Oro Saiwa ha un cuore 100% di grano italiano

Inoltre le aziende agricole che conferiscono ai mulini aderiscono ad Harmony, il programma di coltivazione sostenibile che nasce da un patto fra Mondelez, proprietaria del marchio, e agricoltori locali e che coinvolge 1.700 aziende in Europa

Barbara Righini di Barbara Righini

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Dal 2007 Mondelez International è proprietaria del marchio di origini genovesi

A sessanta anni dalla sua nascita, Oro Saiwa festeggia annunciando che, dal prossimo mese, Oro Saiwa Classico arriverà in tutti i negozi con in più la caratteristica di essere 100% da grano italiano. L'annuncio è stato dato durante un evento stampa che si è svolto nello stabilimento Mondelez di Capriata d'Orba (Alessandria), martedì scorso. Mondelez International dal 2007 è infatti proprietaria del marchio di origini genovesi.

La filiera per la produzione di Oro Saiwa Classico 100% da grano italiano coinvolge 173 aziende agricole fra Alessandria, Asti, Cuneo, Torino e Pavia, tutte nel raggio di 75 chilometri dallo stabilimento. Gli ettari necessari alla produzione sono 2.940 per un totale di 14.400 tonnellate di produzione. "E' un progetto che ci rende molto orgogliosi. Oro Saiwa Classico avrà un cuore 100% italiano" ha detto Erika Bruzzone, senior brand manager Oro Saiwa. "In più tutte le aziende agricole che conferiscono ai mulini aderiscono contemporaneamente anche al programma Harmony, ovvero il nostro Patto del grano buono".
 

Il programma Harmony, nato dieci anni fa in Europa, dal 2015 è operativo anche in Italia. Si tratta di un programma di coltivazione sostenibile che nasce da un patto fra Mondelez e agricoltori locali e che coinvolge 1.700 aziende fra Francia, Spagna, Polonia, Repubblica Ceca, Belgio e appunto Italia. Fra il 2009 e il 2016, ultimo dato disponibile, l'utilizzo di fitofarmaci nel territorio europeo coinvolto è diminuito del 20%. "Le adesioni in Italia - ha raccontato ad AgroNotizie Paolo Rendina, agronomo di Sata Srl e consulente proprio per il programma Harmony - quasi raddoppiano ogni anno. Noi agiamo come controllori interni per il rispetto del disciplinare sottoscritto dagli agricoltori, c'è poi un ente certificatore che effettua audit e che vale come controllo di terza parte. Per quanto riguarda le pratiche agricole toccate dal disciplinare, possiamo citare l'attenzione alle rotazioni, alla lavorazione del suolo, l'utilizzo di fitofarmaci solo quando strettamente necessario e in base alle norme per la produzione integrata regionale, l'utilizzo di varietà resistenti".

Altri pilastri di Harmony sono la protezione della biodiversità, i coltivatori si impegnano a dedicare il 3% delle terre alla semina di essenze adatte ad attirare farfalle e api, e la tracciabilità. Entro il 2022 si vuole passare dalle attuali 177mila tonnellate di grano Harmony in Europa alle 282mila.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: agroalimentare cerealicoltura video sostenibilità filiera

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