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Che fine ha fatto la barbabietola italiana?

Con l'addio delle quote zucchero si aprono scenari nuovi per la bieticoltura italiana, che punta su made in Italy e riqualificazione per rilanciarsi

Lorenzo Cricca di Lorenzo Cricca

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In dieci anni la produzione di zucchero italiano è calata da 1,7 milioni di tonnellate alle circa 300mila
Fonte foto: ©HandmadePictures-IStockPhoto

Dal 1° ottobre 2017 l'Unione europea ha detto addio al regime delle quote zucchero, in vigore dal 1968. Un sistema che era già stato comunque messo in forte difficoltà dalla riforma europea del 24 novembre 2005 in cui venivano tagliati i prezzi alla produzione del 36% e aumentate le compensazioni; la produzione italiana veniva ridotta di almeno il 50%.

Da quel momento il settore bieticolo-saccarifero europeo ha vissuto un processo di forte razionalizzazione. In Italia si è assistito ad una lenta ma implacabile crisi ed i numeri sono impietosi: dieci anni fa c'erano 19 zuccherifici ed oggi ce ne sono solo due; la superficie coltivata era di 233mila ettari ed oggi sono 34mila; la produzione di zucchero era di 1,4 milioni di tonnellate ed oggi è di 500mila; i dipendenti erano 7mila ed oggi sono 1.200.
 

BARBABIETOLA DA ZUCCHERO

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Con l'avvio di questa liberalizzazione si osserva in Europa una competizione sempre più aggressiva, che si esprime nel tentativo di acquisire quote di mercato sia a livello tradizionale che su mercati alternativi. A distanza di qualche mese l'orizzonte carico di tempesta potrebbe però cambiare scenario, materializzando un bell'arcobaleno. Sarà veramente così? Per saperlo abbiamo chiesto ad alcuni protagonisti del settore di fotografarci la situazione e di far chiarezza sulle prospettive future.

Partiamo dalle dichiarazioni di Phil Hogan, commissario europeo dell'Agricoltura all'indomani dell'entrata in vigore del nuovo regime: “La fine del sistema delle quote rappresenta una svolta per il settore europeo dello zucchero, oltre che segnare una nuova e significativa tappa verso l’orientamento al mercato della politica agricola comune. I produttori avranno così l’opportunità di ampliare i loro scambi sui mercati mondiali".

"La chiusura delle quote era sicuramente prevista da tempo - spiega Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, presidente di Anb - Associazione nazionale bieticoltori -, ma purtroppo è stata concomitante con bassi prezzi internazionali. Questo ha creato grande turbolenza e grandi difficoltà per tutto il settore europeo e per l'intera filiera.
Guardiamo in Italia: gli impianti di trasformazione stanno lavorando in questo momento in perdita, i prezzi concordati con i produttori sono in ribasso (si parla di 2-3 euro in meno alla tonnellata) e la concorrenza con altri Paesi europei è sempre maggiore. Senza dimenticare che lo zucchero di canna, prodotto a costi decisamente più bassi, aumenta la pressione del settore".

 
Fittoni di barbabietola da zucchero pronti per essere raccolti
La situazione odierna è turbolenta e di difficoltà
(© WikimediaImages-Pixabay)

"Se la stagione 2018 sarà buona - continua Bonaldi -, in termini di rese e di qualità, la situazione potrebbe essere ancora accettabile. Ma attenzione perché al nascere di un minimo problema lo scenario potrebbe cambiare di molto ed in peggio. Se tutto rimarrà come oggi non prevedo un futuro positivo. E' quindi necessario avviare un processo di grande rinnovamento". 

"Per farlo però l'Italia
deve per prima cosa capire se vuole zucchero italiano. Al momento i governi che si sono succeduti non hanno fatto chiarezza su questo aspetto. Se però l’Italia rinunciasse anche all’ultimo presidio produttivo rimasto, sarebbe uno dei pochissimi Paesi al mondo con un consumo di zucchero di 1,7 milioni di tonnellate (tra i più alti) a non disporre di una produzione nazionale, pur essendo il terzo mercato di consumo in Europa. È pertanto fondamentale che sia mantenuto almeno l’attuale zoccolo duro di produzione, oggi pari al 20% circa del fabbisogno di zucchero nazionale".

"Inoltre ci vuole una politica europea -
conclude Bonaldi -, oltre che italiana. Perché l'empasse viene superato se si trovano alleanze e strategie trasversali, sia su tutti i Paesi continentali coinvolti e sia su più settori. Un altro elemento importante è il settore delle bioenergie e del biometano, che permettono la valorizzazione dei sottoprodotti agricoli (tra cui anche la barbabietola). Da tempo stiamo aspettando un decreto legge su questo fronte. Crediamo che a breve si possa arrivare ad una sua attivazione. Se così fosse si aprirebbero scenari importanti per la barbabietola".
In base a quanto previsto dal ministero dello Sviluppo economico, entro il 2022 potrebbe esserci l'obbligo di usare il 10% di biocarburante ad uso autotrazione, arrivandoci in modo graduale a partire già dal 2018.
"Anche il settore stesso deve fare la sua parte: investire per ammodernare impianti e sistema produttivo, puntare sulla ricerca per creare varietà più produttive e più resistenti alle principali avversità biotiche ed abiotiche".
 
Un catasta di fittoni di barababietola da zuccheri dopo la raccolta
E' necessario investire per ammodernare, puntare sulla ricerca e sulle bioenergie
(Fonte foto: © Donjasnl0-Pixabay) 

Tra i leader del settore bieticolo saccarifero italiano, con una quota di 284mila tonnellate di zucchero prodotte nel 2017 c'è Coprob - Coperativa produttori bieticoli. Dopo la grande riforma del 2005, i bieticoltori di Coprob hanno lanciato il cuore oltre l’ostacolo, iniziando un processo di grande trasformazione. Oggi conta circa 5.700 soci ed è l'unico produttore di zucchero italiano, con l’obiettivo di produrre oltre 300mila tonnellate di zucchero all'anno.
"La liberalizzazione del comparto bieticolo-saccarifero - spiega Claudio Gallerani, presidente di Coprob - da una parte porterà effetti positivi per l’Unione Europea, spingendo le esportazioni, ma dall’altra ha aperto il mercato italiano ai competitor europei ed extraeuropei, pronti a farsi la guerra per conquistare preziosi punti di share. Una corsa al ribasso dei prezzi che spesso va a discapito della trasparenza e della garanzia di origine dei prodotti offerti".

"Coprob è rimasta l'unica realtà significativa del settore con i suoi 32mila ettari coltivati a bietola e le 270-280mila tonnellate di zucchero prodotte (circa il 16% del consumo nazionale). L’impegno che stiamo portando avanti rappresenta la nostra ferma volontà di assicurare continuità al settore, perché esso rappresenta un’importante fonte di sostenibilità ambientale ed economica per i territori in cui è presente".

 
Cumulo di fittoni di barbabietola da zucchero dopo la raccolta
(Fonte foto: ©Agofoto-Folia)

La Coprob è proprietaria del marchio Italia zuccheri, la cui materia prima è prodotta negli stabilimenti di Minerbio (Bo) e Pontelongo (Pd). 
"Italia Zuccheri è la marca dello zucchero dei bieticoltori Coprob, l'unica che possa affermare di essere 100% italiana - spiega Gallerani - E' l'ingrediente dolce del nostro agroalimentare made in Italy apprezzato in tutto il mondo e che oggi può contare sull’unico zucchero grezzo da bietola, il cui marchio è NOstrano, che sta avendo un successo straordinario". 

Dal 2007 ad oggi è stato fatto un grande sforzo d'investimento, con un aumento della capacità produttiva degli zuccherifici di oltre il 40%. Anche Coprob ha lavorato per raggiungere l'obiettivo. Questo percorso ha stimolato tutti, tecnici e bieticoltori, ad adottare le nuove tecnologie per accrescere nel più breve tempo possibile la produttività di zucchero per ettaro.
Ecco tre aspetti su cui Coprob ha lavorato: i Ctb-Club territoriali della bietola, con il compito di stimolare lo sviluppo della produttività delle bietole con l’ausilio di consulenti specializzati, l'accordo con Timac Agro Italia per l’incremento delle performance produttive e qualitative della barbabietola da zucchero e della sua trasformazione industriale, e la partnership con Enel, per la conversione dell'impianto di Finale Emilia (Mo) ed il percorso finalizzato alla produzione di biogas a Ostellato (Fe).
 
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Fonte: Agronotizie

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Tag: agroalimentare mercati unione europea zucchero interviste biogas bioenergie

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