Sud, crolla la produzione olivicola colpita dalla siccità

Ma anche grandine, sciroccate a maggio e umidità in estate hanno pesato. In molti distretti olivicoli del Mezzogiorno il raccolto sarà molto basso, fino al 75% in meno rispetto al 2019. Drammatica la situazione in Sicilia e Puglia

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Alla fisiologica annata di scarica si sommano una miriade di eventi negativi, climatici e da fitopatia
Fonte foto: © Enrico Rovelli - Fotolia

La campagna olivicolo olearia nelle regioni del Mezzogiorno d'Italia era iniziata già sotto i peggiori auspici. Ma ora che la raccolta è iniziata, le stime delle organizzazioni agricole si fanno più precise, perché tengono conto di tutti i fattori positivi e di tutte le avversità che si sono verificate fino al momento della raccolta delle drupe.
 

Puglia, cali anche del 75%

Drammatica la situazione in Puglia dove il presidente regionale di Confagricoltura, Luca Lazzàro, dice: "In merito al calo di produzione Confagricoltura Puglia ha approntato una stima sulla diminuzione della produzione delle olive nelle province: nella zona di Bari il calo è previsto in circa il 70% in meno rispetto al 2019; Brindisi, circa 40% in meno; Lecce circa il 75%; Taranto, circa il 25% in meno rispetto allo stesso periodo, Foggia circa il 20% in meno".

Per il presidente del settore olivicolo di Confagricoltura Pantaleo Greco "In Puglia c'è una riduzione generalizzata ma non omogenea. Fattori non controllabili come siccità, gelate, grandinate possono provocare cali drastici nella produttività di un'annata, ma possono anche avere ripercussioni più rilevanti, che comprendono un periodo di tempo più ampio. Il 2020 sarà ricordato come annata di scarica. In più a questo si aggiungono i problemi fitosanitari e la mancanza di programmazione e controlli alle frontiere difficili da attuare sulla provenienza dell'olio".
E ancora Pantaleo sottolinea come "L'intero settore olivicolo pugliese nel 2020 rischia di finire stritolato tra la Xylella fastidiosa, il calo di produzione e le eccessive giacenze, situazione estremamente pericolosa anche per i possibili tentativi di truffa che si possono innescare".

Per Confagricoltura Puglia "è necessario che le istituzioni nazionali e regionali mettano a punto misure urgenti di sostegno e soprattutto strategie per il futuro dal momento che in Italia manca da troppo tempo un forte piano olivicolo."

Nell'area infetta sono ripartiti lentamente i reimpianti delle cultivar ad oggi consentite, ma è necessaria - secondo l'organizzazione agricola - la massima prudenza in attesa di nuove cultivar per favorire al massimo la biodiversità e per individuare ulteriori forme di resistenza/tolleranza ancora maggiori di quelle rinvenute e ulteriormente da investigare.
"Bisogna privilegiare i veri agricoltori con misure che possano sostenere il loro reddito e favorire l'innovazione, e va fatto urgentemente prima che la situazione diventi davvero irreparabile".
 

Sicilia, crolla la produzione da Trapani a Palermo

Produzione col segno meno quest'anno per l'olio extra vergine di oliva nelle province di Palermo e Trapani, con perdite che vanno dal 10 al 60% a seconda delle zone maggiormente colpite, nei mesi passati, da vari eventi climatici sfavorevoli. La quantità, a causa della ciclicità del raccolto, sarà comunque inferiore alle medie in tutto il territorio regionale: la stima della produzione siciliana 2020 - secondo l'indagine condotta dagli osservatori di mercato di Cia-agricoltori italiani, Italia Olivicola e Associazione italiana frantoiani oleari - sarà di 28.500 tonnellate di olio contro le 34.353 del 2019.

Molto alta, invece, la qualità media del prodotto che verrà fuori dalla spremitura delle olive, quest'anno piccole ma dalla polpa molto concentrata per la mancanza di acqua.
Secondo Cia Sicilia, a condizionare la produzione nei territori di Palermo e Trapani sono stati vari fattori. Innanzitutto la scarsità di piogge durante tutto il 2020, la grave siccità invernale - nessuna pioggia nei mesi di gennaio e febbraio - e le poche precipitazioni primaverili.

Fattori climatici negativi
Niente pioggia
neanche a settembre e ottobre; e poco influirà sul raccolto (iniziato quest'anno in anticipo) l'acqua caduta durante questa settimana. Mesi e mesi di siccità che hanno messo in difficoltà anche una pianta forte e che affonda le proprie radici in profondità come l'ulivo. Un campanello d'allarme ulteriore sul cambiamento climatico in atto in Sicilia negli ultimi anni, caratterizzati da lunghi periodi secchi alternati ad eventi atmosferici alluvionali dal carattere sempre più subtropicale, come i nubifragi di metà luglio prima a Palermo e poi a Catania.

Oltre la siccità ci sono altri tre i fattori climatici che hanno influito sulla produzione. Il primo è l'ondata di scirocco di metà maggio, un periodo delicato nel quale l'ulivo è tra la fioritura, l'impollinazione e l'allegagione: un momento decisivo per lo sviluppo del futuro raccolto di olive e della successiva produzione di olio, che è stato rovinato dall'anomala ondata di caldo che ha colpito soprattutto il Palermitano e la zona Nord della Trapanese. Il secondo è stato il tasso di umidità elevato per tutto agosto e settembre, che ha favorito l'attacco della mosca. Il terzo, infine, le forti raffiche di vento di settembre che hanno fatto cadere parte del raccolto attaccato dai parassiti, rovinandolo.

Previsioni sulle province
Andando al dettaglio, in provincia di Palermo la zona delle Madonie, dove i frantoi sono già in funzione visto l'anticipo della maturazione, accusa un -50% di produzione. L'attacco della mosca olearia è stato tardivo e non avrà grosse ripercussioni, ma lo scirocco di maggio ha bruciato buona parte della fioritura. Il risultato sono alberi spogli, foglie secche e olive con poca ma ottima polpa. Lungo la costa occidentale della provincia, tra Partinico e Carini, la siccità si è fatta sentire pesantemente e i guasti ripetuti alla diga Poma, che serve anche ad irrigare le campagne del comprensorio dello Jato, non hanno fatto altro che peggiorare la situazione di chi aveva la fortuna di essere raggiunto dalla distribuzione idrica. Il calo varia dal 10 al 20%, i produttori si consolano però con un olio che ha qualità eccezionali, ottenuto da oliva Cerasuola, amaro e pungente e con un'alta concentrazione di polifenoli, un antiossidante naturale. Il prezzo per il consumatore dovrebbe essere di 7 euro al litro, all'ingrosso invece il prezzo è di 5,50 euro.

Stesso prezzo di 7 euro al litro in provincia di Trapani dove il raccolto si presenta a due facce. Male nella fascia costiera nord, da Alcamo a San Vito Lo Capo: dopo la super produzione del 2019, quest'anno si registra un calo della varietà Cerasuola che va dal 40 al 60%. Si è salvato chi cura l'irrigazione con i laghetti e ha poi seguito passo passo la fase produttiva, intervenendo quando c'era bisogno. Situazione a macchia di leopardo, invece, nell'entroterra fino ad arrivare a una produzione addirittura sopra la media nella zona del Belice (Castelvetrano, Santa Ninfa, Partanna) dove la varietà Nocellara è uscita quasi indenne dagli eventi climatici.

Servono investimenti per contrastare la siccità
"Siamo di fronte ad un'annata sfortunata per la maggior parte dei nostri territori", ha dichiarato Antonino Cossentino, presidente della Cia Sicilia Occidentale. "Annata - ha aggiunto - che poteva andare comunque meglio se le nostre campagne fossero state servite meglio da un sistema di irrigazione che, purtroppo, fa acqua da tutte le parti. La siccità è un problema che si può limitare dotandosi di maggiori e migliori infrastrutture, quest'anno invece la Regione ha deciso di tagliare del 30% la fornitura di acqua alle campagne. E alcune dighe hanno pure erogato a singhiozzo. L'olivicoltura siciliana rischia di restare schiacciata tra i problemi climatici e la concorrenza in atto da parte delle grandi aziende che immettono nel mercato olio a 2,50 il litro che in etichetta riporta la scritta ‘extra vergine di oliva'. Un prezzo impossibile da contrastare, visto che fare un litro di olio extra vergine a noi produttori costa quasi 5 euro".

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