AgriCrisi - Polli e conigli, le due facce della crisi

Il settore avicolo reagisce grazie ad una filiera produttiva ben strutturata. Mentre gli allevamenti cunicoli, meno organizzati, sono in balia del mercato

Angelo Gamberini di Angelo Gamberini

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Concentrata in poche grandi aziende integrate, l’avicoltura italiana riesce a seguire le oscillazioni della domanda meglio di altri settori della nostra zootecnia
Fonte foto: Hyperscholar

Inizio d'anno difficile per polli, uova e conigli, che nelle prime settimane del 2010 si sono ritrovati a fare i conti con prezzi in flessione. Impietoso il confronto con l'anno precedente, quando i prezzi erano del 30% più alti. Quella che si annunciava come una nuova e pesante crisi per tutto il settore, sta però lentamente rientrando. Già da febbraio le quotazioni hanno ripreso a salire e le indicazioni di Ismea sui prezzi nella prima settimana di marzo confermano questa tendenza. Il prezzo dei polli è salito a quota 0,87 euro al kg (sulla piazza di Forlì, una delle più importanti) riducendo al 20% la differenza rispetto alle quotazioni del marzo 2009. 

Le carni di pollame in Italia (fonte Una - 2008 - 000 tonn)

Pollo Tacchino
Produzione 713 300,5
Importazione 39 15,2
Esportazione 69,1 65,9
Consumo (kg/p.a.) 11,77 4,31

Un divario che si spera possa essere colmato in tempi rapidi perché i prezzi restano non remunerativi per le aziende, come ha tenuto ad evidenziare anche Confagricoltura, preoccupata per la tenuta degli allevamenti.  Nel favorire un recupero delle quotazioni gioca un ruolo fondamentale la buona capacità del settore avicolo nel riprogrammare le produzioni e ridurre l'offerta per adeguarla alle richieste. Merito della forte organizzazione della filiera avicola, che ha le sue basi nell'integrazione verticale fra industrie di trasformazione e allevatori.

 

Conigli in difficoltà

Assai diverso è il caso della coniglicoltura, dove ancora molti sono gli allevamenti che operano fuori dai contratti di allevamento (per lo più soccide) che comunque stanno trovando diffusione anche in questo comparto. La conseguenza è una forte difficoltà nell'orientare le produzioni cunicole alle oscillazioni della domanda, il che apre la porta a ricorrenti e profonde crisi di mercato. Così è stato per gran parte del 2009, con prezzi sotto ai due euro e con gli allevamenti in perdita. Solo negli ultimi mesi dello scorso anno si è assistito ad un recupero in coincidenza con l'aumento della domanda, come sempre avviene con l'approssimarsi della stagione fredda. Un recupero che però è durato poco. Contrariamente alle attese, il prezzo dei conigli ha iniziato a scendere già nelle prime settimane di gennaio.

I numeri della coniglicoltura
Produzione 43450 tonn
Valore produzione 340 milioni di euro
Numero addetti 10000

Una discesa che non si è arrestata e ancora oggi le quotazioni sono scese ad appena 1,69 euro per kg sulla piazza di Verona. E i conti degli allevatori sono tornati “in rosso”.  Una situazione che desta molte preoccupazioni in tutta Italia e soprattutto in Veneto, regione che detiene il primato in campo cunicolo. Ed è Veneto Agricoltura che in questi giorni ha organizzato un convegno per presentare il Piano nazionale cunicolo messo a punto dal Mipaaf. Fra le iniziative previste dal Piano rientra un programma di comunicazione sulle prerogative nutrizionali della carne di coniglio che coinvolga scuole, mense scolastiche e pediatri. Una ripresa della domanda, che in questi ultimi mesi si è indebolita, rappresenta la via di uscita al rischio chiusura di molti allevamenti. Già il 15% degli allevatori ha gettato la spugna, come ha fatto notare il presidente di Coniglio Veneto, Stefano Bison. Colpa anche dello spiccato individualismo degli allevatori di conigli, scarsamente propensi a riunirsi in forme associative ed anche per questo motivo maggiormente in balia del mercato e delle sue fluttuazioni.

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Fonte: Agronotizie

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