Etichettatura, la decisione di Bruxelles

Approvato un regolamento Ue sull'indicazione dell'origine dell'ingrediente principale degli alimenti. Conseguenze per le norme nazionali già in vigore e critiche delle principali associazioni italiane

Alessio Pisanò di Alessio Pisanò

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Il nuovo regolamento non si applicherà ai prodotti Dop, Igp e Stg e a quelli a marchio registrato
Fonte foto: © gpointstudio - Fotolia

Paesi Ue approvano un nuovo regolamento esecutivo Ue sull'indicazione in etichetta dell'origine dell'ingrediente principale degli alimenti. Non si applicherà ai Dop, Igp e Stg e marchi registrati. Restano illesi i prodotti cosiddetti 'italian sounding'.
Resta da valutare l'impatto che l'approvazione avrà sui decreti sull'origine degli alimenti già in vigore in alcuni paesi Ue, come Francia e Italia.
 

Origine dell'ingrediente principale

Il regolamento specifica le modalità con cui i produttori dovranno fornire le informazioni sull'origine del prodotto non limitandosi solo ad indicare la provenienza dell'alimento, ma anche esplicitando quello del suo ingrediente primario, che non sempre coincidono con il primo.

Il regolamento è stato approvato a larga maggioranza - astensione solo della Germania e del Lussemburgo - in sede di comitato di esperti agricoli nazionali riuniti in seno alla Commissione europea.

Le modifiche apportate al regolamento Ue entreranno in vigore direttamente nell'aprile del 2020. Restano tuttavia da verificare le conseguenze sulle normative nazionali già in vigore.
 

Il caso della pasta e del riso

Nel caso della pasta il cui ingrediente principale è il grano, dovranno essere specificati i paesi in cui questo viene coltivato e il paese di molitura. Le diciture a questo riguardo, potranno essere tre: "paesi Ue", "paesi non Ue" e "paesi Ue e non Ue". Altro esempio, se il grano duro è coltivato per almeno il 50% in un solo paese, si potrà dire per esempio "Italia e altri paesi Ue e/o non Ue".

Nel caso del riso, bisognerà indicare il paese di coltivazione, di lavorazione e di confezionamento. Il regolamento lascia tuttavia ampia flessibilità sulla portata geografica del riferimento all'origine ai diversi paesi Ue.
 

Consumatore più informato

L'obiettivo di questo nuovo regolamento sarà quello di rendere i consumatori più consapevoli sull'origine delle farine e delle diverse qualità di riso. Ad esempio: se un pacco di pasta viene lavorato in Italia ma ha il grano proveniente dal Canada, questo dovrà essere indicato nell'etichetta. Così sarà per tutti gli alimenti.
 

Proteggere le coltivazioni europee

I prodotti non europei, provenienti spesso da paesi in via di sviluppo, sono favoriti da accordi che permettono importazioni in Ue di quantità illimitate, come nel caso del riso dal Sud Est asiatico. Questi accordi commerciali hanno provocato un abbassamento dei prezzi europei, come nel caso del grano e riso.
 

Eccezioni: Dop, Igp e Stg e marchi registrati

Le clausole del regolamento prevedono che questo non si applica ai prodotti Dop, Igp e Stg e nemmeno a quelli a marchio registrato. Questa piccola clausola contiene di per sé molte conseguenze: ci sono molte aziende che, per esempio, hanno un marchio registrato che ha un vago richiamo all'Italia ma che italiano non è (il cosiddetto "italian sounding", il falso cibo italiano).
 

10 miliardi di fatturazione 'italian sounding' nel mondo

La pratica dell'italian sounding, colpisce moltissimi prodotti: dai formaggi ai salumi fino ai prodotti ortofrutticoli. Nel libro "La tavola degli inganni" di Coldiretti, è segnalato che sei prodotti italiani alimentari su dieci tra quelli in vendita sul mercato internazionale sono il risultato dell'agro-pirateria che sul falso made in Italy fattura 60 miliardi di euro nel mondo.

Con l'entrata in vigore di questo regolamento, questi prodotti verranno esentati dall'etichetta sulla provenienza dell'ingrediente primario, fattore che avrebbe potuto aiutare lo smascheramento di questi falsi prodotti italiani molto presenti nei supermercati di tutto il mondo.
 

Critiche del Codacons: poca trasparenza

Secondo il presidente della Codacons, Carlo Rienzi, questo regolamento rappresenta un passo indietro molto pericoloso sul fronte della trasparenza alimentare.

"Le norme lasciano ampi margini agli operatori del settore e introducono una flessibilità eccessiva che impedirà ai cittadini di conoscere la reale provenienza delle materie prime al momento dell'acquisto per una moltitudine di prodotti". Secondo Rienzi, "ciò che realmente serviva era un regolamento rigido, sulla scorta della normativa introdotta di recente in Italia per pasta, riso, formaggi, ecc., che obbligasse in modo certo e definitivo i produttori ad indicare il paese di origine delle materie prime".
 

Opposizione Coldiretti: petizione contro regolamento

L'associazione Coldiretti - Confederazione dei coltivatori diretti - promette una raccolta firme contro il nuovo regolamento.
"L'Ue ha perso l'occasione per combattere il 'fake a tavola' con un'etichetta trasparente che indichi obbligatoriamente l'origine degli ingredienti impiegati in tutti gli alimenti", tuona l'associazione degli agricoltori, "il provvedimento lascia spazio a margini di incertezza interpretativa costituendo l'occasione per promuovere molteplici contenziosi".
 

Cia, Assolatte, Federalimentare e Confcommercio

Gli agricoltori della Cia hanno dichiarato che "il regolamento non apporta un chiarimento lineare sulla faccenda e che quindi apre la possibilità di adottare comportamenti scorretti".

Più positivo il commento di Assolatte che esplicita la necessità di superare le singole norme nazionali in materia.
Reazione simile di Federalimentare e Confcommercio i quali chiedevano in corso d'opera, un'approvazione quanto più rapida possibile del testo di legge.

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