Con i teli biodegradabili aumenta la produzione

Rispetto ai film plastici attualmente in uso i teli per pacciamatura sperimentati dal Pst Sicilia hanno dimostrato la possibilità di ottenere un incremento dal 25 al 50% della produzione

Questo articolo è stato pubblicato oltre 11 anni fa

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I ricercatori durante le verifiche sul campo

Aumento della produzione dal 25 al 50%. E' il dato più rilevante delle sperimentazioni di campo dei teli biodegradabili per pacciamatura sviluppati dal Parco scientifico e tecnologico della Sicilia, in collaborazione con l'Istituto di ricerca cinese Ibfc.
 
Obiettivo prioritario  e condiviso da tutti i paesi è la riduzione dell'impatto ambientale e paesaggistico causato dalle materie plastiche impiegate in agricoltura. Le soluzioni proposte sono diverse e passano attraverso le nuove tecnologie per il riciclo e la durata pluriennale dei prodotti, ma anche le norme per il recupero e lo smaltimento controllato dei rifiuti. Il problema principale riguarda i film per pacciamatura, il cui recupero e riciclo è difficile e costoso, per i quali la previsione a medio termine è il passaggio a film biodegradabili.
 
Il presidente del Pst Sicilia, Antonino Catara, e Chaoyun Wang, responsabile dell'Ibfc, partner di ricerca cinese, descrivono le caratteristiche del prodotto alternativo ai comuni teli plastici. L'impiego del Pha, polimero biodegradabile a media catena, di cu il Pst ha brevettato il metodo di produzione da oli alimentari esausti, consente infatti di sostituire i film  di plastica oggi in uso con teli per pacciamatura interamente biodegradabili, composti da carta riciclata (linea sviluppata in Italia) o da un tessuto di fibre naturali realizzato dall'Ibfc.
In particolare, i teli a supporto cartaceo sperimentati a Catania nelle serre dell'azienda sperimentale della facoltà di Agraria su colture di peperoni, hanno fatto registrare un incremento di produzione fino al 25% rispetto ai film plastici in commercio, mentre il telo prodotto in Cina con fibre vegetali sperimentato in pieno campo su cavolo cinese ha aumentato la produzione fino al 50%. Ciò è dovuto all'aumento della temperatura, alla regolare umidità del terreno e alle migliori condizioni dei rapporti pianta-acqua-suolo che risultano favorevoli allo sviluppo dell'apparato radicale e di rifletto alla produzione. La copertura dei supporti con il polimero biodegradabile ha confermato le caratteristiche di resistenza, durata e versatilità conformi ai film di origine petrolchimica, e migliori rispetto ad altri materiali saggiati.
 
"Se consideriamo anche il fatto che presenta il vantaggio di valorizzare un rifiuto sottoposto a smaltimento controllato - afferma Antonino Catara - come gli oli alimentari esausti e di contribuire in maniera sensibile alla soluzione del problema dello smaltimento delle materie plastiche utilizzate in agricoltura, dato che il prodotto si degrada naturalmente nel terreno, il successo riportato si poteva dire scontato".
Aziende e specialisti del settore, infatti, hanno offerto collaborazione per la messa a punto di macchine adeguate per la produzione dei teli pacciamanti e per l'applicazione in campo. Largo consenso ha suscitato la prospettiva di estendere l'utilizzo della pacciamatura carta riciclata+Pha anche al pieno campo per le colture a ciclo breve (in particolare angurie, zucchine, insalate) in sostituzione dei teli di carta non trattata che non hanno trovato diffusione in quanto presentano il limite di degradarsi prematuramente.
 
E grandi sono le possibilità di mercato, anche con riferimento alle produzioni biologiche, di cui la Sicilia vanta il primato in Italia.
"Attraverso la collaborazione con i produttori di macchine - continua Catara - contiamo di ottenere in breve tempo la quantità di teli che serve a una sperimentazione su vasta scala e di estendere i test su un'ampia gamma di colture. Infine, passare alla fase di produzione con un partner industriale. Siamo molto soddisfatti - conclude - perchè per giungere al prodotto si è utilizzato prevalentemente know-how siciliano. Il prodotto da cui è nato, finanziato nell'ambito del Pon Ricerca 2000-2006, ha coinvolto negli anni ben 56 ricercatori e un network nazionale e internazionale di università centri di ricerca e imprese. Ci inorgoglisce anche che il ministero dell'Università e della Ricerca abbia incluso il progetto fra quelli esemplari. Un'ulteriore dimostrazione che al Sud si può fare buona ricerca capace di generare buone opportunità di lavoro e sviluppo".
 
Per informazioni - tel. 349/0685652

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