Cavolo verza, il principe dell'inverno

Il consumo dei cavoli vive una nuova e positiva era. Le superfici coltivate sono in ripresa, cavolo verza in primis. Ma cosa serve per coltivarlo? AgroNotizie indica qualche aspetto sulla coltivazione del cavolo verza

Lorenzo Cricca di Lorenzo Cricca

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Cavolo verza è uno dei principali cavoli consumati in Italia assieme a cavolfiore, cavolo broccolo e cavolo cappuccio
Fonte foto: © Greenart - Adobe stock

Il cavolo verza o Brassica oleracea var. sabauda è un ortaggio a foglia appartenente alla famiglia delle Cruciferae (o Brassicaceae) e parente stretto di altri ortaggi come il cavolfiore ed il cavolo broccolo. Rientra nel gruppo dei cavoli, prodotti che hanno in comune la caratteristica di liberare composti a base di zolfo nell'aria quando vengono cotti. Va seminato a primavera inoltrata, tra maggio e giugno circa, in modo che lo sviluppo della pianta avvenga durante tutto il periodo estivo ed autunnale per essere pronto alla raccolta verso l'inverno. I Romani avevano grande considerazione per questo ortaggio sia dal punto di vista alimentare che dal punto di vista curativo e terapeutico. Era infatti prassi preparare impacchi di cavolo verza per lenire moltissime patologie e disturbi. Il ciclo di queste piante è biennale ma per usi commerciali i cavoli vanno raccolti alla fine di ogni anno per impedire di andare a seme nel secondo anno. La coltivazione del cavolo verza in Italia nel 2020, in base ai dati Istat, ha coperto circa 4mila ettari per una produzione di circa 950mila quintali.

"La nostra azienda - viene spiegato nel web site dell'Azienda agricola F.lli Calevi - coltiva ortaggi e cavoli dagli anni Novanta in un'area alle porte della città medioevale di Viterbo. Complessivamente sono circa 300 gli ettari di brassiche coltivate tra cavolfiori (bianco, romanesco e colorati) e cavoli (broccolo, verza e cappuccio). Tutte sono a pieno campo. Il cavolo verza si produce tutto l'anno su circa 30 ettari per una produzione di circa 1.500 tonnellate. L'azienda è posizionata in areale collinare su terreni vulcanici con un clima temperato e costantemente ventilato".

 

CAVOLO VERZA

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Diverse sono poi le tipologie di verza sparse nel territorio italiano. Tra tutte ricordiamo il cavolo verza di Montalto Dora (To) che presenta foglie ricciute (compatte nel formare teste subrotonde), resistenti, tenere e dotate di un sapore gradevole. Viene coltivato in pieno campo dove viene trapiantato ai primi di luglio. Viene raccolto nella prima quindicina di novembre e, normalmente, è subito commercializzato allo stato fresco. "I cavoli sono piante che vegetano bene in quasi tutti i terreni - viene detto nel web site dell'Associazione per la valorizzazione e promozione del cavolo verza di Montalto Dora -, purché ricchi di sostanza organica, ben drenati e perfettamente livellati per evitare ristagni idrici. Il pH ottimale è 6.5-7.2: oltre questi valori si possono manifestare carenze di boro. Le temperature ottimali di sviluppo sono comprese tra 15-18 °C con massime di 25 °C: oltre tale valore le 'teste' risultano poco compatte e di minore qualità. E' abbastanza resistente al freddo e può passare l'inverno in campo anche nelle regioni settentrionali senza subire danni. La preparazione accurata del terreno è una fase fondamentale per ottenere produzioni soddisfacenti sotto il profilo quantitativo e qualitativo. Al fine di evitare dannosi ristagni idrici, è sempre consigliabile una lavorazione profonda del terreno, a 30-40 cm, seguita da una lavorazione d'affinamento. I sesti d'impianto che vengono usati sono di 50-70 cm tra le file e 50-70 cm sulla fila. Normalmente, la coltivazione del cavolo richiede apporti di calcio, azoto, fosforo, potassio e magnesio".

Merita quindi una considerazione a parte l'aspetto dell'irrigazione. Il cavolo verza non ama il terreno secco o siccitoso e per questo motivo è necessaria una bagnatura costante soprattutto durante i periodi di maggiore stress climatico. Naturalmente in caso di piogge frequenti l'irrigazione può essere sicuramente evitata. Il cavolo verza beneficia della pacciamatura, in primo luogo per evitare il diserbo ed in secondo luogo per mantenere costantemente umido il terreno. "Le esigenze idriche - spiega Netafim sul proprio web site - possono stimarsi tra 1.500 e 3.000 m3/ha. Con questi volumi ed in base alle necessità idriche nel tempo possiamo dire che l'irrigazione a goccia è la metodologia più adatta. La coltura necessita d'irrigazioni al trapianto e nella fase di ingrossamento della testa. La raccolta deve avvenire quando la testa ha raggiunto le dimensioni desiderate, a 60-70 giorni dal trapianto nelle cultivar precoci, 70-90 nelle medio-precoci, oltre 90 giorni in quelle tardive, questo comporta variazione del periodo irriguo".

Dal punto di vista varietale segnaliamo le varietà che abbiamo trovato nei vari cataloghi prodotti delle principali aziende sementiere operanti su territorio italiano e le cui schede sono state pubblicate nel portale di Plantgest.com. Per Syngenta Seeds abbiamo Baikal*, Dama*, Mila* e Nebraska* mentre per Bejo Italia abbiamo Melissa* F1, Clarissa* F1, Famosa* F1, Ovasa* F1, Lodosa* F1, Firensa* F1, Wirosa* F1, Gloriosa* F1, Impresa* F1. 

Tra le malattie funginee ricordiamo l'Alternariosi (Alternaria brassicae), l'Ernia delle crucifere (Plasmodiophora brassicae), i Marciumi basali (Sclerotinia spp., Rhizoctonia solani, Phoma lingam), l'Oidio (Erysiphe cruciferarum) e la Peronospora (Peronospora brassicaePeronospora parassitica). Per quanto riguarda le batteriosi ricordiamo Xanthomonas campestris ed Erwinia carotovora mentre tra gli insetti abbiamo gli Afidi (Myzus persicae, Brevicoryne brassicae), le Nottue, le Cavolaie (Mamestra brassicae, Mamestra oleracea, Pieris brassicae), gli Elateridi (Agriotes spp.), l'Altica (Phyllotreta spp.), i Punteruoli (Baris spp., Ceuthorrhyncus spp.) e la Mosca del cavolo (Delia radicum). Per maggiori informazioni sull'uso degli agrofarmaci nella difesa a queste avversità biotiche su cavolo verza è possibile consultare Fitogest.


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