Il mirto nel Giardino Planetario dei Colli Tifatini

Piccole curiosità su questo arbusto che è possibile trovare nei pressi di Casertavecchia. A cura di Addolorata Ines Peduto, socia dell'Associazione Pubblici Giardini

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Bacche di mirto lungo il sentiero
Fonte foto: Claudia Politi

Ci sono bellissimi sentieri da percorrere sui Colli Tifatini nei pressi di Casertavecchia, come il facile sentiero che parte da via Rossetti per arrivare alla Croce del Giubileo del Monte Cerreto. La macchia mediterranea che si incontra è straordinaria. Nel periodo invernale lungo questo sentiero si trovano le piccole bacche blu scuro quasi nerastre del mirto, mature ed invitanti, un felice connubio per i nostri sensi tra il profumo aromatico ed inebriante delle foglie, se stropicciate, per la presenza del mirtenolo e la quantità di frutticini portati da lunghi peduncoli. I frutti che incominciano a maturare a novembre rimarranno su questo arbusto sempreverde fino a febbraio.

 

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Poi arrivano i fiori bianchi molto profumati con gli stami lunghissimi e numerosi, dalle antere gialle ricche di polline. Le foglie coriacee, dalla forma lanceolata o ellittica, presentano un apice acuto e la pagina superiore con la sua lucentezza è come uno specchio che riesce a riflettere i raggi del sole evitando i danni di una eccessiva insolazione.

 

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Arbusto di mirto

(Fonte foto: Claudia Politi)

 

Il mirto (Myrtus communis), chiamato anche mortella, ha dato il nome alla mortadella perché un tempo questo salume veniva aromatizzato con le sue foglie. Gli antichi Romani usavano in cucina per aromatizzare i cibi la bacca di mirto (baca murtae) che spesso sostituiva il pepe per il suo costo meno elevato. Murtatum era una salsiccia insaporita con le bacche di mirto che diventerà l'attuale mortadella.

 

Le bacche vengono utilizzate anche per produrre liquori e per aromatizzare l'acquavite. Molto conosciuto è il liquore di mirto sardo. In Sardegna le bacche e le foglie sono utilizzate anche per aromatizzare le carni.

 

Il nome del genere deriva da Myrsine, una fanciulla attica che fu uccisa da un giovane che aveva battuto nei giochi ginnici. La giovane fu trasformata dalla dea Pallade Atena in un arbusto di mirto. Presso i Romani il mirto era sacro a Venere ed era simbolo di trionfo e di vittoria. Spesso il mirto sostituiva l'alloro (Laurus nobilis) nelle corone che cingevano il capo dei generali vittoriosi o dei poeti. Con i suoi fiori si intrecciavano corone per ornare il capo delle giovani spose perché il mirto era anche il simbolo dell'amore coniugale e si addobbavano i tavoli dei banchetti nuziali.

 

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Nel Medioevo veniva utilizzato un distillato di fiori di mirto chiamato "Acqua degli Angeli" per conservare la bellezza e l'amore. In Medio Oriente vengono ancora utilizzati i fiori di mirto per i bouquet da sposa.

 

Dopo queste piccole curiosità per arricchire la nostra passeggiata in meno di un'ora si arriva alla Croce del Giubileo dove appaiono come per magia l'Acquedotto Carolino, la Piana Campana ed il Golfo di Napoli. Contemplando tanta bellezza il nostro sguardo non può non soffermarsi sulle ferite inferte dalle cave ai Colli Tifatini.

 

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Addolorata Ines Peduto, Associazione Pubblici Giardini, Delegazione Regione Campania


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