Etichette, il coniglio non vuole essere dimenticato

A Bruxelles si parla di origine delle carni in etichetta, ma ci si dimentica delle carni cunicole. Puntuale la protesta degli allevatori

Angelo Gamberini di Angelo Gamberini

Questo articolo è stato pubblicato oltre 8 anni fa

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Si insiste, a ragione, affinché anche per le carni di coniglio sia riportata l'origine in etichetta
Fonte foto: ag

Si chiama Comitato dei rappresentanti permanenti (noto con l'acronimo Coreper) ed è un organo del Consiglio della Ue che fra le sue attività annovera quella di preparare gli incontri dello stesso Consiglio. Una sorta di “pre-consiglio” che non ha funzioni decisionali, ma solo di indirizzo nelle politiche in discussione. Nei giorni scorsi dal Coreper è uscita un'indicazione in merito all'etichettatura delle carni con la quale si predisponeva il via libera per una proposta di regolamento per l'obbligo di indicare in etichetta l'origine per le carni fresche di “tutte” le carni, dunque bovini e pollame (per le quali questo obbligo è già in vigore) e poi per le carni di suino e degli ovi-caprini. L'elenco dovrebbe comprendere “tutte” le carni, ma a quanto pare ci si è dimenticati di quelle di coniglio, colpa forse dello scarso interesse verso questo comparto da parte della Ue, visto che il settore ha una certa importanza economica solo in alcuni paesi e fra questi Italia, Francia e Spagna. In Italia il settore è prossimo all'autosufficienza, ma ciò non toglie che l'indicazione dell'origine in etichetta sia importante per dare una corretta informazione al consumatore e, perché no, per ridurre la concorrenza del prodotto di importazione che in più di una occasione è stata la leva per brusche oscillazioni del mercato, a danno ovviamente dei nostri allevatori.

 

I coniglicoltori non ci stanno

Per ovviare alla “dimenticanza” del Coreper è scesa in campo Anlac, associazione liberi allevatori di conigli aderente all’Agci-Agrital, che in un suo comunicato pone due inquietanti interrogativi: “è una semplice distrazione o una precisa volontà politica? E se così fosse è giustificato discriminare il coniglio proprio oggi che il passaparola va nella direzione del mangiare italiano come garanzia”?

Al presidente della Commissione agricoltura Paolo De Castro - dichiara il presidente di Anlac Saverio De Bonis - non può essere sfuggita una risoluzione unanime del Senato, del 12 maggio 2009, con cui l’ Italia aveva già chiesto l’ obbligo di etichettatura dell’origine anche per il coniglio.”

 

Il Piano cunicolo

Il comunicato dell'Anlac continua ricordando che il Piano di settore cunicolo, ancora però da attuare,  prevede l’ adozione dell’etichettatura obbligatoria. Un intervento, si sottolinea, che dovrebbe rientrare nell’azione applicativa del “Ddl competitività” e dell’applicazione della norma generale sull’etichettatura di origine in esso prevista. “Noi invitiamo - conclude il presidente De Bonis - a nome di tutti gli allevatori italiani, sia il presidente della Commissione Agricoltura Ue, De Castro, sia il ministro dell'Agricoltura Saverio Romano, ad emendare il regolamento europeo prima della seduta plenaria di luglio, quando sarà votato in seconda lettura, rispettando così quell’interesse nazionale sancito dal pronunciamento delle istituzioni, al fine di evitare inutili ricorsi presso la Corte di giustizia europea. Occorre “tutelare doverosamente” un comparto leader a livello europeo e quarto settore della zootecnica nazionale”.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: allevamento carne etichettatura politica agricola

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