Suini, meglio ma non troppo

L'indice Crefis mostra segnali di ripresa della redditività degli allevamenti. Ma le difficoltà del settore non sono risolte

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Il miglioramento delle quotazioni dei suini è legato al maggiore export verso la Cina, oggi alle prese con difficoltà sanitarie
Fonte foto: Ilri

Per l'allevamento suinicolo italiano, aprile si apre con un'impennata della redditività: l'indice Crefis (Centro ricerche economiche sulle filiere sostenibili dell'Università Cattolica di Piacenza) segna infatti +13,4% rispetto a marzo.

Un dato positivo ma a carattere prettamente congiunturale, dovuto al deciso aumento di prezzo dei capi da macello e alla contemporanea diminuzione dei costi delle materie prime alimentari.
Tanto che dal punto di vista tendenziale – ovvero il confronto con lo stesso mese dell'anno scorso – la variazione è negativa: -6,3%.

E veniamo al mercato, che appunto ad aprile è stato tonico. In particolare, il prezzo medio mensile dei suini pesanti da macello destinati al circuito tutelato è stato pari a 1,307 euro/kg, per un +13% su base mensile.
Si tratta comunque di quotazioni inferiori a quelle del 2018, la variazione tendenziale è infatti pari a -10,4%.


I problemi restano

"Se da un lato i dati di mercato e redditività della suinicoltura sono positivi, dall'altro non dobbiamo cadere in facili illusioni" sottolinea Gabriele Canali, direttore del Crefis.

"Il momento favorevole che stiamo vivendo è infatti dovuto a fattori esterni, e precisamente a un picco di domanda di origine cinese causata da gravi criticità sul fronte sanitario interno. Rimane dunque quanto mai urgente – prosegue Canali – affrontare i problemi strutturali della filiera".


Macelli, la redditività resiste

Scende ad aprile la redditività della macellazione di suini in Italia. L'indice Crefis mostra -2,1% rispetto a marzo; d'altro canto il dato tendenziale (ovvero rispetto al 2018) è positivo: +5,1%.
A pesare sulla perfomance economica della macellazione sono stati soprattutto i costi per l'approvvigionamento dei suini, perché dal lato del mercato dei tagli freschi le dinamiche non sono state sfavorevoli.

A parte le cosce fresche pesanti destinate a produzioni tipiche, il cui prezzo è sceso ad aprile dell'1%, sino a 3,580 euro/kg (-25,5% la variazione tendenziale) le altre tipologie di tagli hanno visto prezzi in crescita.
A cominciare dalle cosce fresche destinate a produzioni non tipiche che hanno raggiunto valori di 3,173 euro/kg, per una variazione congiunturale pari a +1,4% (ma -14,5% su aprile 2018).
Per proseguire con i lombi taglio Padova che rispetto al mese di marzo crescono del 29,6% (+20,8% a livello tendenziale).


Prosciutti in ripresa

Risulta in aumento ad aprile la redditività della stagionatura dei prosciutti pesanti Dop: +5,7%; considerando però che a livello tendenziale l'indice Crefis segna -13,1%.
È invece apparsa in discesa la redditività della stagionatura dei prosciutti pesanti non tipici: -1,6% rispetto a marzo e -5,5% rispetto ad aprile 2018.
Grazie a queste dinamiche, il gap di redditività tra prosciutti pesanti Dop e generici torna positivo (+7,2%), cioè a favore della stagionatura di prodotto tutelato.

Dal punto di vista del mercato, ad aprile la quotazione del Prosciutto di Parma è lievemente diminuita (-0,2%) rispetto a marzo, e in particolare, per le nuove tipologie di prodotto individuate dalla borsa merci di Parma, i prezzi medi mensili sono stati pari a 7,950 euro/kg per il prodotto di peso 9,5 kg e oltre.

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