Grano duro, Bmti: "I prezzi cresceranno ancora"

È la previsione diffusa venerdì da Borsa Merci Telematica Italiana. Intanto, il Pastificio Rummo a Benevento conclude un contratto di filiera con il Consorzio Cecas (Coldiretti) per 510 euro alla tonnellata

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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È il momento di seminare, e il cerealicoltore è oggi chiamato a scegliere se aderire oppure no ai contratti di filiera
Fonte foto: © RobertoM - Adobe Stock

Negli ultimi mesi il prezzo del grano duro fino in Italia è letteralmente lievitato, con le Borse Merci di Foggia e Napoli attestate nell'ultima seduta a 540 euro alla tonnellata sui massimi. Una tendenza che non è ancora chiaro quanto durerà, anche se Borsa Merci Telematica Italiana prevede, almeno a breve termine, ulteriori rialzi.

In questo clima, con novembre alle porte, per chi deve seminare può ancora convenire aderire ai contratti di filiera? Una domanda che può trovare una risposta solo in valutazioni molto personali, magari con un occhio anche agli aumenti altrettanto vertiginosi dei fertilizzanti e dei carburanti, senza contare l'incognita che aleggia sull'accisa agevolata: da tempo il Governo ne ipotizza l'abolizione almeno per quanto concerne il gasolio.

Intanto a Benevento il consorzio Cecas e il Pastificio Rummo hanno sottoscritto con la benedizione di Coldiretti Benevento un contratto di filiera con prezzo base di 510 euro alla tonnellata: una polizza non più sulle mere oscillazioni del prezzo di mercato, ma su un suo eventuale e deciso crollo rispetto alle tendenze attuali, che trovano una autorevole conferma previsionale, quella di Borsa Merci Telematica Italiana.


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"La filiera del grano duro rimane in forte tensione, segnata a settembre e in avvio di ottobre da nuovi rincari di prezzo della materia prima e della semola - scrive la Newsletter Cereali di Borsa Merci Telematica Italiana di ottobre, diffusa venerdì 15 ottobre. "A pesare sono sempre la bassa disponibilità di prodotto in Canada e negli Stati Uniti a causa dei pessimi raccolti - aggiunge Bmti, che ricorda: "Le recenti stime di Statistics Canada hanno rivisto al ribasso la produzione canadese, portandola a 3,5 milioni di tonnellate, pari a poco più della metà del raccolto 2020".


Bmti, prezzi maggiori del 75% sul 2020

"I prezzi del grano duro fino nazionale, dopo una fase di consolidamento nella prima parte di settembre conseguente anche a un rallentamento degli scambi, hanno ripreso a salire nell'ultima parte del mese, raggiungendo la soglia dei 500 euro alla tonnellata su alcune delle principali piazze di scambio" scrive Bmti, facendo riferimento al Fixing Indicativo Nazionale Camerale, che è l'indicatore sintetico dei prezzi all'ingrosso, realizzato da Bmti e Ref - Ricerche, ottenuto da una specifica media delle rilevazioni prezzi di un nucleo selezionato di camere di commercio e borse merci.

I rialzi sono stati tali fino al punto che "Rispetto allo scorso anno il rincaro è superiore al 70%, ma rispetto a due anni fa i prezzi sono raddoppiati. Sulla scia della crescita della materia prima a settembre si è registrato un nuovo balzo della semola (+24%). I prezzi attuali sono più alti del 75% rispetto al 2020 e del +89% rispetto al 2019". E Bmti conferma la drastica diminuzione delle importazioni di grano duro estero in Italia: "Frenato dai minori arrivi dal Canada, l'import italiano dai paesi extra Ue registra attualmente un forte calo: -46% tra luglio e settembre rispetto allo stesso periodo del 2020".


Bmti, i prezzi cresceranno ancora

Infine la previsione sui prezzi sulla base delle interviste agli operatori di mercato: "La bassa disponibilità di prodotto canadese continua a essere alla base dei rialzi. Nel mercato nazionale gli scambi appaiono limitati, anche per la ridotta presenza di venditori. Stante tale situazione gli operatori si attendono un'ulteriore crescita dei prezzi".


Contratti di filiera, convengono ancora?

Con Foggia e Napoli che la scorsa settimana hanno visto il grano duro fino volare fino a 540 euro alla tonnellata sui massimi, e con queste previsioni di Bmti, ecco come si presentano i contratti di filiera, uno in particolare.

A Benevento il 15 ottobre scorso, il Pastificio Rummo ha presentato il contratto di filiera con il quale punta a un risultato importante: poter avere a disposizione grano duro sannita al 15% di proteine e oltre, grazie all'implementazione di un programma di fertirrigazione che consentirebbe di portare le rese a 100 quintali a ettaro. Per farlo si affida al contratto di filiera, firmato dal consorzio di agricoltori Cecas, emanazione diretta di Coldiretti Benevento e con il Molino Giovanni Santacroce. Ulteriore obiettivo a lungo termine: produrre una ingente quantità di pasta con 100% grano del Sannio, ma gli investimenti dovrebbero raggiungere i 17mila ettari in territorio di Benevento.


Pastificio Rummo, 510 euro alla tonnellata

Nel frattempo l'incentivo per gli agricoltori è un prezzo base di 510 euro alla tonnellata, più 3 euro di premio di produzione nel caso di proteine superiori al 14,5%. "Un prezzo - afferma Gennarino Masiello, presidente di Coldiretti Campania e della federazione di Benevento - che è in linea con gli ultimi prezzi della Borsa del Grano di Foggia e che dimostra la volontà di Rummo di riconoscere valore al lavoro dei cerealicoltori".

"Grazie a Rummo tagliamo le gambe alla speculazione su un prodotto simbolo come il grano
- sottolinea Masiello - con questa visione che rispetta gli attori della filiera possiamo fare ancora tanta strada insieme ed estendere questa esperienza anche ad altri comparti. Per fare questo dobbiamo fare rete per rendere efficaci ed efficienti i processi produttivi".

Infine una stoccata alla politica sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: "E dobbiamo spingere la politica a realizzare rapidamente le infrastrutture fondamentali, prime fra tutte le opere di derivazione alla Diga di Campolattaro. La disponibilità di acqua è la chiave del successo o dell'insuccesso dei progetti che oggi mettiamo in campo con Rummo".

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Fonte: AgroNotizie

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Tag: cerealicoltura import/export prezzi mercati contratti di filiera

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