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Progetto Trentino frutticolo sostenibile, il programma 2018

Apot: la campagna 2018 si presenta molto impegnativa e ricca di nuovi progetti. In programma la seconda edizione del Bilancio sulla sostenibilità con nuovi capitoli

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Progetto Trentino frutticolo sostenibile è un'iniziativa nata nel 2016

Le attività 2018 previste nell’ambito del Progetto Trentino frutticolo sostenibile sono state rese note da Apot, l’Associazione produttori ortofrutticoli trentini. L'iniziativa, nata nel 2016, rende periodicamente pubblici, per una volontà di condivisione e informazione, i programmi e i risultati perseguiti dal sistema frutticolo trentino in un’ottica di sostenibilità. Molteplici gli obiettivi di questa nuova campagna, sostenuti dai positivi esiti ottenuti lo scorso anno nell’applicazione dei disciplinari di produzione integrata, obbligatori e volontari.
 
Si completerà l'analisi e  certificazione della biodiversità dei suoli trentini coltivati a frutta diversa dal melo. L’indagine finalizzerà ulteriormente la certificazione della biodiversità dei suoli coltivati a melo, concessa nel dicembre 2017 da Ccpb, Istituto di controllo e certificazione del settore biologico che opera a livello internazionale nell’ambito di un progetto Pei.
 
Sempre con Pei, Partnership europea per l'innovazione, è programmato un approfondimento per offrire al sistema produttivo soluzioni innovative per una frutticoltura più sostenibile, con focus sulla coltivazione del mirtillo, sul risanamento e contributo al rilancio della Susina di Dro, oggi certificata Dop, e sulle tecniche di controllo della mosca del mediterraneo con antagonisti naturali.
 
Tra Apot e Fem prosegue la proficua alleanza sui molti fronti della sostenibilità, anche quest’anno attraverso un piano di intervento che prevede progetti e servizi di consulenza tecnica per un investimento di circa 300mila euro. Continua in questo ambito l’offerta formativa per i frutticoltori, con i Corsi GlobalGap e tecniche di produzione integrata e argomenti attinenti il Piano di azione nazionale per l’uso dei fitofarmaci, tra cui le modalità di trattamento in vicinanza delle aree sensibili e dei corpi d’acqua.
 
Prosegue con il secondo anno il progetto di ricerca avviato lo scorso anno con Assomela e l’Università di Bolzano, previsto dal triennio 2017-2019, sul “Miglioramento delle condizioni di uso ed efficienza dell’acqua e predisposizione di un indice di qualità ambientale e produttivo per il sistema frutteto”, che ha già prodotto una tesi sulla misurazione della sostenibilità per mezzo di un indice suolo-pianta prendendo ad esempio la Valle di Non.
 
E’ prevista anche nel 2018 la compilazione informatica dei Quaderni di Campagna, così come l’obbligo di estirpazione di piante sintomatiche per la presenza di scopazzi nei frutteti e la revisione periodica degli atomizzatori e dei dispositivi di diserbo.
 
In merito ai fitofarmaci, nel confronto diretto con quanto previsto dal Sistema qualità nazionale della produzione integrata, il Trentino risulta essere un passo avanti. Apot annuncia, infatti, l’eliminazione totale del Clorpirifos etile nel 2018 e l’introduzione di impegni vincolanti come l’obbligo di utilizzo di quantitativi ridotti di acqua e una serie completa di ugelli antideriva per gli atomizzatori impiegati nella difesa fitosanitaria.
 
Di particolare significato le limitazioni volontarie per l’impiego di diserbanti in generale, che prevedono una fascia di larghezza massima di 80 cm sotto fila su un massimo di un terzo dell’appezzamento e l’impiego del glifosate, con dose ridotta a 2,4 lt/ha in un unico trattamento o due interventi a metà dose. Con questi passi si aprono nuove prospettive per l’introduzione di macchine per il controllo meccanico del cotico erboso, verso cui il sistema intende puntare e investire.
 
Già evidenti i risultati nella produzione biologica, che con il sostegno dei Consorzi Melinda, Trentina e Sft ha avuto una netta accelerazione con nuove “isole” biologiche in Valle di Non ed altre aree frutticole avvicinando così l’obiettivo dichiarato di mille ettari di meleto biologico nel 2020.
 
Il progetto finalizzato a rendere la frutticoltura sempre più sostenibile procede ormai a regime. Non solo nel 2018 si pongono nuovi obiettivi, ma si prevede di partire con qualche ambito progettuale condiviso tra viticoltura e frutticoltura. Il cammino prosegue e si amplia la base dei soggetti che collaborano e condividono i medesimi problemi ma anche gli stessi obiettivi – dichiara Alessandro Dalpiaz, direttore Apot -. Le limitazioni volontarie introdotte orientano decisamente verso una frutticoltura rispettosa della salute e dell'ambiente, ma anche delle necessità operative dei frutticoltori. Non possiamo, infatti, scordare, che la competitività del sistema produttivo è il punto centrale per garantire effetti positivi per la qualità dei prodotti, la società e il territorio, con conseguenze importanti per l'indotto”.

E’ in lavorazione la seconda edizione del Bilancio di sostenibilità 2018, volume curato nei contenuti da Apot e Agroter che riporterà i dati, le statistiche, le testimonianze e i nuovi progetti raccolti nel 2017, che profilano l’evoluzione degli indicatori sui tre aspetti della sostenibilità della frutticoltura trentina, utilizzando lo schema di analisi proposto dal Global reporting initiative, Gri, lo standard internazionale di riferimento in questo ambito.
 
Sarà analizzato in maniera approfondita il tema della Circoscrizione distrettuale della frutticoltura trentina, con l’obiettivo di quantificare il valore dell’indotto economico, diretto e indiretto, per i diversi anelli del processo di filiera (produzione agricola, logistica, attività industriali per il fresco e trasformato, servizi accessori) e il loro impatto occupazionale; a questo si aggiunge la valorizzazione delle esternalità generate dal lavoro dei frutticoltori in termini di salvaguardia del territorio, risorsa che, anche grazie al loro lavoro, viene mantenuta e messa a disposizione della collettività.
 
La frutticoltura trentina alimenta una circoscrizione economica di natura distrettuale di assoluto rilievo in ambito nazionale che sottende sia un indotto diretto alle attività agroindustriali, che indiretto sui servizi generati per la frutticoltura, e che si spinge fino alle esternalità positive generate dall’attività agricola sul territorioafferma Roberto Della Casa di Agroter -. Di queste misureremo in dettaglio la portata economica e sociale. Questa circoscrizione specifica di settore, fa poi parte di un più ampio distretto agroindustriale trentino, di cui vitivinicoltura e allevamento sono gli altri pilastri fondanti”.
 
Uno scenario di sicuro interesse che pone il territorio come modello virtuoso e avanzato sul tema della sostenibilità, facendone un punto di riferimento per tutti gli operatori del comparto, anche oltre confine.

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