Biometano avanzato, a Faenza il nuovo impianto Caviro Extra

Un nuovo tassello del percorso di economia circolare del Gruppo Caviro. Il presidente Carlo Dalmonte: "Il rispetto per l'ambiente è un tema a noi molto caro sul quale intendiamo impegnarci sempre di più"

20190606-taglio-nastro-impianto-caviro-extra-faenza-fonte-caviro.jpg

Il taglio del nastro del nuovo impianto di Caviro Extra a Faenza

"Con questo progetto la nostra realtà cooperativa continua sulla strada dell'innovazione e dell'apertura al cambiamento". E' il commento di Carlo Dalmonte, presidente Gruppo Caviro a margine dell'inaugurazione del nuovo impianto di Caviro Extra a Faenza. La società del Gruppo Caviro è ora il primo produttore di biometano avanzato da impianto agroindustriale in Italia, un risultato reso possibile dall'investimento complessivo di nove milioni di euro. Il primato, certificato dal Consorzio italiano biogas, è un nuovo tassello del percorso di economia circolare di Caviro.

"Caviro Extra è una società ad alta densità di investimenti che negli anni hanno contribuito a farne un esempio di modernità e sostenibilità sia in Italia che all'estero - ha proseguito il presidente -. Il rispetto per l'ambiente è un tema a noi molto caro sul quale intendiamo impegnarci sempre di più, collaborando e seguendo le indicazioni delle istituzioni e sposando appieno gli obiettivi delineati dall'Onu nell'Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile del nostro pianeta".
 

L'impianto

Già in funzione, il nuovo impianto nasce dalla riconversione del già esistente impianto di biogas di Caviro Extra. Ha una capacità produttiva di 12 milioni di Nm3 di biometano avanzato che verranno immessi nella rete nazionale Snam e destinati al rifornimento di circa 18mila autovetture in un anno (secondo la fonte Quattroruote: consumo autovettura utilitaria 1400 cilindrata – media percorrenza 11.200 km annui – 17km con 1mc di metano).

"Il biometano in uscita dal nostro impianto è classificato come avanzato, in quanto realizzato dai sottoprodotti della filiera agroalimentare e quindi senza sottrarre terreno all'agricoltura per la produzione di colture adatte a diventare biogas - sottolinea Fabio Baldazzi, direttore generale Caviro Extra-. Ciò che entra nei nostri digestori sono i reflui delle attività di distillazione e della filiera agroindustriale del territorio (lattiero-casearia, dolciaria, alimentare eccetera) che vengono da noi depurati attraverso un processo di digestione anaerobica. Il gas in uscita dopo il processo di raffinazione è quindi più puro di quello tradizionalmente presente nella rete nazionale, in quanto privo di idrocarburi di origine fossile".

La moderna tecnologia adottata per il nuovo impianto (un upgrading a Membrane) permette a Caviro Extra di ricavare due correnti in uscita di elevata purezza, una di biometano e una di CO2. "Stiamo lavorando per poter riutilizzare anche questa componente - continua Baldazzi - in modo da evitare la sua immissione in atmosfera. Abbiamo sottoscritto un protocollo di intesa con un importante operatore del settore che ci consentirà di destinare la nostra COal riutilizzo in molteplici settori".

Oltre al biometano e alla CO2 c'è ancora un terzo prodotto di alta qualità in uscita dai biodigestori del nuovo impianto: si tratta dei residui che rimangono dopo il processo di digestione. Questi sono ricchi di sostanza organica pertanto costituiscono un'ottima matrice per la produzione di ammendante, un fertilizzante naturale da utilizzare in agricoltura, proprio in quei terreni da cui tutto il processo di economia circolare di Caviro ha inizio.

Ti è piaciuto questo articolo?

Registrati gratis

alla newsletter di AgroNotizie
e ricevine altri

Unisciti ad altre 189.265 persone iscritte!

Leggi gratuitamente AgroNotizie grazie ai Partner