Continua a crescere l'appello degli agricoltori laziali per chiedere misure urgenti per fare fronte alla moria dei kiwi, che sta mettendo a durissima prova una delle produzioni frutticole più importanti, se non la più importante, della Regione.

 

La moria del kiwi, chiamata anche deperimento del kiwi, è una sindrome causata da diversi fattori che porta alla perdita di vigoria e poi alla morte delle piante.

 

Un problema che nel Lazio - principale produttore nazionale di kiwi con oltre 4 milioni di quintali e un fatturato di 500 milioni di euro l'anno - sta assumendo dimensioni preoccupanti, che stanno mettendo in crisi il settore.

 

Secondo i dati della Coldiretti regionale, il 90% delle aziende laziali che producono kiwi è già stata danneggiata.

 

Un problema esteso su 6mila ettari di coltivazioni, sui 9mila ettari totali interessati da questa coltura.

 

Così da oltre un mese associazioni di agricoltori ed enti pubblici stanno chiedendo al governo il riconoscimento dello stato di calamità naturale per poter accedere agli indennizzi per cercare di compensare le perdite economiche delle aziende.

 

L'appello è stato lanciato a inizio settembre 2023 dall'assessore regionale all'Agricoltura Giancarlo Righini insieme a tutte le associazioni di categoria laziali: Coldiretti, Cia e Confagricoltura.

 

Un appello rilanciato nei giorni scorsi dai sindaci dei comuni dell'Agro Pontino, riuniti durante la seduta aperta del consiglio comunale di Cisterna del 3 ottobre 2023 che ha avuto un solo punto all'ordine del giorno: "Il sostegno delle imprese agricole danneggiate dal fenomeno della moria del kiwi e richiesta di dichiarazione dello stato di calamità naturale".

 

A preoccupare, oltre alle perdite economiche, c'è anche il rischio di svendita dei terreni da parte di molti agricoltori, con pericoli di infiltrazioni della criminalità organizzata.

 

Per Coldiretti Lazio sarà necessario mettere mano anche al nuovo Psr per garantire strumenti di finanziamento specifici in modo da poter permettere alle imprese agricole di ristrutturarsi e far fronte ai danni dovuti alla moria, andando a modificare soprattutto le misure relative ai contributi per gli investimenti aziendali.

 

Ora la parola passa al Ministero, che dovrà pronunciarsi sul riconoscimento della straordinarietà degli eventi legati alla moria e decidere se attivare o meno lo stato di calamità naturale.