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Tracciabilità dell'olio di oliva, il Mipaaf si affida a blockchain

Presentata a Cibus la piattaforma digitale basata su blockchain per tracciare le produzioni di olio di oliva e aceto di vino. Uno strumento al servizio di consumatori e aziende agricole

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Il Mipaaf ha avviato un progetto di tracciabilità dell'olio di oliva basato su tecnologia blockchain
Fonte foto: © Giovanni Cancemi - Fotolia

I viticoltori e gli olivicoltori sono sottoposti ad un numero ingente di obblighi burocratici per adempiere alle normative di settore. Oneri necessari per accedere ai contributi della Pac e sulla base dei quali gli organi competenti effettuano i controlli per reprimere le frodi. Oneri necessari dunque al buon funzionamento delle filiere e alla tutela del consumatore, ma che pesano sulla gestione delle aziende agricole.

E' possibile trasformare un fardello burocratico in una opportunità? Ci sta provando il Mipaaf che ha deciso di avviare un progetto, presentato durante Cibus, sulla tracciabilità dell'olio di oliva e dell'aceto di vino basato su tecnologia blockchain che sfrutta i dati già in possesso della Pa. Dati che le aziende agricole potranno presto rendere disponibili ai consumatori in un'ottica di tracciabilità e differenziazione sul mercato.

Il Fascicolo aziendale, ormai digitalizzato, e il Registro di carico e scarico per il settore oleicolo, (digitale da quest'anno) rendono il ministero in grado di seguire la vita delle olive dal campo (geolocalizzato), passando dal frantoio e fino all'imbottigliamento. Tutte queste informazioni sono utili sia in un'ottica di trasparenza nei confronti del consumatore, sia di contrasto delle frodi.

Nel settore dell'olio nel 2017 si è registrata una incidenza del 19,6% di operatori con irregolarità, su un totale di 3.850 aziende controllate. Dati alti, anche se più bassi rispetto a quelli del vino, dove ben il 30,4% delle aziende controllate ha presentato irregolarità. Settore, quello del vino, su cui un progetto simile a quello dell'olio è già stato avviato da un anno (e di cui abbiamo parlato qui).

"Attraverso il Sistema informativo agricolo nazionale, la Pubblica amministrazione ha in pancia tutti i dati forniti dagli attori della filiera. Un patrimonio enorme che può garantire il prodotto nei confronti del consumatore e che può essere utile ai fini del controllo da parte degli organi ispettivi", ha spiegato Luigi Polizzi, dirigente del Mipaaf, durante l'evento a Cibus a cui hanno partecipato gli attori della filiera.


Il Mipaaf punta sulla tecnologia blockchain

Ma come rendere disponibili le informazioni contenute nei server della Pubblica amministrazione? La tecnologia scelta è quella blockchain, un database diffuso e non modificabile retroattivamente utilizzato ad esempio per lo scambio di criptovalute come i bitcoin.

"Il grande pregio di blockchain è la certezza delle informazioni che vengono diffuse e l'impossibilità di manipolarle. Il sistema promosso dal Mipaaf offre garanzie enormi di sicurezza da un punto di vista tecnologico", spiega ad AgroNotizie Carla Buffolino, business integration manager di Almaviva, la società che ha costruito la piattaforma. "Inoltre offre una certezza pressoché assoluta sulla qualità delle informazioni che vengono fornite, dati che vengono gestiti da Mipaaf, Agea e dall'Istituto centrale repressione frodi, per gli adempimenti obbligatori volti al controllo delle filiere alimentari e all'erogazione dei premi comunitari. Dati sottoposti al 100% a controlli amministrativi e a una numerosa quantità di controlli oggettivi".

Insomma, in un'ottica di tracciabilità i dati contenuti nel Sian (Sistema informativo agricolo nazionale) sono ciò che di meglio il consumatore può chiedere. Sono infatti molte le aziende agricole che offrono sistemi di tracciabilità, ma che si basano sulla buona volontà e correttezza delle aziende stesse.

"Il fatto che blockchain sia pubblica e dunque non ci sia un soggetto in grado di modificare unilateralmente i dati, è un elemento di grande importanza", ha spiegato Mario Cerulli, di Almaviva. "Inoltre la blockchain che abbiamo scelto è praticamente gratuita, disponibile in ogni momento e non richiede la realizzazione di alcuna infrastruttura".


I prossimi passi

A che punto è il progetto? In questo momento il Mipaaf sta selezionando i produttori da inserire in una sperimentazione al termine della quale la piattaforma per la tracciabilità di olio di oliva e aceti di vino sarà disponibile a tutti. Qualunque agricoltore potrà scegliere di essere presente sull'app che il Mipaaf ha creato per l'occasione oppure crearsi una propria applicazione.

Sulle bottiglie dovranno essere apposti dei tag, come quelli Nfc, ad esempio sotto l'etichetta o all'interno del tappo. Quasi tutti gli smartphone hanno già incorporato un lettore ad hoc in grado di leggere il chip e far aprire sull'app del telefono la scheda relativa al produttore (come mostrato nel video).


In questo modo l'azienda si può tutelare dai falsi, visto che i tag Nfc sono univoci. Ma può ricevere anche i feedback degli utenti e fornire informazioni aggiuntive, raccogliendo al contempo informazioni sui consumatori.

Se il Mipaaf è in grado di tracciare la filiera dalla raccolta delle olive fino all'imbottigliamento dell'olio, rimangono scoperti due segmenti: quando cioè la bottiglia viene presa in carico dai grossisti e dalla Gdo e prima che le olive vengano raccolte. In questo ultimo frangente soluzioni come QdC® - Quaderno di Campagna, dove sono registrate in maniera digitale tutte le informazioni riguardanti la gestione dell'oliveto, potrebbero essere integrate coi dati del Mipaaf per fornire una tracciabilità completa.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: innovazione olio unione europea burocrazia olivicoltura tracciabilita tecnologia

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