Cereali, cresce il passivo nei primi mesi del 2019

Nel primo bimestre la bilancia import-export di cereali ha già registrato un deficit di oltre 410 milioni. Cresce l'import in quantità e valore, mentre l'export registra un calo nei volumi

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Crolla l'import di grano tenero, boom invece per il grano duro
Fonte foto: © Budimir Jevtic - Fotolia

Non si inverte la tendenza della bilancia commerciale italiana dei cereali. Cresce l'import sia in termini quantitativi che in valore, più dell'export, che aumenta ma solo in valore rispetto allo stesso periodo del 2018 preso in considerazione, ovvero i primi due mesi del 2019.

Il saldo valutario netto è stato pari a un passivo di 410,9 milioni, rispetto ai 388,8 dei primi due mesi del 2018. Sul fronte delle importazioni, le quantità sono cresciute di 46mila tonnellate (+1,3%) e nei valori 101,5 milioni di euro (+11,4%) rispetto al bimestre gennaio-febbraio 2018.

Forte calo per il grano tenero (-109mila tonnellate), orzo (-33.400 tonnellate) e altri cereali minori (-14.200 tonnellate), mentre cresce il grano duro (+167mila tonnellate) e granturco (+44mila tonnellate). Il riso aumenta il proprio import del 40% (+10.400 tonnellate). Per quanto riguarda l'export, la riduzione si è verificata in particolare sui cereali in granella (-63mila tonnellate), riso (-6.500 tonnellate) e semola di grano duro (-2.900 tonnellate).

Crescono le vendite all'estero di paste alimentari (+4,3%), farina di grano tenero (+12%) e mangimi a base di cereali (+26%). Nel complesso le vendite all'estero nei primi due mesi 2019 hanno registrato una flessione di 40mila tonnellate (-5,3%) e un incremento di 29,4 milioni di euro (+5,4%).

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