Vino, Italia e Alibaba insieme per la promozione del made in Italy

Internet e il digitale sono le chiavi di volta per fare marketing sulle eccellenze agroalimentari italiane, comprese quelle enologiche. Se ne è parlato al Vinitaly nel confronto fra il premier Matteo Renzi e Jack Ma, fondatore del colosso online

Lorenzo Pelliconi di Lorenzo Pelliconi

Questo articolo è stato pubblicato oltre 4 anni fa

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Da sinistra a destra: il ministro Martina, il premier Renzi, il numero uno di Alibaba Jack Ma e il presidente di Veronafiere Danese
Fonte foto: © FotoEnnevi_Veronafiere

Il vino e la sfida digitale al centro dell’incontro del presidente del Consiglio Matteo Renzi e Jack Ma, fondatore di Alibaba, moderato dal direttore di Repubblica Mario Calabresi.
Con questo 50° Vinitaly abbiamo l’occasione per svoltare e vogliamo farlo – ha esordito a margine dell’incontro il ministro delle Politiche agricole Maurizio MartinaCon Alibaba abbiamo già sottoscritto un accordo per la tutela del made in Italy agroalimentare, vogliamo ora lavorare insieme per la promozione”.

Due anni fa a Vinitaly ci siamo dati l’obiettivo di raggiungere i 7,5 miliardi di export di vino entro il 2020 e di 50 miliardi per il comparto agroalimentare – ha sottolineato il premier Renzi – Eravamo a 30 miliardi e oggi siamo arrivati a 36,9 miliardi, nel vino eravamo a 4,9 miliardi e siamo a 5,4 miliardi: possiamo farcela. Il ministro Martina è in prima fila in questa direzione”.

Il futuro di Alibaba e dell’Italia sono intimamente connessi – ha aggiunto Renzi – Il digitale può trasformare radicalmente la nostra economia. I francesi hanno saputo raccontare una storia, un Paese, una strategia comune: dobbiamo farlo anche noi. Con Alibaba abbiamo la gigantesca opportunità di raccontare che l’Italia è il Paese con il maggior dividendo possibile dalla globalizzazione”.

Fra le novità annunciate nel corso dell’incontro, la nascita della giornata del vino da parte del colosso mondiale dell’e-commerce.
Partirà il 9 settembre alle ore 9 – ha spiegato Jack Ma, fondatore di Alibaba – perché per noi (in Cina, ndr) il 9 è il numero del vino, dunque 9-9-9 suona come wine-wine-wine. Credo che riusciremo ad accorciare le distanze tra lo spazio di mercato del vino francese in Cina, che è al 55%, contro il 6% della quota italiana. Vogliamo portare l’export italiano di vino dal 6% fino al 66%, voglio essere l’ambasciatore dei prodotti italiani in Cina, Alibaba deve essere la porta di ingresso dei prodotti italiani in Cina e faremo in modo di proteggere anche i vostri diritti su proprietà intellettuale. Le potenzialità sono enormi, perché la Cina già oggi  può contare su una classe media di oltre 300 milioni di persone”.

"Con le vendite del vino online che crescono del 30% all'anno la lotta ai falsi è un segnale di svolta nella lotta alla contraffazione che trova terreno particolarmente sul web - ha sottolineato in una nota la Coldiretti a margine del confronto fra Renzi e Ma - il vino in polvere non è diffuso solo in Paesi extracomunitari, ma può essere facilmente acquistato direttamente nei negozi di alcuni Paesi dell'Unione Europea, dalla Gran Bretagna alla Svezia. La pirateria alimentare sul web non riguarda solo il vino ma anche salumi, formaggi, conserve e altri prodotti pregiati del made in Italy. La contraffazione, la falsificazione e l'imitazione del made in Italy alimentare nel mondo, il cosidetto italian sounding, supera per fatturato i 60 miliardi".

"La Cina corre e noi rincorriamo"
In occasione dell’incontro tra il premier Renzi e Jack Ma, Denis Pantini, responsabile di Nomisma Wine Monitor, ha fornito alcuni dati: "Nel 2015 la crescita del vino in Cina è stata tumultuosa; il dragone lo scorso è diventato il quarto mercato mondiale per importazione di vini (1840 milioni di euro) surclassando il Canada (1.618 miliardi di euro). La Francia resta padrone incontrastato tra i vini importati in Cina (+44%),  e sempre nel 2015, crescono in particolare Australia (+22%) e Sud Africa (+2%). 
Nel primo  bimestre 2016 secondo i dati Wine Monitor Nomisma l’onda lunga della crescita cinese continua imperterrita segnando un +59% di  import in valore euro. Tra i principali paesi dove la Cina continua ad importare di più spicca l’Australia  (+108%), mentre l’Italia conferma il ritmo del 2015 (+15%). Nell’orizzonte della tumultuosa crescita cinese, l’Italia sta giocando un ruolo marginale da cenerentola, e i margini per crescere sono elevati
”.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: VeronaFiere

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Tag: vino import/export mercati internet vinitaly contraffazione alimentare e-commerce tecnologia

Temi caldi: Vinitaly 2016

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