Vino, Uk e Cina rimangono terre di opportunità

Secondo le analisi dell'osservatorio Wine monitor, sia la Gran Bretagna, al netto di nuovi colpi di scena sulla Brexit, che la Cina, ancora sottostimata, rimangono mercati fertili per il nostro made in Italy

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Il vino italiano deve continuare a puntare su Uk e Cina
Fonte foto: © enrico scarsi - Fotolia

L'Osservatorio di Nomisma Wine monitor è impegnata su più fronti per analizzare le tendenze dei mercati mondiali del vino. Da un'analisi relativa sulla Brexit, secondo l'autorevole Osservatorio, grazie al primo accordo Ue-Uk, potrebbe esserci una buona boccata d'ossigeno per il vino made in Italy, fra i più richiesti sul mercato britannico.

Nei primi 8 mesi del 2019 il trend a valore delle vendite di vino sul mercato Uk si è ridotto del 2,9% rispetto allo stesso periodo del 2018, un dato ancora più negativo se lo si legge nel contesto della crescita media delle importazioni (+8,9%) con una forte volata di Champagne e vini francesi.
Sulla base del primo accordo fra Uk e Unione europea, il quadro commerciale dovrebbe non variare e questo si aggiunge il mantenimento del riconoscimento di Dop e Igp, fondamentali per ridare slancio alle export italiano.

In secondo luogo, si è tenuto a Bologna il forum Wine Monitor 2019, riservato solo agli associati, riguardante le prospettive del vino italiano sul mercato cinese, con l'obiettivo di dare indicazioni importanti su un mercato dove per ora il made in Italy ha solo una quota del 6% dell'import cinese di vino.

Dall'incontro si evince la necessità, per gli operatori italiani, di puntare ancora di più sulle province orientali più avanzate, laddove si concentra la principale produzione di Pil cinese e dove il reddito procapite è più elevato. In conclusione, Uk e Cina sono e rimangono terre di opportunità del vino nel nostro Paese, ma occorre accelerare in termini di aggregazione e marketing, al netto di nuovi sconvolgimenti sulla Brexit.

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