Puglia, la Cun grano duro semina tanta speranza

Le aspettative nel cuore del granaio d'Italia sono elevate, c'è sete di riscatto dopo anni di crolli dei prezzi, che hanno determinato anche una riduzione degli investimenti. Il dato emerge dalle dichiarazioni di Michele Ferrandino, presidente Cia Foggia

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Un processo di formazione del prezzo più trasparente potrebbe garantire una remuneratività alla coltivazione che ancora oggi manca
Fonte foto: © Philip Steury - Adobe Stock

Le aspettative sui risultati che potrà raggiungere la Commissione unica nazionale per il prezzo del grano duro sono decisamente importanti, vista la necessità di dare maggiore trasparenza ed unitarietà di standard al momento della formazione del prezzo di questo cereale, largamente utilizzato dall'industria molitoria in vista della fornitura della preziosa semola per la produzione di pasta alimentare, ma che sta conoscendo anche una nuova primavera nella mangimistica.

Nel cuore della produzione cerealicola vocata al grano duro c'è la provincia di Foggia: qui si trova il grosso di quei 344.300 ettari investiti in Puglia che nel 2020 - secondo l'Istat - hanno fruttato un raccolto di oltre 9,5 milioni di quintali, pari a circa il 35,6% del raccolto italiano. E proprio nel capoluogo della Capitanata AgroNotizie ha raccolto l'opinione di Michele Ferrandino, presidente provinciale della Cia Agricoltori italiani.

"L'istituzione, in via sperimentale, della Commissione unica nazionale sul prezzo del grano duro è un punto di partenza positivo, fortemente auspicato e sostenuto in tutti questi anni da Cia Agricoltori italiani. Adesso occorre che questo strumento sia calibrato su un obiettivo prioritario su tutti gli altri: garantire meccanismi di formazione del prezzo che diano giusto valore alla qualità del grano, al lavoro e alla funzione dei produttori di grano pugliesi e italiani" esordisce Ferrandino, che esprime con queste parole la soddisfazione dell'organizzazione agricola.

Per Ferrandino inoltre le eventuali ricadute positive della Cun grano duro sarebbero in tutta l'area del Tavoliere particolarmente importanti perché "La Puglia è la regione in cui si produce la maggior parte del grano duro italiano e Foggia è la provincia che detiene il primato della quantità e della qualità, oltre che del numero di imprese agricole produttrici e di trasformazione".

Nonostante i numeri importanti più di una cosa non ha funzionato negli ultimi anni in Puglia proprio nel processo di formazione del prezzo del grano duro: "Il valore riconosciuto al lavoro svolto dai produttori cerealicoli è stato ben al di sotto di un'equa valutazione. Le quotazioni riconosciute al nostro grano duro troppo spesso non sono state né eque né remunerative. I meccanismi di formazione del prezzo da riconoscere ai produttori non hanno garantito l'equilibrio necessario tra le parti interessate - sottolinea Ferrandino, che ricorda -. Tutto questo ha avuto delle conseguenze dolorose, tra le quali una diminuzione degli ettari coltivati a grano duro e un decremento della produzione. In termini assoluti questo significa un impoverimento del settore, con meno investimenti, meno redditività e meno lavoro".

Infatti, solo nel 2016 il raccolto pugliese di grano duro era pari ad oltre 12,7 milioni di quintali, mietuto su 352mila ettari investi e pesando sul raccolto nazionale per il 30,6%. Dati che danno la misura che se il calo produttivo assoluto indotto dai prezzi non esaltanti in Puglia è stato reale, la velocità di riduzione dell'investimento in grano duro qui è stata più lenta che altrove in Italia e solo per la particolare vocazione del territorio, che ha indotto un fenomeno di vera e propria resistenza.

"Dall'istituzione della Cun sperimentale ci aspettiamo un primo e importante passo per invertire la tendenza negativa" sottolinea ancora il presidente della Cia Foggia.

Il 3 febbraio, la Borsa merci della Camera di commercio di Foggia ha confermato lo stallo delle quotazioni del grano duro delle ultime settimane: prezzi fermi per il biologico (minimo 330-massimo 340 euro a tonnellata), il fino (300-305), il buono mercantile (290-295) e il duro mercantile (280-285). Tutti valori al limite del pareggio, se non della perdita per le aziende cerealicole.

Ma le necessità del settore non si fermano alla Commissione unica per il prezzo "Sempre a proposito del settore cerealicolo, abbiamo apprezzato che dal ministero per le Politiche agricole, attraverso le dichiarazioni del sottosegretario Giuseppe L'Abbate, sia arrivata l'apertura a una modifica del provvedimento che introduce il registro telematico dei cerealiafferma Ferrandino.

Su Granaio Italia il presidente della Cia Foggia sottolinea "Per la nostra organizzazione restano in piedi alcune priorità a tal proposito, innanzitutto la necessità di un tavolo di confronto fra tutti gli attori della filiera con l'obiettivo di una maggiore trasparenza. Occorre evitare appesantimenti burocratici".

"Il percorso già in vigore per vino e olio - conclude Michele Ferrandino - ha dimostrato che, senza forzature e con un discorso condiviso, si possono raggiungere importanti risultati in termini di trasparenza, evitando però eccessivi carichi burocratici".

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: AgroNotizie

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Tag: cerealicoltura prezzi mercati

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