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Brexit, verso un accordo di ritiro dall'Ue

Presentata la strategia proposta dal governo di Theresa May. Ma è questa la strada giusta? I commenti del mondo agricolo

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Il progetto di accordo sul ritiro, presentato lo scorso 14 novembre, include un periodo di transizione di ventuno mesi che scatterà dopo la chiusura dei rapporti tra il Regno Unito e l'Europa
Fonte foto: © Pixelbliss - Fotolia

È un cauto ottimismo quello che sembra trapelare dalla comunità agricola e imprenditoriale britannica all'indomani della presentazione ufficiale della strategia Brexit proposta dal governo di Theresa May, nonostante le dimissioni che hanno scosso Downing Street.

Pubblicato lo scorso 14 novembre, il progetto di accordo sul ritiro dall'Ue include un periodo di transizione di ventuno mesi che scatterà immediatamente dopo la chiusura dei rapporti tra il Regno Unito e l'Europa il 29 marzo 2019, spianando la strada (almeno secondo quanto prospettato) a un commercio libero e privo di attriti tra i due soggetti giuridici. Durante questo periodo, la Gran Bretagna continuerà a rispettare tutte le norme dell'Unione europea, mentre entrambe le parti cercheranno di elaborare un accordo commerciale a lungo termine.

Minette Batters, presidente della National Farmers' Union (Nfu), il sindacato di rappresentanza degli imprenditori agricoli del Regno Unito, ha dichiarato al quotidiano online di settore Farmers Weekly: "L'Nfu è stata assolutamente chiara in merito agli elementi imprescindibili che devono accompagnare e sostenere il settore agricolo nel dopo Brexit. Mi riferisco, in particolare, a misure globali per migliorare l'ambiente e la produttività, dando vita a un commercio indipendente e incoraggiando una forza lavoro competente ed affidabile. È vitale che in futuro gli agricoltori britannici possano continuare a soddisfare le esigenze alimentari di una popolazione in crescita. Ed è altrettanto fondamentale evitare il caos di una Brexit senza accordi a marzo dell'anno prossimo".

La fase successiva del processo di attivazione dell'articolo 50 del Trattato di Lisbona, che definisce la procedura per lasciare volontariamente l'Unione europea, prevede che i leader politici dell'Ue e del Regno Unito approvino l'accordo proposto prima che sia ratificato dai rispettivi parlamenti. Ma già il giorno successivo alla presentazione dello stesso è emerso che questo passaggio non sarà un'impresa da poco: come ha titolato il sito della Cnn, la May in poche ore è stata letteralmente bombardata da dimissioni e mozioni di sfiducia.
Il segretario alla Brexit Dominic Raab, che ha condotto i negoziati sulla Brexit con l'Ue, è stato il primo ministro del governo a dimettersi, seguito rapidamente dal segretario alla presidenza e titolare del Lavoro Esther McVey. Si sono inoltre dimessi due sottosegretari, due assistenti e il vicepresidente del partito conservatore. In tutto questo, ovviamente, non potevano mancare polemiche e turbolenze sui mercati. E tanto è bastato per far colare a picco la sterlina.

Anche col via libera del Parlamento, Batters ha dichiarato che "ci sarebbe ancora un enorme lavoro da svolgere nel negoziare i dettagli delle future relazioni del Regno Unito con l'Ue. Sarà fondamentale consentire un accesso continuo al lavoro all'estero, laddove necessario, sostenere gli agricoltori nel fornire posti di lavoro e guidare la crescita delle comunità rurali - ha affermato la presidente della Nfu -. Allo stesso tempo, gli agricoltori dovranno essere in grado di fornire le materie prime necessarie a un'industria alimentare nazionale che impiega 3,8 milioni di persone e genera un valore pari a 113 miliardi di sterline per l'economia del Regno Unito".

"Spero che questo accordo di ritiro possa aprire la strada alla negoziazione di una relazione futura che garantisca tutti questi obiettivi vitali - ha concluso Batters -. Invito dunque politici e imprenditori a ricordare l'importanza del cibo e dell'agricoltura britannici quando saranno chiamati a considerare il loro sostegno al nuovo accordo".

Nonostante il progetto di ritiro sia ormai una realtà, l'amministratore delegato della Food and drink Federation, Ian Wright, ha affermato che una Brexit senza accordi resta comunque una possibilità concreta, per questo è importante pianificare ogni eventualità. "I produttori di alimenti e bevande dovranno valutare una certa varietà di scenari fino a quando la politica non avrà espresso il suo giudizio sull'adeguatezza di questo accordo. Questo si tradurrà inevitabilmente in costi significativi e sforzi supplementari a carico delle imprese. D'altra parte fino a quando la legge sull'attuazione dell'accordo di ritiro non riceverà il Royal assent - ha concluso Wright - lo spettro di una Brexit senza accordi continuerà a incombere sul nostro settore".

Il presidente degli agricoltori del Galles, Glyn Roberts, ha dichiarato che il modo migliore per limitare i danni economici all'agricoltura è rimanere nell'Unione doganale dopo aver lasciato l'Unione europea. "Se ci si allontanerà da questa strada, ci troveremo a fronteggiare crescenti ostacoli a livello commerciale, con inevitabili conseguenze per la nostra industria e la nostra economia. L'accordo sul ritiro può essere un passo nella giusta direzione".

A questo punto, però, sarà necessario un esame dettagliato delle 585 pagine del progetto per decidere se quel passo è davvero quello più adatto per mitigare i rischi che si ritroverà ad affrontare il mondo agricolo britannico.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

Autore: Redazione Agronotizie

Tag: mercati unione europea

Temi caldi: Brexit

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