Contraffazione, ora il vino si protegge con un chip

Stop alle frodi con il chip che, applicato sulle bottiglie (anche di olio), "dialoga" con lo smartphone dell'acquirente. Scopri come funziona nel video

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

Questo articolo è stato pubblicato oltre 6 anni fa

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I tag Nfc si attivano avvicinando lo smartphone alla bottiglia
Fonte foto: Agronotizie

L'Italia ha 603 bevande registrate con i marchi Dop e Igp a livello comunitario. Solo il mondo del vino ha un giro d'affari da 14 miliardi di euro. E' facile dunque comprendere come quello delle bevande sia un settore molto ghiotto per i truffatori. E le notizie di cronaca ci riportano in continuazioni casi di oli esteri spacciati come italiani e vini scadenti etichettati con nomi blasonati.

Tra i vari metodi sul mercato utili a tracciare le bottiglie e garantirne l'autenticità (ne abbiamo parlato qui e qui), la Axatel ha lanciato un chip che "dialoga" con lo smartphone dell'acquirente. A vederlo sembra un francobollo, un quadratino di plastica adesiva sotto la quale si intravedono dei circuiti prestampati. Un adesivo che però dentro di sé racchiude una grande potenzialità.

La tecnologia che usiamo è la Nfc (near field communication, ndr), un sistema di comunicazione wireless a corto raggio che permette lo scambio di informazioni”, spiega ad AgroNotizie Antonio Scalari, chief information officer di Axatel. “Il chip non ha bisogno di pile o antenne, ma è un trasmettitore passivo che memorizza un codice criptato leggibile da un comune smartphone nel momento in cui viene avvicinato alla bottiglia”.

L'utente viene così reindirizzato su una pagina internet in cui sono contenute tutte le informazioni sul vino e il produttore. Potenzialmente è anche possibile fare acquisti online o accedere a forum o chiedere informazioni ulteriori sulla bottiglia. Il limite è dovuto al fatto che solo alcuni smartphone hanno integrata la tecnologia Nfc: bene i Samsung, male gli iPhone. Inoltre bisogna avere una app specifica per leggere i tag (così sono chiamati i chip).

Ma siamo sicuri che il metodo sia a prova di contraffazione? “Assolutamente sì”, giura Scalari. “Solo poche imprese al mondo hanno la licenza per stampare i tag e non è una cosa che si può fare nello scantinato di casa. Inoltre se anche qualcuno riuscisse a duplicare uno dei nostri tag ce ne accorgeremmo subito per via del traffico anomalo. Avremmo molte richieste di informazioni provenienti da un medesimo tag e capiremmo che qualcuno lo ha copiato”.

Axatel va però oltre e ha utilizzato i tag Nfc per rendere intelligente tutto il processo produttivo, dalla vigna alla cantina. I chip possono infatti essere messi sui filari, in modo che l'agricoltore abbia sempre a portata di mano tutte le informazioni di cui ha bisogno: potrà consultare i trattamenti suggeriti dall'agronomo, mentre l'enologo potrà vedere i grafici sull'andamento delle temperature registrate nel luogo in cui si trova. In magazzino un tag può essere applicato ad un bancale, in modo da tracciarne il percorso.

Questo per quanto riguarda i tag passivi, ma esistono anche quelli attivi. Chip cioè che inviano informazioni e interagiscono tra di loro. Il trattore potrà dunque dialogare con la centralina meteo o una stazione di pompaggio. Da un computer è possibile dunque avere una panoramica di come stanno lavorando impianti e attrezzature, ricevere le informazioni meteo dalle centraline, ma anche impartire comandi, come l'apertura della valvola di una pompa. In questo modo l'azienda agricola si trasforma in una smart farm.
 
 


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