Coldiretti Abruzzo, ripartire dalle filiere, grano in testa

L'associazione punta sullo sviluppo dell'agroalimentare, in particolare della cerealicoltura, anche per massimizzare i benefici della nuova normativa che prevede la dichiarazione dell'origine del grano e del luogo di molitura per la pasta

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Cereali, Coldiretti Abruzzo punta sullo sviluppo della filiera
Fonte foto: © Teodora D - Fotolia

L'Abruzzo vuol rilanciare la sua agricoltura e per farlo punta sullo sviluppo delle filiere agroalimentari, con particolare attenzione a quella cerealicola.

Un argomento lanciato dalla Coldiretti regionale anche alla 57esima Fiera nazionale dell'agricoltura, che si è tenuta nelle settimane scorse a Lanciano, in provincia di Chieti.

Per il direttore della Coldiretti Chieti Luca Canala"Parlare di filiera in una regione come l'Abruzzo a forte vocazione cerealicola ma anche zootecnica vuol dire parlare del futuro economico di chi fa impresa con un occhio alle esigenze del consumatore più attento alla qualità. La pasta, il latte e la carne, insieme ovviamente all'olio extravergine, sono i principali elementi della dieta mediterranea e vanno per questo conosciuti e consumati con consapevolezza anche in riferimento all'altissimo indice di importazione dall'estero".

E l'attenzione quest'anno va soprattutto al frumento, dopo l'entrata in vigore della normativa che per la pasta e altri prodotti prevede la dichiarazione obbligatoria in etichetta del paese di origine del grano e del luogo di molitura.

Un traguardo, molto atteso da agricoltori e associazioni, che spingerà ora molti pastifici a rivolgersi alla produzione nazionale. Un contesto, come ricordano dalla Coldiretti, in cui anche l'Abruzzo beneficerà direttamente con i suoi circa 20mila cerealicoltori che coltivano grano su una superficie di circa 87mila ettari di cui circa 34mila a grano duro per una produzione di 1,4 milioni di quintali di frumento e un valore di circa 35 milioni di euro.

Ora, come sottolinea l'associazione di categoria, è importante che il grano abruzzese venga valorizzato nella filiera del grano duro italiano e retribuito adeguatamente come meritano i cerealicoltori italiani che continuano a scommettere su un settore storico ed importantissimo per tradizione ed economia che altrimenti andrebbe a scomparire.

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