Dal campo alla tavola, il pane è "made in Bergamo"

Abia-Confai appoggia l'iniziativa dei panificatori bergamaschi sul pane a Km0 e rilancia con l'agricoltura conservativa

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L’Associazione panificatori bergamaschi ha lanciato l'iniziativa “Bergamo, la mia terra, il suo pane”
Fonte foto: © Clarita - Morguefile

L’iniziativa “Bergamo, la mia terra, il suo pane”, che vede come capofila Aspan, l’Associazione panificatori bergamaschi, ha raccolto il plauso di Abia-Confai, l’associazione bergamasca dei contoterzisti agrari.

Ma l’organizzazione che riunisce imprese agromeccaniche e agricole bergamasche rilancia, proponendo di applicare ai terreni destinati al grano “made in Bergamo” le tecniche dell’agricoltura conservativa, ovvero pratiche di lavorazione dei terreni a basso impatto ambientale.
Tra queste tecniche rientra la semina diretta – ricorda il presidente provinciale e nazionale di Confai, Leonardo Bolis -, una modalità di coltivazione che fa a meno della tradizionale aratura profonda dei suoli, facendo risparmiare gasolio, prodotti chimici e ore-lavoro”.

Alcuni imprenditori hanno già valutato e sperimentato questa possibilità. Secondo Abia-Confai, l’applicazione sistematica di tali pratiche sugli oltre 600 ettari dedicati al progetto consentirebbe di elevare ulteriormente il profilo di sostenibilità ambientale dell’intera iniziativa, andando incontro alle richieste di una schiera sempre più folta di cittadini che opta per scelte di consumo consapevoli, coniugando la ricerca del gusto con un diffuso sentimento di responsabilità sociale.

Applicando modalità di coltivazione dei terreni meno aggressive – ricorda Enzo Cattaneo, direttore di Abia – si realizzano significativi progressi sotto il profilo ambientale. Secondo i nostri calcoli, sulla base della superficie attualmente destinata al frumento coltivato per il pane bergamasco, con l’agricoltura conservativa si risparmierebbero emissioni per 70 tonnellate di CO2, migliorando ulteriormente il già apprezzabile bilancio ecologico dell’iniziativa: quest’ultima, infatti, tagliando i trasporti di lunga distanza, permette per ora di risparmiare 150 tonnellate di CO2 all’anno”.
L’attuazione di tecniche di lavorazione minima, offerte attualmente dalle imprese agromeccaniche professionali, consentirebbe inoltre alle aziende agricole di risparmiare fino a 150 euro per ettaro abbattendo i consumi di gasolio e altri costi di coltivazione: una cifra non disprezzabile, soprattutto in tempi di crisi.

Fonte: Abia

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