Lazio, tredici nuovi prodotti agroalimentari tradizionali nel paniere

Il Mipaaf, dopo il censimento e la segnalazione fatta da Arsial, ha riconosciuto ufficialmente varie specialità dalla sambuca della Ciociaria ai vari derivati di bufala

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Bufale, ben sei dei nuovi prodotti tradizionali riconosciuti derivano da questo allevamento
Fonte foto: © canoista83 - Fotolia

Il Lazio ha tredici nuove specialità agroalimentari riconosciute come Prodotti agroalimentari tradizionali dal Mipaaf.

Sei rientrano nella categorie delle carni fresche e loro preparazioni, mentre vengono registrate due nuove referenze per ciascuna delle seguenti categorie merceologiche: prodotti della biscotteria e pasticceria, prodotti vegetali allo stato naturale o trasformati, prodotti della gastronomia. Infine, tra le bevande, compare la sambuca vecchia della Ciociaria.

A monte della registrazione si è svolto nel corso dell'anno un attento lavoro di censimento, curato dall'Arsial nell'ambito delle attività preposte alla valorizzazione e promozione delle produzioni regionali di qualità.

Per ogni singolo prodotto individuato vengono raccolte le informazioni sulle metodiche di lavorazione, sui locali e i materiali impiegati, informazioni queste ultime indispensabili al fine di prevedere eventuali deroghe di natura igienico-sanitaria, e soprattutto sulla sua valenza socio economica nel territorio di pertinenza e sulle fonti storiche che permettono di risalire al legame con le tradizioni locali. Un corposo dossier, che costituisce la base su cui decidere o meno l'inserimento nell'elenco dedicato.

I tredici prodotti sono: la sambuca vecchia della Ciociara e i frascategli ciociari per la provincia di Frosinone, la bresaola di bufala, la carne di bufala pontina, il carpaccio di bufala, le coppiette affumicate di bufala, la salsiccia di bufala e lo speck di bufala nelle province di Frosinone e Latina, il ciambellone di Sant'Antonio, le serpette di Monte Porzio Catone e le sarzefine di Zagarolo in provincia di Roma, il pomodoro fiaschetta di Fondi a Latina, e il cavatello vitorchianese con il finocchietto selvatico in provincia di Viterbo.

I prodotti sono stati scelti per il loro legame e la loro unicità rispetto al territorio di provenienza, diventati veri e propri simboli di una cultura agricola e storica che ora, grazie al riconoscimento ufficiale, è salvaguardata nella memoria collettiva.

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