Lavoratori stranieri, sono oltre 300mila nei campi italiani

I dati del Cnel sul ruolo degli immigrati nel mercato del lavoro italiano. Coldiretti: "Apporto determinante per garantire i primati del made in Italy"

Questo articolo è stato pubblicato oltre 7 anni fa

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Nelle campagne lavorano oltre 300mila immigrati

"L'immigrazione è ormai diventata una componente strutturale della società e dell’economia italiana".

Con queste parole si apre la  ricerca del Cnel - Consiglio nazionale economia e lavoro su "Il ruolo degli immigrati nel mercato del lavoro italiano".

Una ricerca che, coprendo 10 anni, si proietta fino al 2020 e fa il punto su presente e futuro dei lavoratori stranieri in Italia. Negli ultimo quindi anni il numero di questi lavoratori è passato da percentuali pressoché irrilevanti a valori prossimi al 10% della forza lavoro complessiva. Un dato destinato ad aumentare: secondo il Cnel, nel 2020 i lavoratori immigrati aumenteranno del 45% rispetto al 2010.
 
Non fa eccezione l'agricoltura: sono infatti oltre trecentomila gli immigrati impiegati nelle campagne italiane.

"L'apporto del lavoro straniero resta determinante in agricoltura - sottolinea la Coldiretti - e rappresenta ben il 23% del totale delle giornate di lavoro dichiarate dalle aziende".

 

I lavoratori immigrati impegnati in agricoltura hanno un'età media di 36 anni e per il 71% sono di sesso maschile. Sono ben 172 le diverse le nazionalità anche se a prevalere sono nell'ordine Romania (113.543), India (24.823), Marocco (24.519), Albania (23.982), Polonia (22.601), Bulgaria (15.242), Tunisia (12.027), Slovacchia (11.551), Macedonia (10.254), Moldavia (5.422), Senegal (5.193) e  Ucraina (4.756).

 

"I lavoratori stranieri - conclude la Coldiretti - contribuiscono in modo strutturale e determinante all'economia agricola del Paese su un territorio dove va garantita la legalità per combattere inquietanti fenomeni malavitosi".

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