Olio di oliva, Agrinsieme chiede incontro urgente a Centinaio

Servono misure eccezionali per aiutare la Puglia. Intanto Italia Olivicola stima una produzione a 160mila tonnellate e mette in evidenza il dato dell'Icqrf: 100mila tonnellate di olio extravergine nazionale della trascorsa campagna ancora invendute

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Secondo Italia Olivicola sarebbe in atto una vera e propria speculazione per indurre i frantoi ad abbassare il prezzo dell'olio nazionale ancora detenuto
Fonte foto: © Peuceta - Fotolia

La campagna olivicolo olearia 2018-2019 si annuncia come una delle peggiori di sempre, se non addirittura la peggiore di tutte, come prevedono le stime di Italia Olivicola.
Il consorzio teme che siano in atto speculazioni sul mercato per tenere basso il prezzo dell'olio d'oliva italiano, vista la giacenza di 100mila tonnellate di extravergine della campagna 2017-2018 presso i frantoi e le imprese agricole.

Intanto il coordinamento nazionale di Agrinsieme ha chiesto un incontro urgente al ministro alle Politiche agricole Gian Marco Centinaio, per por mano alla questione degli indennizzi in deroga al sistema assicurativo nazionale per gli olivicoltori pugliesi, che hanno riportato 160 milioni di euro di danni solo per le gelate di febbraio - marzo 2018.
Ma anche per mettere mano ad un nuovo Piano olivicolo nazionale e ridiscutere gli interventi di sostegno più opportuni per tutto il comparto che, come evidenziava ieri Ismea, vive una fase di complessiva debolezza.


Agrinsieme scrive al ministro Centinaio e chiede l'incontro

"La situazione di difficoltà che stanno vivendo gli agricoltori pugliesi rischia di aumentare notevolmente alla luce degli sviluppi dei lavori per la conversione in Legge del decreto Semplificazioni, che avrebbe dovuto portare all'individuazione di un percorso per arrivare alla soluzione delle varie problematiche che la Puglia sta pagando a caro prezzo e che sta mettendo a rischio paralisi l'intera olivicoltura regionale, stretta tra la Xylella e il maltempo, con la siccità prima e le gelate poi" scrive il coordinamento nazionale di Agrinsieme in una nota stampa diffusa ieri.

"La produzione olivicola regionale è quasi azzerata e quella nazionale è ai minimi storici, con sensibili ripercussioni sulla redditività dei produttori e con la conseguente perdita di quasi un milione di giornate lavorate", ricorda il coordinamento che riunisce Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari.

"In occasione di un recente incontro - scrive Agrinsieme in una lettera inviata al responsabile del dicastero dell'Agricoltura - abbiamo rappresentato le difficoltà che il mondo olivicolo pugliese sopporta da qualche tempo, in ordine alle quali era stato individuato un percorso che avrebbe dovuto condurre all'immediato riconoscimento dello stato di calamità naturale, con la conseguente attuazione di quanto previsto dalla Legge 102/2004".

"Nella consapevolezza, però, che questo provvedimento non può rappresentare l'unica soluzione a problematiche ben più complesse, si sollecita il governo affinché, parallelamente allo stanziamento di fondi nazionali e all'attuazione di un Piano olivicolo nazionale, si attivi in sede comunitaria e si adoperi per l'approvazione di misure eccezionali a sostegno dell'olivicoltura pugliese, come già avvenuto nel recente passato, ad esempio, per altri settori", conclude Agrinsieme.


Italia Olivicola, peggiore annata di sempre e c'è chi specula sui prezzi

La campagna olivicola 2018-2019 passerà agli annali come la peggiore della storia.
A sostenerlo è Italia Olivicola. Secondo l'organismo più rappresentativo dei produttori olivicoli oleari italiani, "La produzione a livello nazionale risulta ridotta di quasi il 60%: 166mila le tonnellate registrate fino a dicembre, si arriverà massimo a 180mila, a causa degli eventi atmosferici catastrofici di questi mesi, tra tutti le gelate di febbraio 2018 in Puglia, che hanno determinato la perdita di un milione di giornate lavorative".

Secondo Italia Olivicola però c'è un mistero da svelare: "il volume record di giacenze di olio extravergine di oliva made in Italy".
L'Italia è il più importante importatore di olio al Mondo, con una media di 560mila tonnellate per anno nell'ultimo triennio, ed è il primo Paese come consumi, con una media annuale di quasi 600mila tonnellate.
Questi primati sarebbero tali da giustificare una veloce commercializzazione dell'olio italiano: "Ed invece non è così - sottolinea Italia Olivicola - e a rimanere invenduto è proprio il nostro migliore prodotto, almeno stando ai dati ufficiali".

I dati pubblicati dall'Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressioni frodi, tratti dal sistema di tracciabilità telematica, informano che, a fine settembre 2018, era ancora detenuto invenduto e allo stato sfuso dagli operatori il 25% della produzione di olio extravergine di oliva ottenuta nel corso della campagna 2017-2018.

"Si tratta di 100mila tonnellate di ottimo olio extravergine d'oliva italiano che non è stato commercializzato, in un'annata dove, secondo le elaborazioni Ismea, si sarebbe raggiunto il picco dei consumi interni delle ultime quattro campagne di commercializzazione" sottolinea Italia Olivicola.

Per le produzioni certificate va ancora peggio. Le giacenze di olio extravergine di oliva riconosciuto come Dop/Igp o come biologico, all'inizio della corrente campagna di commercializzazione (primi di ottobre), hanno addirittura superato il 100% del volume di produzione annuale.

"E' mai possibile che un quarto del prodotto made in Italy ottenuto rimanga in mano a olivicoltori e frantoiani, in un'annata durante la quale abbiamo importato 550mila tonnellate di olio di oliva? - si chiede Gennaro Sicolo, presidente di Italia Olivicola - Se il prodotto italiano non viene venduto, come dimostrano i numeri, è ragionevole pensare che nelle bottiglie venga spacciato per italiano olio che in realtà non lo è".

"Siamo al centro di una grande speculazione che mira ad affossare l'olivicoltura italiana costringendo gli agricoltori a svendere il prodotto di qualità a prezzi bassissimi, così come succede in Spagna e Tunisia - continua Sicolo - non si spiegano altrimenti, d'altronde, i primi riscontri sugli scaffali con prodotti definiti '100% italiani' venduti a 2,99 euro al litro".

"Occorrono maggiori controlli, sempre più in profondità per evitare che simili storture si manifestino. Combatteremo questo sistema in maniera forte e netta, augurandoci un intervento concreto e deciso del governo, per evitare che le frodi, le contraffazioni e le truffe nei confronti degli agricoltori e dei consumatori possano diventare la normalità" ha concluso Sicolo.

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