Elezioni Usa e impatto sull'agricoltura globale

Salvo colpi di scena, il 46esimo presidente degli Stati Uniti sarà il democratico Joe Biden. Come cambieranno le politiche rurali degli Usa? E soprattutto, quali saranno i nuovi rapporti con l'Europa e con la Cina?

Matteo Bernardelli di Matteo Bernardelli

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Biden ha annunciato investimenti su tecnologia, innovazione e creazione di nuovi posti di lavoro nell'economia verde (Foto di archivio)
Fonte foto: © 3desc - Adobe Stock

Salvo sorprese rocambolesche, sembra che il 46esimo presidente degli Stati Uniti sarà il democratico Joe Biden. Se così fosse, come cambieranno le politiche rurali degli Usa? E soprattutto, quali saranno i nuovi rapporti con l'Europa? Innanzitutto cerchiamo di non cadere nella trappola delle divisioni politiche e di letture che, magari, possono andare bene se affrontate con le lenti italiane, ma che non rispecchiano il quadro americano.

L'America rurale è sempre stata molto vicina al partito repubblicano e, seppure Donald Trump fosse un personaggio atipico, a tratti istrionico e imprevedibile, con uscite così sopra le righe da non renderlo affatto incasellabile nel cosiddetto establishment, i farmer si sono subito affezionati a lui. E non sarebbe potuto essere diversamente, dal momento che il tandem Donald Trump & Sonny Perdue, quest'ultimo veterinario e agricoltore in Georgia, prima ancora che politico e segretario del dipartimento Usa dell'Agricoltura, ha cercato di assecondare molte delle richieste della classe rurale. In che modo?

Innanzitutto ammorbidendo i regolamenti sulla qualità delle acque, sugli impianti di lavorazione della carne, sulle colture geneticamente modificate e sulle emissioni di gas serra. L'uscita dagli accordi di Parigi sul clima, perfezionati concretamente proprio ai primi di novembre - paradossalmente quando gli americani avevano già votato - è stata solamente la punta dell'iceberg di una politica rivolta più a garantire lo sviluppo dell'occupazione e la difesa di alcuni settori dell'economia americana, dal carbone all'industria, ai macelli, che a sostenere una svolta green che oggi il presidente Biden promette.

Una politica ambientalmente più sostenibile, un Green deal (da non confondere con quello europeo), che piace molto alla società dem, alle frange radical chic, agli ambienti tecnologici della Silicon Valley, ma che impensieriscono gli agricoltori. Potrebbe significare più tasse a loro carico?
Indubbiamente i cambiamenti climatici, a partire dalla siccità, di cui gli americani hanno fortissima la memoria anche letteraria a partire dagli anni Venti e Trenta del secolo scorso, rappresentano una forte preoccupazione per i farmer Usa. Interventi efficaci su meccanizzazione, agricoltura di precisione, risparmio e gestione delle risorse idriche, droni e digitalizzazione, saranno altamente raccomandati.

Biden ha annunciato massicci investimenti su tecnologia, innovazione e creazione di nuovi posti di lavoro nell'economia verde, con un massiccio piano di rilancio che dovrebbe prevedere anche 400 miliardi di dollari per l'acquisto di prodotti americani e 300 miliardi per la ricerca e lo sviluppo tecnologico. Dall'America first di Trump si passa al Buy American di Biden.

Cambia poco, in sostanza, rispetto al presidente uscente Trump. D'altronde, però, in Francia non stiamo assistendo a una massiccia campagna per sostenere i prodotti agricoli e agroalimentari francesi? E in Italia non invitiamo a consumare made in Italy?
 
L'Unione europea guarda con speranza l'arrivo di Biden alla Casa Bianca per porre fine alla guerra dei dazi. I più ottimisti sperano di riallacciare il negoziato per approdare a un Trattato di libero scambio, che era naufragato (Ttip). Un tema molto complesso e ancora ad oggi oscuro. Cosa avrebbe previsto per l'agroalimentare? E per le indicazioni geografiche (Dop su tutte), che sono il fiore all'occhiello dell'agroalimentare italiano e un modello di valorizzazione delle materie prime agricole locali?

Le cronache più recenti ci dicono che la Commissione ha pubblicato tariffe sulle esportazioni statunitensi per un valore di 4 miliardi di dollari, in seguito all'autorizzazione delle contromisure del 26 ottobre scorso nella controversia sui sussidi alla Boeing. Pubblicati nella Gazzetta ufficiale il 9 novembre, i dazi includono il 15% sugli aerei commerciali e il 25% su una gamma di prodotti industriali e agricoli.
L'elenco dei prodotti soggetti a un prelievo del 25%, riportano le agenzie, comprende alcuni prodotti ittici, tipi di formaggio, tra cui cheddar, frutta e verdura, ad esempio pompelmo, ketchup, noci, grano, cereali e olio di girasole.

Ma la questione non riguarda solamente Biden o Trump, perché a decidere saranno eventuali nuovi negoziati sulla questione tariffaria. Da parte europea c'è la massima disponibilità, com'è ovvio, a ridiscutere tutto. Lo ha affermato il commissario Valdis Dombrovskis, sostenendo che la rimozione delle tariffe sarebbe "una vittoria per entrambe le parti, soprattutto con la pandemia che sta devastando le nostre economie". Secondo la Commissione, le tariffe dell'Ue rispecchiano rigorosamente le misure adottate dagli Stati Uniti. Sarebbe opportuno fare un passo indietro.

In tutto questo scenario potrebbe inserirsi il tema geopolitico in senso più ampio e lo sguardo si rivolge inevitabilmente a Oriente. Il grande quesito è: come saranno i rapporti fra Stati Uniti e Cina? Non dimentichiamo che è in vigore un'intesa che prevede ingenti importazioni anche in chiave agricola da parte di Pechino. Finora, con alcune difficoltà legate alla pandemia e ad alcune fasi di maggiori tensioni diplomatiche, tale accordo è stato rispettato. In futuro come evolverà la situazione? Gli analisti sono convinti che la politica di Biden non sarà molto diversa in sostanza da quella di Trump. Sicuramente sarà meno ruvida nei modi, ma la competizione con la Cina, soprattutto sulle tecnologie, resterà particolarmente vivace. E le conseguenze investiranno anche l'Europa.

Comunque, il futuro probabile presidente americano Joe Biden non abbandonerà di certo le comunità rurali, ma sosterrà una più marcata rivoluzione verde, non solo promuovendo l'agricoltura biologica e sostenibile, ma anche incrementando la ricerca su tessuti, fibre, biocarburanti creati da rifiuti e risorse derivanti dalla produzione agricola, in un'ottica di bioeconomia circolare. Allo stesso tempo, potrebbe ritrovare nuovo slancio la politica di sostegno alle uguaglianze razziali in agricoltura, sull'espansione della banda larga rurale e sulla lotta alla povertà.
Aspetti tutti encomiabili, ma i farmer americani saranno molto attenti ai sussidi. Trump aveva sostenuto gli agricoltori colpiti dalle crisi di mercato, dagli uragani, dai contrasti commerciali internazionali a colpi di miliardi di dollari. Biden come si comporterà?

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Fonte: Agronotizie

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Tag: agroalimentare mercati agricoltura nel mondo dazi

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