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Biostimolanti, facciamo chiarezza

Si parla molto di biostimolanti, ma intorno a questi prodotti c'è tanta confusione. AgroNotizie ha visitato lo stabilimento di Valagro ad Atessa (Ch), dove l'efficacia delle nuove molecole viene studiata a livello genetico

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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I biostimolanti non si sostituiscono agli agrofarmaci o ai fertilizzanti
Fonte foto: © aton gvozdikov - Fotolia

Negli ultimi anni è cresciuta l'attenzione degli agricoltori e dei tecnici verso i biostimolanti. Le aziende agricole sono alla costante ricerca di soluzioni ai problemi che affliggono le colture: diminuzione delle rese, attacchi di parassiti, malattie, calo della qualità. In questo frangente molti guardano ai biostimolanti come ad una possibile soluzione.

Ma in questo settore, relativamente giovane e senza una regolamentazione specifica, non c'è chiarezza sui reali benefici dei biostimolanti. Ma soprattutto non c'è chiarezza su quello che non fanno.
Per cercare di mettere ordine, AgroNotizie ha visitato lo stabilimento di Atessa (Ch) di Valagro, che da anni si occupa di produzione di biostimolanti.

"I biostimolanti sono delle sostanze, tendenzialmente estratte dalle piante, oppure microrganismi che vengono impiegati in agricoltura e hanno tre specifiche funzioni", spiega Marco Rosso, global corporate affairs director di Valagro.
"Aiutare la pianta a resistere agli stress abiotici, come il caldo, il freddo o la mancanza d'acqua. Aumentare l'efficienza nell'assorbimento dei nutrienti. E infine migliorare la qualità della coltura".
 

A dare una definizione puntuale dei biostimolanti ci ha pensato l'Ebic (European biostimulants industry council), associazione che raccoglie più di cinquanta aziende europee del settore e il cui presidente è Giuseppe Natale, ceo di Valagro. "I biostimolanti contengono sostanze o microrganismi la cui funzione, quando applicati sulla pianta o sulla rizosfera, è di stimolare i naturali processi per aumentare o migliorare l'assorbimento dei nutrienti, la tolleranza agli stress abiotici e la qualità della coltura".

I biostimolanti dunque agiscono sui naturali processi fisiologici della pianta, aiutandola a 'fare meglio'. Quello che non fanno è sostituirsi ai fertilizzanti o agli agrofarmaci.
I biostimolanti infatti non apportano sostanze nutritive, ma semmai aiutano l'organismo vegetale ad assorbire meglio quelle presenti nel terreno. E d'altro canto non contrastano le aggressioni di agenti patogeni o di insetti fitofagi. Semmai aiutano la pianta a resistere meglio.

"In Valagro ci teniamo a sottolineare due punti", spiega Stefano Fontana, crop manager Italia di Valagro. "Prima di tutto che non esiste un prodotto buono per tutte le esigenze. Ogni biostimolante che noi sviluppiamo viene pensato per svolgere un singolo compito: rinforzare l'apparato radicale, aumentare la pezzatura, incrementare l'allegagione, e così via. Il secondo punto è la ricerca scientifica. Valagro è l'unica azienda di biostimolanti ad avere al suo interno un laboratorio di genomica. I nostri prodotti funzionano perché alle spalle c'è un lavoro di ricerca e sperimentazione che non ha eguali".
 

Valagro ha sviluppato una piattaforma tecnologica, denominata GeaPower, per la formulazione di nuovi biostimolanti. GeaPower, come si legge sul sito di Valagro, si compone di quattro pilastri: la profonda conoscenza degli ingredienti attivi e delle materie prime, la scelta dei metodi ottimali di estrazione dei principi attivi, la capacità analitica all'avanguardia e la capacità di fornire soluzioni efficaci per le esigenze del cliente.
Valagro usa genomica, proteomica e metabolomica per analizzare i principi attivi e le loro interazioni con gli organismi vegetali.

AgroNotizie ha avuto modo di visitare il laboratorio di genomica dove viene testata l'efficacia dei principi attivi selezionati a partire dal materiale vegetale.
Le nuove molecole vengono provate su colture modello (Arabidopsis thaliana) all'interno di una camera di crescita. I campioni vegetali trattati vengono poi analizzati a livello genomico.
Si va a studiare cioè l'interazione tra il biostimolante e i geni, individuando quali parti vengono sollecitate.
Attraverso un processo estremamente complesso e costoso, Valagro seleziona solo le molecole più promettenti. I formulati vengono poi testati dapprima in un centro di saggio e successivamente in campo, negli ottanta paesi sparsi in tutto il mondo in cui il Gruppo è presente.

Singoli prodotti per singole esigenze, dunque. "Bisogna sempre diffidare da chi promette un biostimolante efficace a 360 gradi", spiega Fontana. "Hanno sicuramente un effetto positivo rispetto ad un non intervento, ma la loro efficacia non è paragonabile a quella dei nostri formulati, studiati a livello genetico per dare una risposta alle esigenze della pianta e dell'agricoltore".

La mancanza di un quadro normativo definito non aiuta a fare chiarezza e inficia la credibilità di un intero settore. "La Commissione europea ha presentato al Parlamento europeo una proposta di regolamento in cui si definisce chiaramente cosa sono i biostimolanti", spiega Rosso.
"Ci aspettiamo che il regolamento venga approvato e pubblicato nel corso del 2018, con la relativa applicazione circa un anno dopo, nel 2019".

In un periodo in cui agli agricoltori viene corrisposto un prezzo per i prodotti agricoli che a malapena copre i costi di produzione, quando si parla di biostimolanti tutti si fanno la stessa domanda: ne vale la pena? La risposta, secondo Valagro, è positiva.
"Utilizzare i biostimolanti giusti permette di ottenere produzioni più elevate e una qualità migliore", conferma Fontana. "E l'investimento iniziale viene ampiamente coperto dal ritorno economico al momento della vendita dei prodotti".

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