Il caro mangimi frena la suinicoltura

Bilanci in rosso per gli allevamenti, a dispetto del buon andamento dei prezzi di mercato. Colpa dell'impennata dei costi per le materie prime destinate all'alimentazione. E l'indice di redditività calcolato dal Crefis scende ancora

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Calano i prezzi dei suinetti. Un segnale della scarsa propensione degli allevatori ad aumentare la produzione
Fonte foto: Paul Anderson

Il mercato dei suini da macello continua a segnare aumenti, insufficienti però a coprire il vertiginoso aumento dei costi delle materie prime per l'alimentazione degli animali.
E i conti degli allevatori, a dispetto del favorevole andamento dei prezzi dei suini da macello, resta ancora una volta in rosso.
La conferma arriva dall'evoluzione dell'indice di redditività degli allevamenti calcolato dal Crefis, il Centro per le ricerche economiche sulle filiere sostenibili dell'Università Cattolica di Piacenza, diretto da Gabriele Canali.
Così anche in luglio questo indice continua a flettere, segnando un meno 0,8% rispetto a giugno, che porta a meno 7,3% il confronto con lo scorso anno.
 

I prezzi del vivo…

Ma veniamo ai dettagli, osservando cosa accade sul mercato dei suini da macello. Il prezzo dei capi pesanti destinati al prodotto Dop, è salito a 1,566 euro/kg, con un aumento dello 0,5% rispetto al mese precedente e del 30% rispetto alle quotazioni dello scorso anno.
Si tenga conto però che i prezzi di questo stesso periodo del 2020, erano in forte calo a causa della crisi sanitaria.
Continua la discesa dei prezzi dei suini da allevamento: in particolare, la quotazione dei suinetti di peso di 30 kg è calata dell'11,1% rispetto a giugno, raggiungendo i 3,303 euro/kg; la variazione tendenziale resta comunque positiva e pari al + 53,6%.
 

… e quelli della carne

In ripresa la redditività della macellazione con l'Indice Crefis che registra un +1,4% rispetto a giugno, favorita dall'aumento delle quotazioni delle cosce fresche, che ha smorzato l'effetto negativo dovuto alla crescita dei costi per l'approvvigionamento dei suini da macello.
Questa situazione non migliora però il raffronto con il dato dello scorso anno: la variazione resta negativa e pari al 9,5%.

Il mercato delle cosce fresche si mantiene dunque tonico anche a luglio con i prezzi relativi alla tipologia pesante, destinata a produzioni tipiche, in crescita a 4,398 euro/kg, con una variazione positiva rispetto al mese precedente del 4,7%.
Anche il raffronto con le quotazioni dello stesso periodo del 2020 risulta favorevole (+32,5%).
Ugualmente, a luglio il prezzo delle cosce fresche, sempre della tipologia pesante destinate al prodotto generico, risulta in ascesa del 5,4% a livello congiunturale facendo registrare un prezzo di 3,798 euro/kg. Anche in questo caso la variazione tendenziale è positiva e pari al 38%.
In discesa a luglio invece i prezzi dei lombi che, nella tipologia taglio Padova, fanno registrare una variazione negativa mese su mese dello 0,5%, fermandosi a una quotazione di 3,670 euro/kg, mentre per quanto riguarda la tipologia taglio Bologna il prezzo è diminuito del 6,3% arrivando a 3,210 euro/kg; ma le variazioni tendenziali sono risultate positive per entrambi i prodotti: +11,9% e +13,0%, rispettivamente.
 

Prosciutti in crescita

In luglio si registra un aumento della redditività del comparto della stagionatura dei prosciutti.
In dettaglio, su base mensile il prodotto Dop pesante mostra un indice Crefis in crescita del +2,1%; mentre per quello non tutelato si registra una variazione positiva del 3,9%.
Quest'ultima situazione è dovuta sostanzialmente al calo dei prezzi delle cosce fresche avvenuto a inizio stagionatura.
Le variazioni tendenziali restano positive e pari a 21,4% per i Dop e 24,3% per i generici. Scende ma rimane ampiamente positivo (29,3%), cioè a favore dei Dop, il differenziale di redditività tra le due tipologie di produzioni.

Infine, uno sguardo al mercato dei prosciutti. A luglio la quotazione media mensile del Parma nella tipologia pesante cresce raggiungendo un valore di 8,460 euro/kg, con un aumento del 4,1% rispetto al mese precedente, mentre il prodotto generico mantiene invariata la propria quotazione.
Le variazioni tendenziali sono invece positive per entrambe le tipologie di prodotto e pari a 8,5% per i Dop e 1,6% per il non tutelato.

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