"Bisogna capire che cos'è oggi il contratto di lavoro dell'agricoltura e modificarlo in base al cambiamento delle esigenze". In questo modo il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti apre il convegno "Lavoratori agricoli cercasi - Mercato del lavoro agricolo: antichi vizi, nuove virtù", dello scorso 21 giugno a Roma.

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Il tema posto al centro della discussione da Giansanti - che fa presente come nel settore agricolo siano "pochissimi ad agire al di fuori delle norme" - è cercare di capire come mai "gli imprenditori non riescono a trovare manodopera". Il risultato è che questo si traduce "non soltanto in mancanza di lavoro ma anche di produzione".

 

Secondo il quadro del settore agricolo disegnato da Nomisma stiamo parlando di oltre 1 milione di dipendenti e 117 milioni di giornate lavorate; quasi un terzo dei lavoratori è straniero, anche se cambia la distribuzione geografica della provenienza: aumentano gli extracomunitari, in particolare indiani, albanesi e marocchini.

 

"Dobbiamo immaginare un'agricoltura di qualità coinvolgendo i giovani italiani - osserva la ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali Marina Elvira Calderone intervenendo in un videomessaggio - senza nulla togliere al contributo dato dagli immigrati. Devono essere fatti tutti gli sforzi necessari e strutturali per rendere il comparto agricolo più appetibile ai giovani". Quello che c'è da fare è "strutturare nuove azioni di supporto al comparto".

 

La discussione entra nel vivo quando proprio Giansanti rileva come i prestatori di manodopera possano "risolvere dei problemi" ma allo stesso tempo "espongono gli imprenditori a dei rischi". Tanto che per il presidente di Confagricoltura "non possiamo più permetterci di non trovare manodopera qualificata". Motivo in più "per rimettere al centro un contratto che riqualifichi il lavoro nell'agricoltura".

 

Tra gli elementi messi in evidenza, la necessità di fare formazione e lavorare al nuovo concetto di impresa agricola per tenere insieme imprenditori e lavoratori del comparto.

 

La sfida infatti è anche legata all'incremento delle quantità. "Se dobbiamo produrre il 30% in più dobbiamo essere in grado di costruire nuovi modelli". Come fare? Per il presidente di Confagricoltura i sindacati e le associazioni delle imprese dovrebbero scrivere al Governo un documento, "un vademecum di quello che è necessario al settore".

 

"Non si può incentivare tutto e fare tutto - rileva il segretario della Cgil Maurizio Landini nel suo intervento - bisogna scegliere. Lo strumento che deve essere incentivato è il contratto nazionale di lavoro. Devono essere detassati solo gli aumenti salariali dei contratti nazionali di lavoro. Le risorse per incentivare tutto non ci sono perché l'Italia è indebitata".

 

Le cose da fare sono quindi molte. Per Confagricoltura si deve cominciare dal poter contare su un quadro normativo chiaro e stabile, che consenta alle imprese agricole di operare correttamente. E poi intervenire sui trattamenti economici per renderli più attrattivi e competitivi, mantenere il taglio del cuneo fiscale per i dipendenti, detassare gli aumenti retributivi contrattuali e avvicinare i giovani al mondo agricolo riconoscendo crediti e incentivi, oltre a rivedere il Decreto Flussi che così come è non funziona.

 

Il punto è quindi che tutti gli attori del settore agricolo provino a fare sistema partendo dal contratto nazionale di lavoro e rivedendo gli attuali strumenti, per dare una risposta concreta ed efficace alle esigenze delle imprese e degli addetti.

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