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Farro della Garfagnana, ritorno al futuro

Abbiamo intervistato Lorenzo Satti del Consorzio di tutela del farro della Garfagnana Igp, e organizzatore e relatore del convegno che nei giorni scorsi ha visto protagonista il cereale simbolo della montagna lucchese

Matteo Giusti di Matteo Giusti

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Spighe di farro durante la mietitura in Garfagnana
Fonte foto: Coop Garfagnana

Ritorno al futuro è il titolo del convegno sul farro della Garfagnana Igp, il cerale simbolo e tradizionale di quella zona delle montagne della lucchesia, che si è tenuto nei giorni scorsi a Castelnuovo di Garfagnana.

Un convegno, cofinanziamento con i fondi Feasr del Psr 2014-2020 Toscana, che ha visto la partecipazione del responsabile alla forestazione della regione Sandro Pieroni, di Stefano Benedettelli dell'Università di Firenze, oltre a interventi di nutrizionisti e gastronomi.

Abbiamo incontrato Lorenzo Satti del Consorzio di tutela del farro della Garfagnana Igp per spiegarci il perché e i risultati di questo convegno.

Ritorno al futuro è un titolo che parla di tradizione e innovazione, due cose che hanno sempre accompagnato il farro della Garfagnana dalla attribuzione della Igp in poi. Come mai oggi un convegno?
"Il convegno è stato organizzato dal Consorzio di tutela per approfondire con gli addetti ai lavori le metodologie di produzione e di trasformazione del farro Igp e per dare la possibilità ai consumatori e agli interessati in generale di conoscere questo processo produttivo, con un ulteriore approfondimento sulle caratteristiche nutrizionali e salutari del prodotto".

Quali sono i principali punti, produttivi, economici e scientifici che sono venuti fuori nel convegno?
"Marco Mancini, direttore della Fondazione per il clima e la sostenibilità di Firenze, nel suo intervento sulla caratterizzazione pedoclimatica del farro della Garfagnana, ha illustrato ai partecipanti i risultati degli studi che sono in corso da un paio di anni su alcuni campi sperimentali di farro, in diverse aree della Garfagnana, dislocate in zone caratterizzate da una certa variabilità del microclima, al fine di monitorare l'andamento della presenza e dello sviluppo delle diverse popolazioni di farro tipiche della Garfagnana. 
Stefano Benedettelli del dipartimento Scienze agroalimentari dell'Università di Firenze, parlando della caratterizzazione genetica del farro della Garfagnana, ha invece evidenziato come dagli studi effettuati emerga che il farro della Garfagnana sia risultato essere il padre di tutte le tipologie di farro presenti in Italia"
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E le problematiche?
"Le problematiche emerse sono state soprattutto quelle relative ai danni che ogni anno vengono apportati ai raccolti dalla massiccia presenza degli ungulati".

Il convegno ha visto anche la partecipazione di due importanti esponenti politici regionali, oltre al presidente dell'unione dei comuni della Garfagnana Nicola Poli. Quale è l'impegno attuale e quello futuro della politica per questa produzione?
"Era prevista la partecipazione di Marco Remaschi, assessore Agricoltura e foreste della Regione Toscana e di Nicola Poli, presidente dell'unione dei comuni della Garfagnana che, per impegni istituzionali, non sono potuti intervenire.
Era comunque presente Sandro Pieroni, responsabile settore forestazione e ambiente della Regione Toscana che, portando i saluti sia dell'assessore Remaschi che del presidente Poli, ha sottolineato il crescente impegno profuso della Regione Toscana, tramite i bandi Psr, per sostenere le produzioni tipiche e quello dell'unione dei comuni della Garfagnana per l'impegno promozionale delle aree interne"
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