L'acidosi ruminale non fa più paura al vitello Piemontese

Presentati a Fossano (Cn) i risultati di uno studio di campo che ha messo in luce in che modo sia possibile ingrassare con successo gli animali della celebre razza bovina, anche in presenza di elevati livelli dietetici di mais

Alessandro Amadei di Alessandro Amadei

Questo articolo è stato pubblicato oltre 2 anni fa

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Bovini di razza Piemontese all'ingrasso alimentati con unifeed
Fonte foto: © Allevatori Top

Sono tempi relativamente felici per gli allevatori che praticano l'ingrasso della Piemontese.
Anche se da alcune settimane i prezzi della carne dei bianchi bovini "dalla doppia groppa" viaggiano su livelli abbastanza remunerativi, rimane infatti sempre viva l'esigenza di limare i costi di produzione e in particolare di alimentazione dei vitelli. Soggetti a cui viene abitualmente offerta una dieta ricca di cereali e in particolare di mais, alimento che oltre a favorire un'armoniosa crescita degli animali, risulta molto spesso a basso costo e di facile reperibilità in quanto di produzione aziendale. Quanto meno nelle stalle della pianura piemontese, dove i bovini della celebre razza sono di casa.

Ma se da un lato spingere su farina, granella o pastone di mais rappresenta un'esigenza tecnica ed economica, dall'altro occorre guardarsi dagli eventuali eccessi che espongono gli animali all'acidosi ruminale, una patologia che oltre a costituire una grave minaccia per la salute e il benessere dei vitelloni, rallenta la crescita, allunga i tempi di permanenza in stalla e peggiora la qualità della carne.

Convivere con il rischio acidosi è però possibile: questo il messaggio lanciato alcuni giorni fa a Fossano (Cn) in occasione della presentazione dei risultati di una prova di campo realizzata da Bio Vit Srl in collaborazione con l'Anaborapi (Associazione nazionale allevatori bovini di razza Piemontese) e con il Disafa (dipartimento di Scienze agrarie, forestali e alimentari) dell'Università di Torino.

Lo studio ha infatti messo in luce come, utilizzando un tampone ruminale e intestinale di ultima generazione a base di alghe marine calcaree, sia possibile offrire ai vitelli un unifeed molto ricco di farina di mais (6-7 kg/capo/giorno, 44% della s.s.) senza incorrere in problemi di acidosi.

Un altro aspetto interessante dello studio riguarda la metodologia adottata: ai soggetti inclusi nel test sono stati somministrati boli ruminali in grado di rilevare di continuo, per tutto il periodo della prova (5 mesi), il pH e la temperatura del liquido ruminale. In questo modo è stata ricavata una vasta mole di dati in precedenza inediti sulla fisiologia di questa generosa razza bovina.

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Fonte: Allevatori Top

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Tag: cerealicoltura carne bovini salute animale zootecnia

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