delle conoscenze utili per effettuare razionali interventi di lotta che minimizzino gli effetti secondari sulla biocenosi del pistacchieto.