Agricoltura, "Senza innovazione non si esce dalla crisi"

Ricerca e sviluppo sono strategici, ma gli investimenti pubblici restano irrisori. Ad Agrilevante l'Agia - Cia ha organizzato una tavola rotonda sul tema e presenta una road map per invertire la marcia e accrescere la competitività

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La Cia: "I giovani imprenditori agricoli sono i candidati ideali per cogliere le possibilità offerte dalla nuova programmazione comunitaria"
Fonte foto: © Ivonne Wierink - Fotolia

Ricerca e innovazione rappresentano gli asset più strategici per il recupero della competitività del sistema economico e produttivo. Eppure l'Italia impegna solo l’1,2 per cento del Pil per lo sviluppo tecnologico, meno della metà della spesa media degli altri grandi Paesi europei. E L’agricoltura non fa eccezione, anzi: le risorse per la ricerca destinate al settore primario sono addirittura scese negli anni, passando dai 440 milioni del 2008 ai 311 milioni attuali.

"Senza innovazione non si esce dalla crisi" ha detto la Cia, in occasione della dalla tavola rotonda “Innovazione in agricoltura”, organizzata dall’Agia-Cia il 21 ottobre a Bari nell’ambito della Fiera Agrilevante. "E' necessario cogliere le opportunità che arrivano dalla nuova programmazione comunitaria e invertire la marcia, utilizzando gli strumenti offerti dal Partenariato europeo per l’innovazione (Pei) e dalla riforma della Pac con il “sottoprogramma giovani”.

L’agricoltura del futuro richiede importanti innovazioni di processo e di prodotto: "Il settore - ha spiegato l'Agia-Cia - deve accrescere la propria competitività con un minore utilizzo delle risorse idriche, un minore impiego di energia, meno fertilizzanti e pesticidi e un migliore stato del suolo, bene imprescindibile per la produzione agricola. Allo stesso tempo l’agricoltura deve diventare sempre più concorrenziale in un’economia ormai globalizzata, e per questo deve poter contare sulle nuove occasioni di business offerte da internet e dalla banda larga, così come sulla costituzione di reti d’impresa “ad hoc”, veri e propri “export cluster.
E i giovani imprenditori agricoli sono i candidati ideali per cogliere le possibilità offerte dalla nuova programmazione comunitaria, con le risorse destinate a ricerca e sviluppo in agricoltura passate da 1,94 a 4,42 miliardi di euro per il periodo 2014-2020".

Secondo l'Agia-Cia, l’Italia ha bisogno di un “Nuovo patto per la competitività dell’impresa” che deve fondarsi sulla riforma del sistema formativo e sul rilancio della ricerca e dell’innovazione come leve strategiche per la crescita. Un ruolo fondamentale sarà giocato dal Pei, il partneriato europeo: un patto tra istituzioni, imprenditori agricoli e mondo della ricerca.


La proposta dell’Agia-Cia: una road map in 9 punti
1. Orientare la ricerca e l’innovazione ai fabbisogni reali e concreti d’innovazione dei processi produttivi delle imprese agricole.

2. Riorganizzare il sistema italiano della ricerca puntando all’integrazione e connessione degli attuali centri facendoli evolvere a “centri di ricerca altamente qualificati”.

3. Individuare le imprese agricole e/o agroalimentari disposte a investire capitali nell’innovazione e coinvolgerle nella costituzione di “reti d’impresa” e/o di “cluster”.

4. Elaborare delle “Linee Guida” in materia di ricerca e innovazione a beneficio delle Regioni per la stesura dei nuovi Piani di Sviluppo Rurale.

5. Favorire l’adesione dei centri di ricerca e degli agricoltori nel partenariato europeo per l’innovazione (Pei).

6. Rivendicare e richiedere l’assegnazione di più risorse pubbliche, cercando di utilizzare al meglio quelle fino ad oggi disponibili.

7. Utilizzare al meglio Expo 2015 sul tema “Nutrire il Pianeta. Energia per la Vita” come una straordinaria opportunità di crescita competitiva per le imprese italiane del settore primario.
Il sistema della ricerca e dell’innovazione del nostro paese è chiamato a misurarsi con questa sfida e a dimostrare la propria adeguatezza.

8. Riorganizzare il sistema della conoscenza in agricoltura con particolare attenzione verso i servizi di consulenza all’impresa per favorire la diffusione delle innovazioni da applicare alle attività economiche.

9. Riqualificare il sistema formativo ed educativo in modo che una percentuale più elevata di popolazione, rispetto a quella attuale, sia in grado di padroneggiare i cambiamenti indotti dalle nuove tecnologie.
 

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