Agricoltura, professionalità per la qualità

Innovazione, sostenibilità e nuove professioni sono state al centro del quarto workshop sull'agricoltura italiana tenutosi nei giorni scorsi al Campus Agroalimentare Raineri-Marcora di Piacenza

tavolo-relatori-quarto-workshop-agricoltura-italiana-campus-agroalimentare-piacenza-fonte-bayer.jpg

Il convegno 'Professionalità per un'agricoltura di qualità' ha visto gli esperti dialogare con gli studenti del Campus, grazie al sostegno di Bayer
Fonte foto: Bayer

Sostenibilità e innovazione in agricoltura, nuove professioni si delineano nel panorama italiano per il futuro della sua economia, un passaggio culturale e imprenditoriale divenuto ormai necessario. Di questi temi si è parlato al quarto workshop sull'agricoltura italiana tenutosi al Campus Agroalimentare Raineri-Marcora di Piacenza, lo scorso 15 maggio.
Il convegno dal titolo "Professionalità per un'agricoltura di qualità" ha visto gli esperti dialogare con gli studenti del Campus, grazie al sostegno di Bayer.

Il via ai lavori è stato dato da Teresa Andena, dirigente del Campus Agroalimentare Raineri-Marcora. Poi Fabrizio Binacchi, direttore della sede regionale della Rai dell'Emilia Romagna e moderatore, ha aperto così l'incontro: "La combinazione agricoltura-cibo, nell'anno internazionale del cibo italiano, è fondamentale. Dalla buona terra nasce il buon lavoro, e dal buon lavoro nascono le nostre eccellenze".
"Il nostro quarto incontro in collaborazione con Bayer - ha detto Tereza Andena - è volto a interrogarci sul significato di agricoltura come produzione di beni alimentari. Il cibo buono necessita di buona professionalità, quella che voi studenti state costruendo".

"Siamo passati da Pinocchio, ovvero il grande racconto della fame, a Masterchef, il racconto dell'abbondanza, in una sola generazione. Il cibo è diventato la nuova religione, tutti ne parlano ma pochi sanno come si produce", così Antonio Pascale, giornalista, scrittore e blogger del settore. Sempre più spesso si diffonde "un immaginario agricolo bucolico e falso, orientato al passato e sospettoso delle innovazioni, ma per continuare a produrre buon cibo è necessario parlare di nuovi strumenti". E a raccontarsi, secondo il giornalista, devono essere chimici, agronomi, biotecnologi per abbattere il muro della diffidenza in chi vede l'innovazione con timore.

Parmigiano Reggiano è il brand che Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio di tutela del Parmigiano Reggiano, sta portando con sempre maggiore successo nel mondo. Il 2017 è stato un anno record per la produzione del prodotto Dop: più di 3 milioni e 650mila forme, pari a 147mila tonnellate, tra le più elevate nella storia del formaggio emiliano con un giro d'affari al consumo che vale 2,2 miliardi di euro. Bertinelli ha illustrato il percorso avviato lo scorso anno per trasformare il Parmigiano Reggiano in un lifestyle brand. E' nella filosofia legata al Parmigiano Reggiano, ha spiegato Bertinelli, che "produttori, coltivatori e allevatori siano custodi di antichi saperi, sviluppati in 900 anni di lavoro e studio, ma anche di rispetto del territorio, perché è la terra che trasferisce al prodotto il proprio Dna. E solo dal rispetto per la terra, dalle conoscenze e dalla passione nasce un prodotto Dop".

Come ripensare al settore agroalimentare alla luce di un futuro più ecologico, che possa proteggere e custodire la salute del pianeta e la sua ricchissima biodiversità? Ne ha parlato Alberto Raggi, responsabile dei prodotti freschi "Sapori&Dintorni" Conad. "Si vuole trasmettere - ha affermato - un'immagine di alta qualità, delle tipicità regionali e identificarsi come una scelta distintiva nel panorama delle marche commerciali in Italia". Una strategia nel campo della Gdo che ha dato i suoi frutti portando oltre 300 milioni di euro di fatturato nel 2017 e un aumento del 9,5% di valore rispetto al 2016.

Silvia Faravelli e Carlo Solari sono i due studenti del Campus di Piacenza rappresentanti dell'Italia allo Stockholm Junior Water Prize in Svezia, autori di una ricerca per un'agricoltura ecosostenibile e all'avanguardia. Sono stati anche selezionati nella sede Fast di Milano come finalisti della 30esima edizione dei Giovani e le Scienze 2018. Il loro progetto, "La manna dal cielo H20 Km0", "cerca di dare una risposta immediata e concreta al fenomeno della siccità sulle nostre regioni, come si è tristemente registrato in Emilia Romagna nell'estate del 2017, dove l'allarme crisi idrica ha reso necessario il trasporto quotidiano di centinaia di cisterne d'acqua a paesi e aziende", ha raccontato Silvia Faravelli.

Una soluzione semplice a costi contenuti, senza alcun impatto ambientale, attuabile in tempi rapidi in tutte le aziende agricole e zootecniche del paese. "Si tratta di recuperare l'acqua piovana dalle coperture aziendali, convogliandola tramite i pluviali in vasche e cisterne apposite che, dotate di pompe, possono fornire nei periodi siccitosi l'apporto idrico necessario a colture quali mais, pomodoro, vite", ha aggiunto Carlo Solari. L'esperimento condotto nell'azienda dell'Istituto "G. Raineri" conferma validità, fattibilità e convenienza della proposta. Lo studio si è esteso anche a livello regionale tra le aziende dell'Emilia Romagna, dimostrando come la raccolta potrebbe soddisfare gran parte del fabbisogno idrico della coltura di mais nei periodi di siccità.

"I giovani professionisti, per essere preparati al futuro dovranno avere una visione internazionale, aperta a cambiamento e trasformazione" ha spiegato Marco Trevisan, preside della Facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali, coordinatore Scuola di dottorato Agrisystem e dipartimento di Scienze e tecnologie alimentari per una filiera agroalimentare sostenibile - Distas. "Le sfide dei prossimi anni saranno quelle di un'agricoltura sempre più di precisione con l'ausilio di informatica e meccanica, sempre più conservativa per la salvaguardia della fertilità dei suoli e il contrasto al pericolo di desertificazione, sempre più attenta alla produzione di qualità che permetta di conservare quella biodiversità delle produzioni agricole, tipicamente italiane. L'agricoltura moderna nell'era dei big data richiede innovazione, ricerca e continua evoluzione per permettere di coniugare redditività delle aziende agricole e qualità dei prodotti alimentari. E lo sviluppo aziendale deve essere sempre fatto nell'ottica della sostenibilità ambientale, economica e sociale con particolare attenzione alla salvaguardia delle produzioni tipiche locali".

Poi un appello agli studenti: "Siate il motore di studi e lavoro per produrre alimenti fedeli alla tradizione ma realizzati con tecnologie innovative e sostenibili, siate il motore della nuova industria agroalimentare".