I prodotti agroalimentari erano e sono sicuri per il consumatore, ma la provincia di Caserta nel 2014, anche a causa dell’eco mediatica generata dal caso Terra dei Fuochi, perse ben l’8,2% delle esportazioni complessive, a fronte di un dato tendenziale della Campania pari a -1,7%.

Il dato è emerso martedì 18 ottobre a Pastorano (Caserta), durante il workshop di Coldiretti "Campania, nulla da nascondere".

Oggi le esportazioni dell’agroalimentare casertano – che nel 2014 furono determinanti nella débâcle delle vendite all’estero di quel territorio - stanno recuperando, anche grazie al sostegno dell’azione informativa dell’Istituto zooprofilattico sperimentale per il Mezzogiorno che sta gestendo i programmi di certificazione e tracciabilità volontarie di Regione Campania: QR Code Campania e Campania Sicura.
 
Il presidente di Coldiretti Caserta, Tommaso De Simone, che è anche presidente della locale Camera di Commercio, ha presentato i dati del sistema Camerale sottolineando: “Nel 2014 c'è stato un crollo a meno di 1,05 miliardi di euro complessivi delle esportazioni. Dopo la presentazione ad Expo nel settembre 2015 del rapporto dell'Istituto zooprofilattico qualcosa è cambiato. Anche se non abbiamo avuto gli stessi titoloni dei giornali, il trascinamento positivo sulle rilevazioni trimestrali è stato evidente. L'export casertano è oggi risalito ai livelli precedenti. Ma possiamo crescere ancora di più proprio puntando sulla qualità. La nostra agricoltura non potrà mai essere distrutta, perché ogni volta che qualcuno ci prova si rialza più forte di prima".
 
Nel 2014 a determinare la débâcle delle esportazioni fu proprio l’agroalimentare: perché il settore “Prodotti dell’agricoltura, silvicoltura e pesca” (5,7% sul totale esportato) segnò un calo del 10,2% unitamente alla frenata dell’export dei “Prodotti alimentari, bevande e tabacco (-23,8%), che pesavano per oltre il 14% sulle esportazioni totali del territorio casertano.
 
Due i gruppi di prodotti più colpiti: l’export di mozzarella, quarto prodotto più esportato della provincia, che segnò un - 39,9% e quello di ortaggi e altre colture non permanenti, calato del - 14,6%.
 
"Per cancellare il marchio ingiusto e infamante della Terra dei Fuochi occorre fare squadra ed estendere l'autocontrollo e la certificazione al più grande numero possibile di aziende agricole". Questo l'invito che Antonio Limone, commissario dell'Istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno, ha lanciato in occasione del workshop. L'Istituto effettua circa 4 milioni di esami all'anno ed ha raccolto 40mila dati in una griglia di tutto il territorio regionale.
 
"Certificare la qualità dei prodotti – ha spiegato Limone – sdogana e aiuta a vincere la resistenza del consumatore. L'uso del QR-code consente di alzare la reputazione delle aziende e dei prodotti. Nessuno può permettersi di mettere in discussione gli esami del nostro Istituto che opera per conto dello Stato. L'obiettivo è fare numeri grossi nelle filiere agroalimentari. Solo così possiamo smontare per sempre questa storia della terra dei fuochi. I prodotti campani sono i più controllati d'Italia. L'agroalimentare campano può dire di non avere nulla da nascondere. E può anche fregiarsi di questi marchi di qualità. Sfidiamo gli altri a fare altrettanto".
 
"Abbiamo voluto questo incontro
– ha aggiunto Salvatore Loffreda, direttore di Coldiretti Campania – perché siamo profondamente convinti del valore della certificazione. Il sistema dei controlli ha funzionato e i consumatori si fidano degli enti terzi certificatori. Dobbiamo essere i primi a sentire il bisogno di raccontare chi siamo, senza vederlo come un giudizio. Solo così possiamo contrastare gli attacchi speculativi che arrivano dall'estero. Non a caso Coldiretti continua la sua battaglia sulla trasparenza. L'autocertificazione è anche un argine alla cattiva comunicazione verso la nostra terra".
 
Il workshop è stato coordinato da Maria Cristina Masi, veterinaria e collaboratrice dell'Izsm e ha visto, oltre agli  interventi tecnici, le testimonianze di imprenditori agricoli che hanno già scelto di certificare i propri prodotti, traendone un vantaggio nel rapporto con i consumatori.