Regno Unito, nomine al ministero dell'Agricoltura

Il nuovo segretario di Stato del Defra, Theresa Villiers, è in linea con il primo ministro: da preferire un accordo, ma in mancanza l'uscita dall'Ue avverrebbe senza. La presidente della Nfu Minette Batters, invece, è contraria a una Brexit no deal

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Theresa Villiers si è detta 'molto onorata' di essere stata chiamata a fare parte del Gabinetto di Boris Johnson
Fonte foto: © Alexander Sánchez - Adobe Stock

È la cinquantunenne Theresa Villiers il nuovo segretario di Stato del Defra, il ministero dell'Agricoltura, alimentazione e ambiente del Regno Unito. Laureata in legge, con un passato da parlamentare e da ministro dei Trasporti, Theresa Villiers si è detta "molto onorata" di essere stata chiamata a fare parte del Gabinetto di Boris Johnson, il biondo esplosivo nuovo inquilino di Downing Street 10.
Theresa Villiers prende il posto di Michael Gove, che è stato investito della carica di cancelliere del Ducato di Lancaster.

La posizione del nuovo segretario di Stato del Defra è del tutto in linea con quella del "Brexiteer" primo ministro, che nel suo discorso di insediamento ai parlamentari britannici ha detto di volere una Brexit "no ifs, no buts" ("senza se e senza ma"), il prossimo 31 ottobre. Preferibilmente con un nuovo accordo o un accordo migliore, ma - qualora l'atteggiamento dell'Unione europea fosse improntato alla rigidità - allora l'uscita avverrebbe in maniera brusca, senza accordo alcuno.

Johnson ha dichiarato però che, in caso di "no deal", ci sarebbe un'accelerazione per assicurarsi che lo "straordinario settore alimentare e agricolo" fosse pronto e in attesa di continuare a vendere sempre più cibo nel Regno Unito e in tutto il mondo.

Contraria a una Brexit senza accordo è Minette Batters, presidente della Nfu (National farmers union, il sindacato degli agricoltori britannici), che ha esortato Boris Johnson a "fare tutto ciò che è in suo potere per garantire che il nostro allontanamento dall'Ue sia effettuato in modo regolare e ordinato".
Il sindacato degli agricoltori del Regno Unito ha infatti chiarito che "una partenza ordinata, che include il commercio libero e senza attriti con l'Ue, è cruciale per ottenere il miglior risultato per la produzione alimentare britannica. Lasciare l'Ue con un accordo commerciale è fondamentale per consentire alle aziende agricole e ai produttori alimentari britannici di avere un futuro praticabile e sostenibile, continuando a produrre cibo secondo alcuni dei più alti standard globali e allo stesso tempo proteggendo l'iconico ambiente naturale britannico".

La Nfu ha scritto al successore di Theresa May, evidenziando cinque priorità politiche per il nuovo governo. Tra queste: "Stimolare la competitività e l'innovazione delle aziende agricole attraverso politiche che garantiscano che l'agricoltura britannica sia leader nel suo settore e si traduca in un settore più resiliente e avanzato; accrescere le sfide della lotta ai cambiamenti climatici attraverso sforzi congiunti del governo; assicurare la promozione dei nostri elevati standard alimentari attraverso la politica commerciale, la creazione di un marchio alimentare britannico riconosciuto a livello globale e la garanzia che i nostri elevati standard di benessere degli animali e protezione ambientale non siano compromessi da accordi commerciali che consentano l'importazione di alimenti che sarebbero illegali da produrre nel Regno Unito".

Ancora: "Garantire un'adeguata offerta di lavoro offrendo un futuro sistema di immigrazione adatto allo scopo e che riconosca le esigenze e le sfide specifiche dell'agricoltura e dell'orticoltura; prevedere un impegno di bilancio a lungo termine per l'alimentazione e l'agricoltura attraverso una nuova politica agricola che premia gli agricoltori in modo equo per la consegna di beni pubblici, sostiene la stabilità e la resilienza e fornisce finanziamenti che riconoscono i tempi lunghi e pluriennali a cui operano gli agricoltori e i coltivatori".

Per la presidente della Nfu, Minette Batters, "l'agricoltura britannica è una delle risorse più importanti della nazione, perché offre cibo sicuro, rintracciabile e accessibile a milioni di persone. Tutto ciò mentre si prende cura della splendida campagna di cui siamo così orgogliosi. L'agroalimentare è alla base del più grande settore manifatturiero della nazione, contribuendo con oltre 120 miliardi di sterline all'economia e offrendo impiego a quasi quattro milioni di persone".

È tempo, dunque, di una "nuova politica agricola", di creare "un marchio per l'agroalimentare britannico, che ne garantisca i livelli di eccellenza, di benessere animale e di gestione ambientale".
Gli agricoltori di Sua maestà la Regina Elisabetta chiedono anche una politica in grado di accompagnare il settore nella sfida dell'innovazione, dei big data, dell'informatizzazione del bestiame. Attenzione anche all'ambiente con operazioni di sostegno - e di definizione economico - dello stoccaggio del carbonio, fondamentale per contrastare l'impoverimento del suolo.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

Autore: Redazione Agronotizie

Tag: agroalimentare unione europea nomine

Temi caldi: Brexit

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