Oltre il sisma, con la pecora sopravissana si guarda al futuro

Gli allevatori dei monti Sibillini si sono costituiti in una rete piccola ma ben decisa a recuperare l'antica razza, che produce latte, carne e lana. Per ripartire e valorizzare il territorio

Barbara Righini di Barbara Righini

Questo articolo è stato pubblicato oltre 3 anni fa

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La pecora sopravissana era molto diffusa sui monti Sibillini nel secondo dopoguerra, prima di essere soppiantata da razze più produttive

Il terremoto non li ha fermati e sono andati avanti con il loro progetto di costituire una rete d'aziende per il recupero della pecora sopravissana; d'altra parte la razza sopravissana nasce proprio lì, sui monti Sibillini, dove, a partire dal 24 agosto 2016, giorno in cui c'è stata la scossa che ha distrutto Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto, si sono succedute numerose scosse con danni impressionanti anche a Visso.

La Rete sopravissana dei Sibillini è stata costituita in primavera e per ora conta sei aziende, ma si punta ad ampliarla non solo alle regioni colpite dal sisma ma in tutta Italia.
Azienda capofila è Delizie dei fratelli Angeli, con sede a Pievetorina (Mc), mentre presidente della rete è Silvia Bonomi, titolare dell'azienda agricola La sopravissana dei Sibillini. La rete al momento conta circa 600 capi ma bisogna tenere conto che la razza era quasi estinta.

Silvia Bonomi, come allevatrice, lavora da nove anni alla ricerca della razza in purezza. “E' una ricerca che dobbiamo ai nostri nonni – ha raccontato ad AgroNotizie - E' la razza che ha permesso ai loro figli di studiare e io voglio recuperarla”.

La pecora sopravissana, un incrocio fra la vissana e arieti merini, è a triplice attitudine: latte, carne e lana. La razza era molto diffusa nel secondo dopoguerra ma è stata soppiantata da razze maggiormente produttive.
Produce pochissimo latte, purtroppo, ma è di qualità – ha detto ancora Silvia Bonomi - Abbiamo calcolato che per produrre un chilo di formaggio ci vogliono 18 sopravissane al giorno mentre bastano 5 o 6 pecore sarde. Mantenere l'animale però ha lo stesso costo. La sopravissana è molto rustica e ruspante, si adatta molto bene a pascoli caldi e freddi e riesce a carpire i nutrienti che le servono, per questo il suo latte è di qualità. La lana poi è stata a lungo chiamata il cashmere italiano”.

La rete punta a sviluppare tutti e tre i filoni, si sono infatti già dotati di un mastro norcino e di un mastro casaro mentre, per quanto riguarda la lana, stanno ancora sviluppando i contatti.
 


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Fonte: Agronotizie

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Tag: allevamento ovini

Temi caldi: terremoto in Centro Italia

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