Export, i vini romagnoli crescono ma possono fare di più

151 milioni di fatturato dall'export, con Germania e Stati Uniti come primi mercati. Ottime performance poi dal mercato svedese, spagnolo e da quelli asiatici. Trend di crescita anche nel 2018 con ampi margini per migliorare

Lorenzo Pelliconi di Lorenzo Pelliconi

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Crescono le vendite all'estero di vino romagnolo
Fonte foto: © alefat - Fotolia

L'export di vino made in Romagna cresce e tocca i 151 milioni di fatturato nel 2017, con quote di mercato crescenti e un consolidamento sugli sbocchi di mercato tradizionali, anche se potrebbe fare di più, grazie a margini di crescita interessanti e importanti prospettive per il futuro.

E' questo il quadro delineato dallo studio di Wine monitor, l'Osservatario sui mercati mondiali del vino di Nomisma, spiegato durante la presentazione a Forlì del volume "Wine marketing 2018"di Wine monitor sugli scenari, i mercati internazionali e la competitività del vino italiano.

Per quanto riguarda i mercati di destinazione, negli ultimi cinque anni è la Svezia ad aver incrementato più di tutti il valore degli acquisti di vino romagnolo, con un larghissimo +182%, mentre a seguire ci sono gli Stati Uniti (+173%).
Ci sono poi ottime performance registrate dalla Spagna (+87%), Cina (+86%), Giappone (+37%), Regno Unito (+23%) e Canada.
Per quanto riguarda i primi dati del 2018, nei primi sei mesi crescono le etichette romagnole in Polonia (+54%), dove il vino made in Italy in generale segna "solo" un +21% e del 46% in Svizzera contro il +12% italiano.
Ottimi risultati anche in Regno Unito, con un +31% in forte controtendenza rispetto al -2% nazionale.
Appare invece preoccupante la flessione registrata dall'export verso la Germania (-7%).

"Più della metà dell'export romagnolo viene spedito fra Germania e Stati Uniti – ha sottolineato durante la presentazione Denis Pantini, responsabile agroalimentare di Nomisma – si tratta di due mercati attualmente agli antipodi come trend di consumo. I tedeschi stanno rallentando l'acquisto di vini esteri riscoprendo quelli locali, mentre gli Stati Uniti presentano ancora forti potenzialità di crescita, con un occhio privilegiato per vini biologici, vitigni autoctoni, spumanti e rosè".

"Un prodotto senza una forte connotazione territoriale è un prodotto meno appetibile – ha ricordato Carlo Carli, presidente di Confagricoltura Forli-Cesena e Rimini – puntiamo a valorizzare la qualità e l'eccellenza del settore e del nostro territorio, perché crediamo che solo attraverso la crescita di tutti gli attori del comparto vitivinicolo si possa ottenere un beneficio generalizzato. In questo senso cogliamo l'occasione per sottoporre all'attenzione della politica locale l'esigenza di collaborare con il mondo agricolo per una valorizzazione del territorio".

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