Olio Dop Terre di Siena, parola d'ordine aumentare il valore

In un convegno tenuto nei giorni scorsi a Montepulciano, si è fatto il punto sull'olivicoltura senese a denominazione di origine che ha visto in questi anni un dimezzamento della produzione, con effetti importanti sull'occupazione e il paesaggio

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Un momento del convegno a Montepulcinao
Fonte foto: Consorzio di Tutela dell'Olio Dop Terre di Siena

Si è parlato di olio e di olivicoltura a Montepulciano in un convegno su quella che è la realtà economica e produttiva della Dop Terre di Siena e su quali scenari la attendono.

Il tema dell'incontro, organizzato dal Consorzio volontario fitosanitario di Siena in collaborazione con il Consorzio di tutela dell'Olio Dop Terre di Siena, nell'ambito del Pif Un Filo d'oro, era già ben definito dal titolo 'Realtà e prospettive dell'olio extravergine a denominazione d'origine la Dop Terre di Siena. La tutela del prodotto a salvaguardia del territorio'.

A intervenire, sono stati l'assessore regionale all'Agricoltura Marco Remaschi, il sindaco di Montepulciano Andrea Rossi, Mauro Agnoletti dell'Università di Firenze, moderati da Sandro Capitani di Radio 1 Rai e conduttore della trasmissione 'Coltivando il Futuro'.

Aumentare il valore delle produzioni è stato una delle necessità principali che sono emerse dalla discussione. Una necessità prioritaria per dare un'equa remunerazione ai produttori senesi, ed evitare quindi l'abbandono degli oliveti e quindi di snaturare le caratteristiche del paesaggio toscano.

Negli ultimi anni infatti si è dovuto fare i conti con un calo drastico di produzione. Dal 2014 ad oggi tra attacchi della mosca delle olive, siccità e gelate, la produzione è arrivata a 20mila litri annui, rispetto ai 40mila a cui si arrivava in media fino a quattro anni fa.

Un calo di produzione che ha portato anche un abbandono degli oliveti, un aspetto, che come ha dichiarato Avisiano Maccari, presidente del Consorzio Dop Terre di Siena, è preoccupante dal punto di vista economico ma anche da quello paesaggistico.

Una situazione che provoca anche la perdita di valori economici e sociali: le diminuite produzioni, infatti, mettono in crisi anche le strutture di trasformazione, che hanno sempre meno prodotto, con ricadute sui posti di lavoro non indifferenti e con la perdita di tradizioni e valori culturali.

Per far fronte a questa situazione il Consorzio sta portando avanti strategie che diano nuove redditività alla coltura dando sempre maggiore valore al prodotto, come ha detto il direttore Marco Castellani.

Altra problematica da superare è la frammentarietà della produzione per avere numeri importanti per affrontare i mercati, soprattutto esteri. Per questo, secondo Castellani, è necessario concentrare i lotti di produzione e fare massa critica.

"Se il produttore riesce a piazzare sul mercato un prodotto di eccellenza ad un prezzo remunerativo - ha concluso il presidente Maccari - è possibile innescare un meccanismo virtuoso positivo, in grado di invertire la tendenza" e per questo serve anche la sensibilizzazione delle istituzioni.

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