Il seme certificato svolge un ruolo fondamentale per il made in Italy e rappresenta un prezioso strumento per garantire la qualità e la tracciabilità delle produzioni agricole.

Questa la posizione espressa da Confagricoltura, Cia-Agricoltori Italiani, Copagri e dalle associazioni di rappresentanza dei trasformatori (Assalzoo, Assitol e Italmopa) nel corso del convegno "Perché il made in Italy ha bisogno del seme certificato", organizzato a Roma da Convase, il Consorzio per la Valorizzazione delle Sementi (che riunisce 27 aziende, e rappresenta il 50% della produzione nazionale di sementi certificate di cereali a paglia; aderiscono Confagricoltura, Cia-Agricoltori Italiani, Copagri, Alleanza delle Cooperative Agroalimentari e Assosementi).

 

"La tracciabilità delle filiere non può prescindere dal seme certificato, eppure per alcune produzioni simbolo dell'Italia come il grano duro l'impiego di seme non certificato supera il 50% delle superfici coltivate - ha affermato Eugenio Tassinari, presidente di Convase e Assosementi - la Pac e il Pnrr rappresentano occasioni importanti per sostenere questo paradigma. Alle istituzioni chiediamo di tenere debitamente conto, in questa importante fase di definizione, di queste strategie".

 

"Il futuro dell'agricoltura è caratterizzato da due strategie chiave: produttività e transizione ecologica - ha spiegato Angelo Frascarelli, presidente di Ismea - la produttività è fondamentale per il fabbisogno alimentare nazionale e mondiale; la transizione ecologica è essenziale per la sostenibilità del Pianeta e per evitare i danni che il clima genera all'agricoltura. Produttività e transizione ecologica si realizzano con l'innovazione. La genetica, quindi la ricerca e il seme certificato, è l'innovazione più promettente".

 

Per Marcello Del Ferraro, presidente di Assitol, di fondamentale importanza è il modello italiano, che il settore olio da semi ha saputo costruire nel tempo: "L'Italia può ben dirsi all'avanguardia: siamo stati tra i primi a preoccuparci della tracciabilità del seme, anticipando l'attenzione per i prodotti no Ogm. Il settore degli oli da semi ha inoltre puntato su una produzione interamente tracciata e altamente sostenibile, oltre che sulla valorizzazione dell'origine locale e della qualità. In questa cornice, la raccomandazione a favore della semente certificata, peraltro già in uso, può stimolare l'aumento delle rese di produzione, soprattutto ora che l'indipendenza delle nostre forniture agroalimentari è diventata una priorità".

 

Per il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, "le sementi certificate sono decisamente rilevanti per una produzione moderna e di qualità; e per questo vanno valorizzate. Riteniamo prioritaria la promozione e la tutela della attività di ricerca fatta dai sementieri perché siamo da sempre convinti che l'innovazione e la ricerca siano vitali anche nel nostro settore. Ci rendiamo conto perfettamente di quanto sia importante poter utilizzare sementi migliorate, anche con tecniche Nbt, per contribuire alla sostenibilità dei sistemi alimentari con piante più resistenti alle malattie, alle condizioni ambientali e agli effetti dei cambiamenti climatici". In più - ha proseguito Giansanti - "questi prodotti possono inoltre beneficiare di qualità nutrizionali più elevate e di una minore necessità di fattori della produzione agricola come i fitofarmaci. Il tutto mantenendo sempre la sicurezza dei consumatori e dell'ambiente che ci circonda".

 

"L'agricoltura italiana primeggia in Europa e nel mondo per le produzioni di qualità - ha rilevato il direttore generale di Cia-Agricoltori Italiani, Claudia Merlino - ed è ovvio che non può esserci qualità del prodotto finale senza che, alla base della filiera, ci sia un seme di qualità, certificato e tracciato. Ecco perché le nuove sfide a cui sono chiamati gli agricoltori non possono che partire da sementi di qualità, in grado di assicurare la tracciabilità, la sicurezza e la sostenibilità".

 

"Parlare di seme certificato e di qualità delle produzioni oggi assume una rilevanza ancora maggiore - ha fatto presente Franco Verrascina, presidente di Copagri e del Comitato Indirizzo e Salvaguardia Convase - alla luce della drammatica situazione che sta vivendo l'intero settore primario, messo alle corde dalle ripercussioni del conflitto in atto e dai continui rincari dei costi produttivi. Proprio alla luce di queste difficoltà, diventa ancora più importante per un agricoltore chiedersi che senso avrebbe seminare varietà con germinabilità scarsa, con poca resistenza alle malattie e con bassa produttività".

 

Il quadro internazionale è stato al centro del messaggio del viceministro dello Sviluppo Economico Gilberto Pichetto Fratin: "L'agricoltura sta cambiando pelle di fronte al percorso di sostenibilità richiesto a livello europeo e alle conseguenze del conflitto russo ucraino. L'obiettivo è prendere coscienza della necessità di garantire la qualità dei prodotti e quindi la supremazia del made in Italy. Il seme certificato può contribuire a questo processo".

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Perché il made in Italy ha bisogno del seme certificato? Pac e Pnrr per garantire la qualità delle produzioni (Foto di archivio) Fonte foto: © slavomir pancevac - Fotolia