A causa della siccità, il Veneto si accinge ad assumere drastici provvedimenti restrittivi sugli utilizzi idrici: è attesa a breve la decisione della Regione di dimezzare i prelievi a fini agricoli in quasi tutti i bacini idrografici (unica eccezione, il Brenta: -40%); ad anticiparlo ieri, 20 aprile 2022, con una nota stampa, è l'Anbi.

 

"Nonostante le conseguenze dei cambiamenti climatici siano evidenti da tempo, si è finora disattesa la necessità di infrastrutturare il territorio, soprattutto nel Nord Italia, con bacini capaci di trattenere le acque di pioggia, rispondendo così ad esigenze agricole, idrogeologiche, energetiche, ambientali ed alla bisogna anche idropotabili - commenta Francesco Vincenzi, presidente dell'Anbi, Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue -. Nel Veneto, in particolare, ci sono molte cave dismesse, che potrebbero essere destinate a tale scopo, in tempi relativamente brevi".

 

D'altronde, in assenza di significative piogge, i dati sullo stato dei fiumi non ammettono scampo: Brenta, Bacchiglione ed Astico hanno segnato o stanno per segnare il minimo storico del periodo.

 

Ancora più preoccupante è la condizione dell'Adige, vittima di una crescente intrusione salina, che pregiudica le falde più vicine alla foce. Non solo: ulteriori problematiche potrebbero derivare dal fatto che, nel caso permanesse la presente congiuntura climatica, le portate necessarie ai prelievi irrigui, seppur fortemente ridotti, potrebbero essere raggiunte solo con l'apporto aggiuntivo di risorse idriche, attualmente nelle disponibilità dei bacini montani delle province autonome di Trento e Bolzano.

 

"È l'evidente esempio di interessi concorrenti su una risorsa scarsa, nonostante la legge preveda che, dopo l'uso idropotabile, sia prioritario quello agricolo. È un contrasto che assume i caratteri della drammaticità, se consideriamo che autosufficienza alimentare ed energetica sono entrambi obiettivi che le emergenze pandemica e bellica hanno reso prioritari per il Paese - aggiunge Massimo Gargano, direttore generale di Anbi -. Entro breve, presenteremo i primi progetti del cosiddetto Piano Laghetti, lanciato con Coldiretti e che fa seguito al Piano Invasi, redatto nel 2017 con l'allora Struttura di Missione Italia Sicura. Speriamo che questa volta si destinino le necessarie risorse per quello che la realtà dimostra essere ormai un asset strategico".

 

"Alla luce dell'attuale, difficile situazione, i consorzi di bonifica sono impegnati anche nel sensibilizzare gli agricoltori ad utilizzare software per il miglior consiglio irriguo, come Irriframe, preparandosi alla riduzione di disponibilità idrica - evidenzia il presidente di Anbi Veneto, Francesco Cazzaro -. È comunque surreale che 6 miliardi di euro della produzione agricola veneta siano a rischio, perché non siamo in grado di attrezzarci di fronte all'estremizzazione degli eventi atmosferici con crescenti periodi siccitosi. È evidente che non possiamo più perdere neanche una goccia di pioggia e che è necessario avviare un piano per la realizzazione di bacini  per lo stoccaggio delle acque".

 

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