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Revisione macchine agricole: sanzione sì o sanzione no?

Il 31 dicembre 2017 è scaduto il termine entro il quale le macchine agricole immatricolate prima del 31 dicembre 1973 sarebbero dovute andare a revisione. Ma manca qualcosa: il secondo decreto attuativo

Michela Lugli di Michela Lugli

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Revisione delle macchine agricole
Fonte foto: ©Grigory Bruev - Fotolia

Argomento non nuovo sulle nostre pagine, la revisione delle macchine agricole è tutt'ora impantanata nelle sabbie mobili dei mancati accordi tra i ministeri interessati (ministero delle Infrastrutture e dei trasporti - Mit e ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali - Mipaaf) che bloccano l'uscita del secondo decreto attuativo. 
Mancanza che rende inapplicabile un provvedimento entrato in vigore, e quindi legge, dal primo gennaio 2015 e sorretto ad oggi dal solo decreto attuativo emanato il 20 maggio dello stesso anno, non sufficiente a rendere applicabile la legge. 
 

Ma perché torniamo a parlare di revisione se dal 2015 nulla si è mosso?

Non sono pochi gli imprenditori agricoli che, in possesso di trattrici immatricolate anteriormente al 31 dicembre 1973, si trovano a percorrere le strade che collegano i campi alle aziende agricole: dal primo gennaio 2018 si chiederanno come comportarsi in caso di controlli da parte delle forze dell'ordine.

Il 31 dicembre 2017, secondo quanto definito nell'allegato 1 del decreto attuativo del 20 maggio 2015 (l'unico esistente) è infatti scaduto il termine per portare a revisione le macchine agricole immatricolate prima del 31 dicembre 1973. Ma per nessuno è stato possibile adempiere a tale obbligo, mancando il decreto contenente le modalità di attuazione della revisione.
 
Tabella di definizione delle tempistiche per la revisione delle macchine agricole. Allegato 1 primo decreto attuativo 20 maggio 2015
Allegato 1 del Decreto attuativo del 20 maggio 2015

Due anni di attesa non sono bastati e, complici le elezioni di inizio marzo, anche il 2017 si è chiuso senza dare alla luce il tassello mancante all'iter di definizione della revisione delle macchine agricole. Con buona probabilità ci sarà da mettersi il cuore in pace per tutto il 2018: a fine legislatura nessuno si è preso la briga di sbloccare un provvedimento "scomodo" sotto molti, moltissimi aspetti e ora ci vorrà tempo per ricostruire la struttura dei ministeri che comunque non sono impazienti di prendere posizione.
 

La mancata proroga

La situazione attuale è di "proroga informale", afferma Danilo De Lellis, responsabile nazionale della Confederazione italiana agricoltori. "Dopo il 20 maggio 2015 non abbiamo più avuto notizie in merito alla revisione se non i continui rinvii contenuti di anno in anno nel decreto Milleproroghe, che ci saremmo aspettati anche quest'anno".

Ma il Milleproroghe quest'anno non c'è stato. O almeno non con le modalità a cui ci aveva abituato. A fine 2017 con la legge di Stabilità 2018 è arrivato il Milleproroghe Light, un emendamento composto da soli otto commi tra i quali non vi è traccia della revisione. 

"Stando alla legge - prosegue De Lellis - dal 1 gennaio 2018 i proprietari di macchine ricadenti nella prima tranche di mezzi da revisionare potrebbero essere passibili di controlli e sanzioni". 

Secondo Giuseppe Murgida responsabile del servizio legale di Coldiretti nazionale, ciò che in questo momento proprio non serve è una proroga.
"In occasione della discussione parlamentare per l’approvazione della Legge di Bilancio 2018 che si è conclusa a dicembre - ha spiegato Murgida - ci sono state proposte di proroga del termine di emanazione del decreto e di conseguenza della tempistica per le categorie di macchine da mandare a revisione (vedi tabella sopra). Proposte non accolte dal Parlamento - prosegue Murgida - non per mancata condivisione degli obiettivi ma perché già domani potrebbe essere sbloccato quel decreto il cui contenuto è abbondantemente condiviso ma fermo per questioni burocratica tra i due ministeri coinvolti".
 

Il decreto c'è... ma non si vede

Rumors "autorevoli" danno per scritto e ampiamente definito il secondo decreto attuativo che però è bloccato, proprio come succedeva a luglio 2017, da qualche cavillo burocratico rimasto irrisolto.

I due nodi su cui i ministeri si avvitano sono l'annosa questione del concerto chiarita a suo tempo dal referente del ministero dei Trasporti Maurizio Vitelli (ora sostituito da Sergio Dondolini) e il possibile ricorso ad unità mobili e officine convenzionate per lo svolgimento delle attività di revisione. A ciò si aggiunge la determinazione del costo delle operazioni di revisione su cui Mit e Mipaaf hanno visioni differenti.

Nel corso dell'ultima riunione del 2016 presso il Mit alla presenza dei soggetti coinvolti (rappresentanti degli imprenditori agricoli e dei contoterzisti ma anche del settore movimento terra) - riferisce Murgiuda - "è stata messa in evidenza la difficoltà nel movimentare le macchine oggetto di revisione presso le non numerose sedi della motorizzazionePiù semplice sarebbe immaginare che nel decreto mancante, e qui arriviamo al nodo, venga previsto l'impiego di unità mobili e di officine accreditate che garantirebbero una presenza capillare sul territorio".
Proposta peraltro avvallata dal contenuto dell'articolo 5 del decreto 20 maggio 2015 che oltre a stabilire il concerto tra Mit e Mipaaf nella stesura delle "modalità di esecuzione della revisione" - richiesto dal Mipaaf secondo Murgida solo per la stesura del decreto -, riporta testualmente "... con la possibilità di effettuare tale revisione con unità mobili".

Stando a quanto riportato dalle associazioni di categoria che abbiamo sentito, il Mit sarebbe dubbioso circa l'impiego delle unità mobili in quanto attrezzature parecchio costose che, utilizzate con mezzi meccanici molto pesanti quali quelli agricoli e del movimento terra, potrebbero riportare danni. Per quanto riguarda le officine convenzionate nulla di preciso è stato definito. 

Unacma, che da tempo ha avviato il progetto di certificazione delle officine "Unacma ROC", chiarisce per voce del presidente Roberto Rinaldin che il problema delle unità mobili è poco significativo.
"Se la macchina arriva adeguatamente preparata alla revisione l’officina mobile, che rappresenta la scelta migliore in caso di lunghe distanze, può tranquillamente effettuare la verifica. In ogni caso - taglia pragmaticamente corto Rinaldin - il vero problema non è questo ma decidere. Poi gli strumenti si trovano".
Parlando di officine convenzionate il presidente sottolinea: "Non ci sostituiremo per nessuna ragione alla Motorizzazione civile che deve rimanere firmataria della revisione. Il ruolo delle officine ROC è mettere a norma le macchine e quindi convocare il funzionario che rilascia la certificazione in collaborazione con Inail per la parte di sicurezza. Abbiamo iniziato a formarci con Inail a nostre spese e precedendo l'obbligatorietà. Ora per quanto ci riguarda siamo pronti".

Donato Rotundo, responsabile nazionale dell'area sviluppo sostenibile e innovazione di Confagricoltura, sottolinea come le varie problematiche non siano altro che input paralleli di una medesima situazione complessa. "Tutto nasce in Parlamento dal tipo di modifica che si è scelto di fare all’articolo 111 del codice della strada. Sin dall'inizio abbiamo fatto presente che, trovandoci in ambito di codice della strada proprio come avviene per le altre tipologie di veicoli, ci si sarebbe dovuto occupare esclusivamente di efficienza nella circolazione stradale. È stato deciso di introdurre anche il concetto di sicurezza sul lavoro e si è creata una triplicazione dei soggetti coinvolti: ministero dei Trasporti, del Lavoro nonché delle Politiche agricole che risulta essere ministero concertante di una serie di provvedimenti riguardanti le macchine agricole".

Tutto sarebbe stato tutto più semplice per Rotiundo, inserendo in fase di omologazione alla circolazione stradale le norme di sicurezza necessarie alle macchine agricole. 
 

E intanto arrivano le sanzioni...

Intervistati prima di venerdì 2 marzo, gli esponenti delle associazioni di categoria si sono detti ragionevolmente allineati nel sostenere che nessuna sanzione possa essere ingiunta dalle forze dell'ordine in caso di circolazione su strada con trattori immatricolati prima del 31 dicembre 1973 sprovvisti di revisione.
Secondo De Lellis "mancando il decreto attuativo la legge non è applicabile".

"L’obbligo di revisione per ora è soltanto un principio. Mancando il decreto attuativo gli organi di polizia non possono sanzionare la mancata revisione per la semplice ragione che, anche con tutta la buona volontà, l’imprenditore agricolo si troverebbe di fronte al paradosso di non sapere dove portare le macchine per effettuare quali controlli e sostenendo quale spesa" ha sostenuto Murgida. 

Meno netto l'esponente di Confagricoltura, secondo cui i ministeri dovranno prendere al più presto posizione e decidere se emanare il decreto di proroga delle scadenze, quello di attuazione contenete la proroga dei termini oppure ancora, tamponare con una circolare che renda chiara la situazione agli organi di controllo.
"Non dimentichiamoci - rimarca - che oltre alla sanzione è previsto anche il possibile ritiro della carta di circolazione. Fermo restando che che le sanzioni non sono applicabili e non vediamo altre possibili interpretazioni. Abbiamo inviato una lettera ai ministeri per chiarire la situazione".

A conferma che nel Belpaese siamo bravissimi a superare ogni aspettativa in quanto a logicità e buon senso, venerdì 2 marzo è arrivata la notizia della prima sanzione amministrativa a danno di un agricoltore di Vicenza che, fermato a bordo del proprio trattore immatricolato ante '73, ovviamente sprovvisto di revisione, è stato sanzionato con un'ammenda di 85 euro.

"Sarebbe utile che il ministero dei Trasporti comunicasse alle forze dell’ordine e agli organi deputati al controllo sulle strade che la norma sulla revisione e le relative sanzioni non sono applicabili - ha chiarito tra la rabbia e l'ironia il presidente di Cai e Apima Verona, Gianni Dalla Bernardina - Sarebbe bastata una circolare”.
 

Le prossime mosse

Mettiamoci perciò tranquilli e attendiamo le prossime mosse dei ministeri. Ma risulta difficile non chiedersise se si potrà recuperare il tempo perduto.

Se infatti la prima scadenza riguardante le macchine immatricolate ante 1973 non coinvolge un numero poi così importante di unità - le immatricolazioni nazionali dal '60 al '73 sono state circa 260mila. La seconda deadline fissata per il 31 dicembre 2018 comprende le macchine immatricolate dal 1 gennaio 1974 al 31 dicembre 1990. Posto che parte delle macchine immatricolate sia uscita dal mercato, se ai numeri della prima finestra aggiungiamo quelli della seconda che toccando gli anni '80, periodo d'oro della meccanica agricola, arriva a circa 850mila macchine immatricolate (stima per difetto), ci avviciniamo ai due terzi del patrimonio oggi circolante a livello nazionale (1,5-2 milioni di trattrici). Senza contare le macchine inserite nella terza tranche che devono essere revisionate entro il 31 dicembre 2020.
 
Dati immatrcolazioni trattrici nuove dal 1960 al 2002
Trattrici nuove di fabbrica iscritte dal 1960 al 2002. Dati INAIL. Clicca sull'immagine per ingrandire

 

Ma quanto mi costi?

Continuando a parlare di cifre, l'ultima questione che vogliamo sollevare prima di metterci tranquilli riguarda i costi della revisione
Revisionare un'auto o una moto costa all'utente circa 70 e gli 80 euro. Importo che secondo il Mipaaf e le associazioni di categoria sarebbe congruo anche applicato alle macchine agricole.
Ma, a quanto pare, le pretese avanzate da parte del Mit sono altre e tra le questioni da dirimere sembra esserci la definizione del compenso per il funzionario della Motorizzazione addetto alle operazioni di certificazione. 

Le "parti agricole" propendono per un compenso forfettario o una diaria indipendente dal numero di macchine revisionate per ciascuna sessione mentre, pare, il ministero dei Trasporti sarebbe più dell'idea di un compenso ad unità revisionata.

Soluzione che per qualcuno assomiglia ad una "speculazione intollerabile per chi rappresenta le imprese agricole" e che, ancora una volta, trasformerebbe un provvedimento migliorabile ma giusto perché finalizzato alla sicurezza degli operatori, in un onere economicamente gravoso per le aziende agricole.

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