Castelluccio, seminare nonostante tutto

Effettuata con l'aiuto dell'esercito la semina della lenticchia di Norcia Igp ai Piani di Castelluccio di Norcia, resi pressoché isolati dal sisma. Mentre a Cascia una delegazione di pastori sardi rinnova la tradizione della 'paradura' donando mille pecore ai colleghi umbri del cratere

Questo articolo è stato pubblicato oltre 3 anni fa

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Nonostante le difficoltà arrecate dal terremoto, anche quest'anno la semina della lenticchia a Castelluccio è stata fatta
Fonte foto: © JFL Photography - Fotolia

La semina della lenticchia a Castelluccio è stata fatta anche quest'anno. Nonostante il terremoto.

Il sisma infatti ha danneggiato la viabilità ordinaria, rendendo l'altopiano di Castelluccio raggiungibile solo con un percorso di oltre 90 chilometri, attraverso il Lazio e le Marche.

Una situazione che stava mettendo a rischio la semina della lenticchia di Castelluccio di Norcia Igp, prodotto simbolo della zona, ora simbolo anche della voglia di rinascita.

Ma la voglia di fare ha vinto le difficoltà. L'esercito ha organizzato un convoglio per trasportare a Castelluccio macchinari e agricoltori alla piana di Castelluccio.

Così, attraverso un percorso speciale attraverso il viadotto e la galleria di Forca Canapina, i mezzi dell'esercito in due giorni hanno trasferito ai Piani di Castelluccio seminatrici, trattori, macchinari e 400 quintali di sementi, che verranno riportati a valle assieme agli agricoltori appena concluse le operazioni di semina.

Sarà così garantita anche quest'anno questa particolarissima produzione di montagna, che interessa oltre 500 ettari, per un raccolto che si aggira attorno alle 370 tonnellate.

Una semina che garantirà anche quest'anno lo spettacolo della fioritura, che in estate tinge i Piani di Castelluccio dei colori dei fiori delle lenticchie e di altre piante spontanee. Uno spettacolo che attirava ogni anno oltre 250mila visitatori e che anche quest'anno si spera possano tornare ad ammirarlo: i lavori per il ripristino della viabilità sono iniziati.

Anche un altro spettacolo di tradizione e solidarietà si è tenuto nei giorni scorsi nell'Umbria colpita dal terremoto. Una tradizione 'forestiera', arrivata dalla Sardegna come gesto concreto e simbolico di vicinanza tra i pastori delle due regioni.

Si tratta della 'paradura' una antica usanza sarda in cui si donavano pecore agli allevatori caduti in difficoltà. E oggi i pastori in difficoltà a cui donare nuovi animali sono stati quelli umbri.

Così a Cascia in un evento dal sapore di festa e di speranza, sono state donate mille pecore assegnate secondo la tradizione dell'isola 'a stumbu', a caso, con un sorteggio fatto da un bambino bendato.

Un altro dei numerosi gesti di solidarietà che in questi mesi hanno mobilitato gli allevatori di tutta Italia in soccorso dei colleghi colpiti dal sisma.

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