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Fruitimprese Emilia Romagna, le ultime dall'associazione

Regolamento europeo sulla privacy ed export, con la Cina considerata sempre più un mercato di grandi prospettive: il presidente Giancarlo Minguzzi traccia un bilancio dell'annata 2017

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Per quanto riguarda il biologico, il comparto è in piena evoluzione
Fonte foto: © Africa Studio - Fotolia

"E' ormai di prossima attuazione il nuovo Regolamento europeo sulla privacy. Dal 25 maggio scatta una sorta di 'dentro o fuori', e per le aziende non a norma il rischio sanzionatorio sarà importante, dato che le multe previste arrivano fino al 4% del fatturato. Subentra l'obbligo per le aziende di dimostrare la legittimità dei trattamenti dei dati personali e le obbliga ad adottare procedure molto più stringenti ed esplicite per assolvere all'onere probatorio".
Ad affermarlo Giancarlo Minguzzi, presidente di Fruitimprese Emilia Romagna e dell'Op Minguzzi Spa di Alfonsine (Ra), nella relazione all'assemblea annuale dei soci dell'associazione, svoltasi lo scorso 7 maggio a Cesena.

Venendo al consuntivo dell'annata 2017, Minguzzi ha ricordato il contributo dell'ortofrutta al record dell'export nazionale, cresciuto nel decennio del 50%. "Con quasi 5 miliardi di export l'ortofrutta italiana ha raggiunto un record storico con la Germania che assorbe quasi la metà della produzione (42%, +5,8%), la Francia il 14% del totale (+9,5%), mentre verso la Spagna l'export è cresciuto a doppia cifra (12,8%)".

Nel 2017 si è aggravata la situazione di difficoltà strutturale per l'ortofrutta. "Per un chilo di pesche, nel corso della passata campagna, agli agricoltori è stato liquidato un valore di 20-25 centesimi, mentre la media nazionale al consumo ha registrato una  forbice da 1,5 a 2,5 euro al chilo. Stesso discorso per le susine. Sono andate male anche le albicocche, che negli ultimi anni avevano garantito buoni prezzi. Manca di fatto una strategia di lungo termine per il settore".

Il sistema Italia non funziona, ammette Minguzzi. "Il mercato europeo sarà comune, però, è un dato di fatto che il costo del lavoro, dell'energia e dei trasporti dei paesi diretti concorrenti è più basso del nostro. Eppure, in questo scenario complicato, c'è ancora tanto spazio per gli imprenditori. Mi riferisco all'innovazione varietale, a quella tecnologica e alla collaborazione tra imprese. Vi sono anche nuovi mercati. Ad esempio l'export agroalimentare italiano verso la Cina è cresciuto del 15%: l'Italia è il primo paese europeo esportatore di frutta verso quel grande mercato, con il kiwi in vetta ai prodotti più richiesti, anche se i cinesi amano e consumano soprattutto le mele".

Quanto al prossimo futuro, sono due i fattori che, come ricorda Giancarlo Minguzzi, potrebbero giocare un ruolo importante nel favorirci: la lotta sui dazi commerciali tra Washington e Pechino e le nuove rotte ferroviarie, in particolar modo il nuovo collegamento tra Mortara (Pavia) e Chengdu (Sichuan), che renderà la Cina raggiungibile in meno di venti giorni.
 

Biologico, avanti tutta

E' in piena evoluzione il settore del biologico. "Nel corso della recente fiera francese di Medfel a Perpignan - conclude il presidente di Fruitimprese Emilia Romagna - è emerso che circa il 70% dei francesi è un acquirente di prodotti biologici almeno una volta al mese. I dati rivelano un segmento di mercato in forte crescita, specie negli ultimi cinque anni, anche in funzione del differenziale di prezzo rispetto all'ortofrutta convenzionale che nel tempo si è praticamente eroso passando dal +30% del 2009 al +5% del 2017".

Germano Fabiani (sinistra) e Giancarlo Minguzzi durante l'assemblea 2018 di Fruitimprese Emilia Romagna
Germano Fabiani (sinistra) e Giancarlo Minguzzi durante l'assemblea 2018 di Fruitimprese Emilia Romagna

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